Palermo, truffa: la suora rischia il processo, ma c'è chi la difende

“La suora ha truffato i fedeli”: chiesto il processo, ma c’è chi la difende

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Le accuse della Procura e la petizione in sua difesa

PALERMO – La Procura della Repubblica chiede il rinvio a giudizio per truffa di suor Antonina Cataldo, madre superiora dell’istituto “Sorelle missionarie della Misericordia” di Carini. Rischia il processo anche la sua più fidata collaboratrice, Giuseppa Cardinale.

Una petizione per la suora

Nel frattempo, però, c’è chi continua a credere che sia innocente e abbia solo fatto del bene. In tanti hanno sottoscritto una petizione in sua difesa. In caso di processo è lecito attendersi che la difesa presenterà una lunghissima lista di testimoni pronti a difendere la suora in aula.

Il pubblico ministero Maurizio Bonaccorso al contrario ritiene che l’ottantottenne suora abbia raggirato alcuni fedeli. Erano impauriti e convinti che servisse il suo aiuto per espiare peccati ed evitare punizioni divine o la sua intercessione per ottenere grazie.

In nove, fra uomini e donne, sarebbero stati truffati. La cifra complessiva del presunto raggiro supera i 210 mila euro, fra soldie immobili. E poi ci sono gli acquisti di cibo e capi di abbigliamento.

Il racconto dei fedeli

Nel fascicolo dell’inchiesta ci sono le testimonianze delle presunte vittime. La gente diceva che “madre Antonina aveva dei carismi particolari (parlava con il Signore, aveva delle apparizioni, etc.) – ha raccontato una donna -. Con il tempo la mia partecipazione è stata sempre più assidua. Oltre a frequentare giornalmente l’Istituto, con la mia autovettura accompagnavo personalmente madre Antonina quando lei doveva espletare incombenze di varia natura (sia religiosa che personale, quali fare acquisiti di capi di abbigliamento o di generi alimentari). Di fatto sono diventata la principale collaboratrice di madre Antonina”.

“Dovevo accettare la volontà di Dio”

Un legame profondo: “Lei diceva anche che avrei dovuto lasciare tutto e diventare suora in modo tale da potere portare avanti l’Istituto”.

Anche se i”o non ero del tutto convinta (non avevo questa vocazione) ma madre Antonina continuava a dirmi che non accettando la volontà di Dio avrei attirato le sue ire e che ne avrei subito le conseguenze”.

Era come stordita: “Ero terrorizzata perché madre Antonina mi diceva anche che il Signore mi avrebbe fatto ammalare oppure mandato delle disgrazie, soprattutto se avessi avuto l’idea di sposarmi. Mi disse che se ancora avessi chiesto la grazia del matrimonio il Signore la aveva detto che mi avrebbe portato in cielo.

Solamente a febbraio del 2023, grazie all’intervento del vescovo di Monreale, ho capito che tutto quello che nel corso degli anni mi aveva detto madre Antonina era solo una grande menzogna e che, di fatto, ero stata plagiata da lei”.

“Caduti nella rete della truffa della suora”

Non sarebbe stata la sola persona “caduta nella rete” della suora: “Con il senno di poi mi sono resa conto che madre Antonina utilizzava lo stesso metodo con tutti, ossia paventando dei rapporti diretti con il Signore o altre divinità riusciva ad ottenere ingenti somme di denaro o utilità di varia natura (abbigliamento, prestazioni d’opera, generi alimentari, etc.)”.

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Il denaro, una suora che accusa la madre superiora e l’ombra della talpa

“Ho assistito personalmente a tantissime occasioni durante le quali le persone consegnavano del denaro e oggetti preziosi a madre Antonina – ha aggiunto – In molti casi non si trattava di offerte ma di vere e proprie pretese; madre Antonina minacciava le persone che se non avessero consegnato il denaro avrebbero avuto delle gravi conseguenze da parte di Dio (malattie, perdita del lavoro, interruzione del matrimonio, etc.)”.

Il difensore, l’avvocato Bartolomeo Parrino, ha sempre contestato le accuse: “Non si comprende perché mai una suora che ha donato tutta la sua vita e i tutti i suoi averi, compreso il luogo della missione (che è stata soppressa dal Vaticano, ndr), che valgono molto di più, debba appropriarsi di 200 mila euro”, spiega il legale. Adesso la parola passa al giudice per l’udienza preliminare che dovrà decidere se rinviare a giudizio o prosciogliere la suora.


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