“Migliora la situazione degli invasi siciliani rispetto all’anno scorso: sulla base dei dati pubblicati dall’Autorità di bacino della Presidenza della Regione, all’ 1° agosto 2026 si registra un dato di 500,71 milioni di metri cubi, a fronte dei 311,42 milioni dell’ 1° agosto 2025, con un saldo positivo di 189,29 milioni”.
Si legge in una nota della Regione siciliana che riferisce i dati lordi sull’acqua presente nelle dighe dell’isola. “Anche lo scarto del 2026 rispetto al 2025 dell’acqua invasata è risultato superiore al 60 per cento, mentre nel 2025 rispetto al 2024 era del +37 per cento. Inoltre, è sostanzialmente in linea con il precedente anno 2025 lo scarto del mese di agosto con quello di luglio, a conferma di un andamento pressoché analogo delle due annate”, spiegano.
“Sempre raffrontando il 1° agosto 2026 con il 1° agosto 2025, la situazione dei principali invasi della Sicilia appare notevolmente migliorata: il Poma fa registrare 51,57 Mmc nel 2026 rispetto ai 22,65 Mmc del 2025; l’Arancio ha un volume di 14,56 Mmc/2026 rispetto ai 5,83 Mmc/2025; il Rosamarina ha un volume di 59,45 Mmc/2026 rispetto ai 21,03 Mmc/2025″, spiega. “Gli importanti investimenti effettuati negli ultimi anni dal governo Schifani in materia di riduzione delle perdite, digitalizzazione e distrettualizzazione delle reti, controllo e gestione da remoto, eliminazione delle perdite e riefficientamento dei sistemi sugli invasi e sulle reti di adduzione e distribuzione stanno consentendo il graduale ma significativo miglioramento della situazione”, prosegue la nota.
“Nei prossimi giorni verrà convocata dall’Autorità di bacino una nuova seduta dell’Osservatorio per continuare a monitorare l’andamento degli utilizzi che quest’anno hanno consentito, come nel caso degli invasi Ancipa, Castello, Garcia, Poma, Rosamarina e Ragoleto, di soddisfare le fondamentali esigenze del mondo agricolo, in discontinuità con gli anni precedenti: nel 2024 e nel 2025, infatti, in tutti gli invasi ad uso plurimo l’utilizzo agricolo era stato particolarmente penalizzato se non addirittura inibito”, conclude.

