Zen, lo sfacelo che non guardiamo

Cosa succede allo Zen, quando non guardiamo FOTO

Zen
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite
:
quando cercherai
una notizia, ci troverai.
AGGIUNGI
Un quartiere abbandonato

PALERMO- A non molti passi dall’istituto comprensivo ‘Giovanni Falcone’ – nel cuore del cosiddetto Zen 2 – la discarica si mostra imponente, temibile, invalicabile. Con la macchina, quasi non ci si passa. Masserizie di ogni tipo giacciono, accatastate, insieme ai bei discorsi. Verrà uno Zen migliore grazie agli interventi in cantiere, sponsorizzati dalla politica che sponsorizza anche se stessa? L’impegno è stato preso. Intanto, il presente di questo venerdì 31 luglio rivela le istantanee di un abbandono.

Rifiuti, bambini, sporcizia

Il cumulo di munnizza, vicino alla scuola, non può essere sorto in una sola notte, né in pochi giorni. Questo lo scriviamo per stroncare sul nascere il facile alibi dell’inciviltà endemica dei palermitani. Che gli incivili facciano danni ovunque nessuno può nasconderlo. Ma la discarica che blocca il passaggio, invadendo la carreggiata, è l’evidente frutto di giorni e giorni, di settimane e settimane di noncuranza.

Intorno ci sono bambini che giocano in mezzo alla munnizza. Per loro quel paesaggio ha il volto della normalità. Non è uno scandalo, né una cosa insolita. Ci vivono. Bambini a torso nudo, bambini con una magliettina addosso si rincorrono nella canicola di una metà mattina. Bambini che finiscono in tutte le retoriche, ma adesso sono soli, nello sfacelo. Soli, senza nemmeno una parola di consolazione, un orizzonte di gloria, una mezza bugia.

Pure nei viali intorno alla chiesa, la sporcizia regna sovrana. Pezzi di plastica in disuso, sacchetti, erbacce. Il quartiere, in quella zona, non è ripulito da chissà quanto tempo. L’inciviltà non c’entra.

I controlli e i caroselli

Altra istantanea. Qualche giorno prima, ancora davanti alla chiesa. Una pattuglia controlla alcuni ragazzi in motorino. Una situazione normale, di routine. Il fatto provoca alcune reazioni. Nella piazzetta tanti si allontanano, come se niente fosse, come se quella distanza non avesse legami con l’apparizione delle forze dell’ordine.

Contemporaneamente, altri ragazzini in motorino inscenano una sorta di carosello vorticoso. Non sono ravvicinatissimi, ma ci sono. Passano a tutta velocità, tra marciapiedi e strada, in senso circolare, impennano, qualcuno urla. Al cronista che si trovava lì e osservava, tutto è sembrato confluire in una sorta di palpabile rivendicazione del territorio. Magari ci saranno altre spiegazioni. Però, l’impressione fortissima rimandava a un rito di possesso nei confronti di quella pattuglia che si era ‘permessa’ di compiere il suo non semplice dovere.

Lo Zen e i fantasmi

Lo Zen è vittima (anche) dei fantasmi, delle retoriche. Lo Zen è pure carnefice di se stesso, nelle omertà e nei silenzi. Molti guai nascono da una narrazione distorta, fra gli estremi del vittimismo perpetuo e della condanna generalizzata, senza appello.

Leggi anche

Colpire Lidl e McDonald’s perché “se non facciamo danno non entrano cash”

Blitz tra i padiglioni dello Zen: ritrovate armi e pezzi di auto

Le parole irricevibili del ministro Nordio

Per conoscerlo meglio sarebbe sufficiente andarci ogni tanto a prendere un caffè, a parlare con le persone, e si eviterebbero discorsi aleatori, chiacchiere basate sui miraggi, cogliendo la dimensione quotidiana di un pezzo di città desolato che non smette di gridare. Che continua a esistere, a soffrire, a chiedere normalità, pure quando non lo guardiamo o non ci sono elezioni in vista.

Scrivi a direttore@livesicilia.it


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI