PALERMO – È un importante tassello investigativo nel giallo del biglietto consegnato la mattina che appiccarono l’incendio al deposito di Sicily by Car in via San Lorenzo, a Palermo. C’è un collegamento diretto con la disponibilità di armi da parte del gruppo di Salvatore Verga.

L’attentato a Sicily By Car
La notte dell’11 giugno le fiamme distruggono undici macchine e l’impianto fotovoltaico di Sicily By Car. Il deposito è lo stesso perso di mira da una sventagliata di kalashnikov nel precedente mese di marzo. Danni per 250 mila euro, che si aggiungono ad altri 250 mila provocati dalle fiamme appiccate a fine maggio nella sede di Villagrazia di Carini.
Il mistero del biglietto
Come ha ricostruito LiveSicilia, poche ore dopo l’attentato un dipendente nota una donna avvicinarsi ad una delle poche macchine risparmiate dal fuoco. Lascia sul parabrezza un biglietto scritto a mano con i nomi di tre “persone brutte” e il riferimento preciso ad un luogo, un indirizzo.
Gli arresti e le bombe a mano
Chi ha lasciato il biglietto non è stato identificato. Il giorno che arrestarono i picciotti assoldati per gli attentati da Salvatore Verga, i carabinieri hanno fatto una perquisizione a casa di un uomo, dove hanno trovato due bombe a mano. Il suo nome è fra i tre citati nel pizzino lasciato dalla persona misteriosa sul parabrezza.
Gli ordigni fanno parte dell’arsenale di Verga, che nella chat usava l’emoticon di una bomba per identificarsi, non ancora ritrovato: il boss nelle sue conversazioni al cellulare mentre era detenuto faceva riferimento ai kalashnikov, pistole e fucili a pompa.
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I nodi ancora da sciogliere
Ci sono altri due episodi da decifrare nelle indagini sulla squadra del pizzo. La mattina del 6 giugno, dunque cinque giorni prima del terzo raid a Sicly by Car il ragazzo delle consegne di un bar si presentò nel deposito di via San Lorenzo. Qualcuno aveva ordinato rosticceria e Coca Cola. Peccato che non fosse nessuno degli impiegati di Sicily by Car. I dipendenti rifiutarono la consegna.
Infine c’è la storia di un’ex impiegata “parente dei Lo Piccolo” che aveva avuto una relazione con l’addetto ai sistemi di vigilanza della Sicily by Car. Quando il patron Tommaso Dragotto lo seppe la allontanò dalla società.



