Palermo, non si trovano cassaforte e kalashnikov del boss Verga

La squadraccia del boss Verga: neanche l’ombra di cassaforte e kalashnikov

Verga
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite
:
quando cercherai
una notizia, ci troverai.
AGGIUNGI
Nuove perquisizioni senza esito

PALERMO – L’ultima perquisizione è di pochi giorni fa. I carabinieri sono andati nella villetta di Carini dove sono detenuti agli arresti domiciliari i genitori di Salvatore Verga, il capo della squadraccia del pizzo che ordinava attentati ai danni di commercianti e imprenditori.

Niente da fare. Non c’erano né soldi, né armi. Gli interrogativi sull’arsenale e la cassaforte restano aperti, assieme al terzo: c’è qualcuno, più in alto, nella gerarchia mafiosa del mandamento di San Lorenzo che lo ha autorizzato?

41 bis
Il boss Salvatore Verga

“Gli devi dire che io voglio parlare con lui. Si fa una scheda, devo parlare con lui. La mamma ha le cose scritte, leggiti il foglietto e glielo fai leggere a lui”, diceva Salvatore Verga al padre Gaetano finito agli arresti domiciliari assieme alla moglie Maria Claudino.

Verga, oggi al 41 bis a L’Aquila, era detenuto a Trani quando usava i cellulari per impartire le direttive ai picciotti dello Zen e della Marinella. La Procura di Palermo sta analizzando il contenuto di nove telefonini.

Nelle conversazioni recuperate dagli investigatori, coordinati dai pubblici ministeri Giovanni Antoci e Andrea Fusco, si parla di un giro di denaro enorme. “Gli deve dare 14 perché non c’è andato?”; “A parte ci deve dare un 20 e un 29 all’amico mio per chiudere il conto… tutto quello rimane sono i 35 miei”. Nessun dubbio: parlava di miglia di euro.

Verga, che nella chat usava l’emoticon di una bomba per identificarsi, faceva riferimento a kalashnikov e fucili a pompa. Qualcuno su sua indicazione doveva metterli in una valigetta.

Matteo Salamone, anche lui arrestato nel blitz, una volta spiegava: “Ora gli dico a ‘bomba atomica’ di darmi il ‘Pocket coffee’”. Altro non era che il kalashnikov che gli serviva per zittire qualcuno che aveva messo in giro una brutta storia di donne e amanti che lo riguardava.

Il neo collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino descrivendo Verga come “un pazzo criminale e megalomane” ha raccontato di avere saputo che Verga ha comprato delle armi in Puglia grazie a degli agganci conosciuti in carcere. Finora sono state trovate due bombe a mano, ma dei kalashnikov non c’è traccia.

D’Agostino ha tirato in ballo una misteriosa donna che vive nel quartiere Arenella che potrebbe avere avuto il compito delicatissimo di custodire le armi. Ed è sempre il neo pentito nei verbali a raccontare di una cassaforte piena di soldi.

Infine, il livello superiore. Qualcuno ha incaricato Verga di seminare il panico? Un boss libero oppure detenuto? Dopo gli arresti la squadra del pizzo si è fermata, ma la tensione resta alta tenuto conto dell’elevato numero dei componenti ancora a piede libero. Su di loro si concentra il lavoro coordinato dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI