CATANIA – “A Catania è boom di nuove attività commerciali aperte senza regole. Un fenomeno incontrollato che sta mettendo in ginocchio commercianti e imprenditori locali”. È quanto denuncia la CIDEC Catania, che chiede maggiori controlli sulle nuove aperture.
“Dove sono i controlli? Ai nostri iscritti fanno multe per un’insegna o per un tavolino fuori posto, o per una tenda che sporge troppo, poi vediamo decine di negozi che aprono uno dopo l’altro, tutti uguali, senza che nessuno verifichi nulla. Così chi rispetta la legge chiude”, denuncia Lorenzo Costanzo, segretario della CIDEC.
Per l’associazione si tratta di “concorrenza sleale”, legata, secondo la denuncia, al mancato rispetto di norme igienico-sanitarie, sicurezza, contratti di lavoro, fisco, orari e regole commerciali. “Chi rispetta le regole ha costi doppi e tripli e non può competere”, sostiene la CIDEC.
“Non è razzismo, è diritto alla legalità. Difendiamo tutte le imprese regolari, italiane o straniere, che rispettano le regole, che pagano tasse e contributi. Ma chi apre senza rispettare le regole va fermato subito”, afferma Costanzo.
La CIDEC chiede “controlli immediati” da parte di Comune, Asp, Ispettorato del Lavoro e Agenzia delle Entrate, oltre alla verifica di licenze, HACCP, sicurezza e regolarità dei contratti. L’associazione chiede inoltre uno stop a quella che definisce “apertura selvaggia di attività tutte uguali”.
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“Basta due pesi e due misure. Vogliamo regole uguali per tutti. Altrimenti a Catania resteranno aperte solo attività irregolari e le imprese storiche chiuderanno”, conclude Costanzo.
Il segretario della CIDEC Catania sostiene inoltre che “solo in centro storico ci sono circa 80 negozi tutti con la stessa linea di vendita commerciale”, dalle calamite alle bibite fino alla vendita di bottiglie di liquori. “In via Umberto circa 20 negozi, in via Etnea circa 15, al viale XX Settembre altri 15 e così via. Come mai tutti questi negozi? Vogliamo capire cosa ci sia dietro questa ‘giostra impazzita’ di licenze a pioggia senza poi eseguire un controllo alcuno e incoraggiando quindi il perpetuarsi di nuove aperture e di altre illegalità. Tutto a discapito dei negozi storici di quartiere che inevitabilmente soccombono e chiudono”.




