PALERMO – C’è un dettaglio inquietante finora rimasto inedito. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno trovato e sequestrato due bombe a mano il giorno del blitz che nelle scorse settimane ha portato in carcere la squadra dei picciotti del pizzo del mandamento di San Lorenzo.
Dopo i raid incendiari e le sventagliate di kalashnikov qualcuno pensava di utilizzarle per alzare ancor di più il livello della tensione?
Gli investigatori, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo, stanno cercando l’arsenale a cui faceva esplicito riferimento Salvatore Verga, mandante degli attentati, nelle conversazioni dal carcere di Trani (ora è stato trasferito a Oristano).

Verga, che nella chat usava l’emoticon di una bomba per identificarsi, faceva riferimento ai kalashnikov nascosti chissà dove assieme a pistole e fucili a pompa. Qualcuno su sua indicazione doveva metterli in una valigetta.
Matteo Salamone, anche lui arrestato nel blitz, una volta spiegava: “Ora gli dico a ‘bomba atomica’ di darmi il ‘Pocket coffee'”. Altro non era che il kalashnikov che gli serviva per zittire qualcuno che aveva messo in giro una brutta storia di donne e amanti che lo riguardava.
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Il neo collaboratore di giustizia Alessio D’Agostino descrivendo Verga come “un pazzo criminale e megalomane” ha raccontato di avere saputo che Verga ha comprato delle armi in Puglia grazie a degli agganci conosciuti in carcere. Le armi servirebbero non solo al mandamento di San Lorenzo, ma Verga potrebbe anche gestire un mercato nero.
Di sicuro i kalashnikov sono stati usati in città. La stessa cosa avrebbe potuto ripetersi con le bombe a mano che sono state trovate a casa di uno degli indagati dell’ultima inchiesta. Di più non trapela.




