PALERMO – Un comitato che “coordini” l’attività del Partito democratico siciliano, oppure un commissario inviato da Roma che decida di formare attorno a sé una cabina di regia in grado di traghettare i dem alle sfide elettorali del 2027. Passerà da queste due strade, che alla fine convergono, il futuro del Pd siciliano dopo le dimissioni di Anthony Barbagallo.
Le dimissioni di Barbagallo ‘sminano’ il terreno
Un addio, quello del segretario che era stato rieletto nel giugno 2025 tra le proteste di una parte del partito, che in un colpo solo ha avuto l’effetto di individuare e aggirare le due mine piazzate dagli avversari interni. Sia la decisione della Commissione nazionale di garanzia dem su ricorsi presentati contro la rielezione del 2025, che l’udienza presso il Tribunale di Palermo per le presunte anomalie nell’iter del congresso che aveva poi condotto al Barbagallo bis, non hanno più senso per cessazione della materia del contendere.

L’addio di Barbagallo, le reazioni in casa Pd
L’opposizione interna a Barbagallo, che era alla guida del Pd da sei anni e mezzo, fa notare la tempistica delle dimissioni del segretario rispetto alle scadenze dei garanti e del Tribunale di Palermo, mentre dall’altra parte c’è chi, come il deputato Nello Dipasquale, rende onore al merito: “La scelta di Anthony Barbagallo di rimettere il proprio mandato nelle mani della segreteria nazionale è un grande gesto di disponibilità, responsabilità e maturità politica – dice -. Un gesto che merita rispetto e riconoscenza, così come il lavoro svolto in questi sette anni alla guida del Pd siciliano”.
Pd al bivio
A questo punto, però, la segreteria nazionale deve capire come affrontare le prossime sfide: fra tutte quella interna al campo largo. Gli alleati del Pd attendono ancora il nome dei dem per la corsa a portabandiera della coalizione. Barbagallo si era impegnato a nome del Pd a formulare una proposta, ora la palla passa a chi verrà dopo di lui.
I riflettori sono puntati sul Nazareno. Si attende un segnale da Elly Schlein, che al partito siciliano aveva chiesto compattezza. L’obiettivo, come ammesso dallo stesso segretario nella sua lettera di addio, non è stato ancora raggiunto e ora occorre accelerare. Anche per questo motivo viene esclusa l’idea di un congresso che dilaterebbe i tempi rendendo il percorso insostenibile.

Pd, testa all’immediato futuro
“Bisogna fare presto”, sussurra un autorevole esponente del partito, anche perché “le grandi manovre nel campo avverso sono già iniziate”. Ne prende atto anche il responsabile Organizzazione della segreteria nazionale, Igor Taruffi, secondo cui “è necessario affrontare i prossimi passi con rapidità e decisione” e “sarà pertanto nostro compito – aggiunge – indicare una soluzione la più autorevole possibile già nei prossimi giorni”. Il suo omologo in Sicilia, Sergio Lima, annuncia che il partito siciliano, “con l’aiuto della segreteria nazionale”, avrà “degli assetti” che dovrebbero consentirgli di “svolgere al meglio” il ruolo che gli compete.
Dall’area Bonaccini, contraria a Barbagallo è il capogruppo del Pd all’Ars, Michele Catanzaro, a parlare per tutti: “Siamo pronti a sostenere le iniziative che la segreteria nazionale indicherà per aprire una nuova fase politica affrontando insieme le sfide future”, dice in un comunicato proiettato interamente al futuro nel quale il segretario uscente e le sue dimissioni non vengono mai citati.

L’ipotesi della cabina di regia dem
Resta da capire se il fronte degli oltranzisti resterà compatto di fronte alle scelte della segreteria. C’è chi, infatti, continua a chiedere che Roma invii un commissario in grado di affrontare la difficile fase pre-elettorale, mentre il Nazareno sembra optare per la nascita di una cabina di regia con all’interno i rappresentanti delle varie anime del Pd siciliano.
Le due cose, in realtà, non sono inconciliabili. Anche in caso di commissariamento, infatti, il nome scelto dalla segreteria nazionale deciderà di mettere in piedi una squadra di rappresentanti del territorio per consentirgli di portare avanti la macchina al meglio delle sue possibilità. In pole ci sarebbe il responsabile Esteri dei dem Peppe Provenzano, con qualche chance anche per i non siciliani Nico Stumpo e Marco Sarracino.
A questo punto nel nascente organismo potrebbero finire l’eurodeputato Giuseppe Lupo, lo stesso Catanzaro o il deputato all’Ars Fabio Venezia. Dalla corrente opposta potrebbero essere proposti i nomi del deputato regionale Dario Safina e dell’attuale presidente del partito, Cleo Li Calzi, e non è escluso che lo stesso Barbagallo possa rientrare in gioco per questo ruolo.
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Il ruolo dell’Assemblea del partito
La seconda ipotesi, quella della cabina di regia, sembra comunque più vicina anche a quanto previsto dallo Statuto del Pd siciliano. L’atto costitutivo dei dem dell’Isola prevede che in caso di dimissioni del segretario regionale l’Assemblea del partito possa eleggere “un comitato che coordini l’attività”.
In questa fase il ‘parlamentino’ dem, che resta in piedi così come la Direzione regionale, potrebbe quindi risultare decisivo. Sarà in quell’occasione che verranno messi alla prova i nuovi eventuali equilibri interni. Se le decisioni romane creeranno dei mal di pancia in Sicilia, questi verranno fuori proprio in Assemblea.



