Lo spirito del centrodestra presente, lo spirito del centrodestra passato, lo spirito del centrodestra futuro si intrecciano sul cammino per la candidatura alla Presidenza della Regione. Non è un ‘Canto di Natale’, perché c’è assai poco di dickensiano nella disfida interna. Eppure, in forma di sogno, con il timore dell’incubo, gli spiriti del centrodestra, verosimilmente, visitano, di tanto in tanto, i sonni dei candidabili. E non solo.
Le fibrillazioni della coalizione
Le fibrillazioni della coalizione, con l’approssimarsi della sfida elettorale, scorrono, carsicamente, per riemergere all’improvviso. Così, quando il commissario siciliano di Forza Italia, Nino Minardo, ha cambiato residenza, per insediarsi nella sua Modica, c’è chi ha visto nel semplice atto la conferma del sospetto di una candidatura, con la premessa di un necessario requisito formale.
Abbiamo raccontato lo psicodramma, di nessuna valenza politica, con l’aggiunta successiva di una nota dello stesso Minardo, perché ci interessava cogliere il sussulto. Se basta una differenza – diciamo – urbanistica per sollecitare telefonate accorate, suscitando tremori o speranze, a seconda del punto di vista, è evidente che il centrodestra siciliano ha raggiunto la fase di cottura.
Una poltrona per tre
La questione è matematicamente assodata. La poltrona per la candidatura è una, quanti saranno i partecipanti? Noi ci concentriamo sul numero tre, con la terza ed eventuale opzione che è una incognita. Qualcosa avremmo intuito, ma siccome si tratta dei classici sussurri confessionali, siamo pronti a giurare che sono stati gli spiriti del centrodestra a venirici in sogno, per suggerire le ipotesi.

Schifani: pro e contro
Il presidente della Regione, Renato Schifani, assiso nel presente, vuole fermamente il bis. E’ certo di avere ben governato, è convinto che serva un doppio mandato, per concludere una parabola presidenziale. Molti numeri sono dalla sua parte, soprattutto nel riordino dei conti. E’ il mantra dei simpatizzanti.
Gli antipatizzanti sottraggono valenza alla matematica e insistono sul contesto: la questione morale (che, però, è un dato complessivo), la sanità… I tanti problemi della Sicilia deporrebbero per un giudizio negativo.
I numeri sono certamente numeri, cioè inoppugnabili. Tuttavia valgono pure i significati che gli si attribuiscono, per analisi coerente o per interesse.

Mulè: pro e contro
Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, avrebbe fissato Palazzo d’Orleans, guardando al futuro, come un suo obiettivo. I simpatizzanti insistono sulle indubbie carte in regola. Mulè è un politico brillante. Oltretutto, la presidenza della Regione sarebbe un traguardo suggerito dalla voglia di fare qualcosa per la Sicilia, visto che, finora, non gli è andata malissimo. Questo sostengono i tifosi.
Gli antipatizzanti battono sul tasto della scarsa conoscenza reciproca fra il candidabile e il territorio. Il vicepresidente forzista non conoscerebbe, palmo a palmo, la Sicilia geografico-politica e non sarebbe da tutti (ri)conosciuto. Ardua impresa vincere in una corsa dove conta il radicamento. Questo riferiscono i dubbiosi-contrari.
Chi è il Candidato X
Nessuno ha certezze in tasca. Ma si sbaglierebbe, pensando a un derby forzista per la candidatura a Palazzo d’Orleans. Fratelli d’Italia è lì, prontissima a sfruttare i dissidi di Forza Italia, per farsi avanti. Con chi? Gli spiriti politici consigliano di sfruculiare il passato.
C’è Nello Musumeci, già governatore, in un periodo difficilissimo, con il Covid a imperversare. Non è un mistero: l’attuale ministro ha vissuto male la mancanza di un ipotetico bis. C’è il suo ex assessore alla Sanità, Ruggero Razza. Entrambi smentiscono, smentirebbero e smentiranno: fa parte del gioco. Eppure, qualcuno giura che sarà uno dei due – se si presentasse l’occasione – il Mister X meloniano.

Gli altri nomi
Altri? L’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, e la capogruppo in Commissione Giustizia, Carolina Varchi, vengono indicati en passant come nomi da non sottovalutare, tra i meloniani. Tra i forzisti qualche sussurro invita a volgere lo sguardo verso l’assessore alle Infrastrutture, Edy Tamajo.
Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, è considerato aggregato alla coalizione, nella categoria non presidenziabili. Come lo ‘gestisci’ – si mormora – il Palazzo con Cateno sulla somma poltrona?
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Ecco cosa suggeriscono gli spiriti del centrodestra, rigorosamente senza nome, né cognome. Da qui alle elezioni sarà un lungo racconto tra presente, passato e futuro.
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