Quale Regione per quale Sicilia |Le idee di Pippo Russo - Live Sicilia

Quale Regione per quale Sicilia |Le idee di Pippo Russo

Il primo di una serie di incontri promossi dall'associazione 'Perchè no … qualcosa si muove', avente come protagonisti "uomini politici che hanno un ruolo di rilievo in un auspicabile ripensamento della macchina regionale". L'incontro con l'ex segretario provinciale Idv.

L'iniziativa degli attivisti
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PALERMO – Un incontro libero, tra dipendenti regionali e personalità del mondo della politica, per discutere di un “progetto di profonda riforma della burocrazia regionale” e mettere sul piatto proposte e idee innovative per “una Sicilia da cui non si deve più fuggire”. Si è svolto presso i locali della Scodaf (cooperativa di dipendenti della Regione Siciliana), in via Aleardo Aleardi a Palermo, il dibattito tematico ‘Quale Regione per quale Sicilia’. Il primo di una lunga serie di incontri promosso dall’associazione ‘Perchè no … qualcosa si muove’, avente come protagonisti “uomini politici che hanno un ruolo di rilievo in un auspicabile ripensamento della macchina regionale”. Protagonista d’eccezione, questo pomeriggio, è stato Pippo Russo, promotore dell’arena ‘Io mi arruolo’, un movimento che “vuole partire dal basso, dalle idee dei cittadini in cui dialogare in nome dell’amore per il bene comune e per una politica pulita”.

“Ho accolto con piacere l’invito – dice l’ex segretario provinciale di Idv -. Essere qui oggi è un grande passo, c’è tanta voglia di cambiare, di fare bene. Beh, di certo i problemi della nostra Isola, fortemente legati alla presenza della mafia, della cattiva politica e delle gravi condizioni economiche e sociali in cui siamo costretti a vivere non si risolvono in un batter di ciglia ma questo rappresenta un primo pasSo importante per risollevare le sorti di questa terra, troppo spesso lasciata ‘marcire’”.

Pippo Russo non ha dubbi. Il governo regionale “al di là della denuncia di tutti gli episodi di malaffare”, deve tornare ad essere un soggetto programmatore e non “un semplice dispensatore di risorse pubbliche”. Ampie critiche quando l’argomento si sposta sui tagli alla spesa “necessari e mai fatti”. “Il Parlamento regionale deve recepire il decreto Monti e dare il via a tagli ferrei e giusti sui privilegi – prosegue -, e poi deve sbracciarsi le mani e produrre. Obiettivamente, lasciatemelo dire, è un Parlamento che produce molto poco”. E sulla cosiddetta “caccia alle streghe” intrapresa dal governatore siciliano, puntualizza: “Non bisogna solo perseguire i fannulloni ma, soprattutto, valorizzare coloro che fanno bene il proprio lavoro restituendo il diritto alla carriera che, in questo momento, non è riconosciuto”. Poi corregge il tiro: “Crocetta sta operando bene per quanto riguarda i punti oscuri e i fenomeni di malaffare presenti, è vero. Il primo dovere di un governatore, però, dovrebbe essere quello di motivare i propri dipendenti e mettere a punto la macchina regionale dotandola di controlli interni e arricchendola con la valorizzazione dei lavoratori presenti, ricorrendo così il meno possibile a professionalità esterne”.

Ma non è tutto. Russo, infatti, si scaglia anche contro i sindacati rei di “non avere a cuore i problemi dei lavoratori e di non aver mai costituito un punto di riferimento unitario”. “C’è stata una nascita incessante, quasi un germogliare di sigle che non sono servite a nulla – attacca –, e non hanno saputo rappresentare una controparte credibile nei confronti dei datori di lavoro”. E così l’incontro mira ad ‘arruolare’ tutta quella gente che non vuole più donare deleghe ma intende agire in prima persona. “Il governo sta operando ma dovrebbe e potrebbe fare molto di più per far funzionare la macchina regionale – interviene Paolo Luparello, promotore dell’incontro -. Gli strumenti a disposizione sono fin troppi, ma in un anno di governo non abbiamo registrato alcuna miglioria”.

Un desiderio, infine, quello mostrato da Luparello nei confronti di “una Sicilia del futuro da donare ai nostri figli ma nella quale vorremmo vivere tutti”. “La Sicilia che vorremmo dovrebbe essere libera dal clientelismo – conclude -, una terra in cui è possibile fare impresa e mettere a disposizione della comunità il proprio talento senza ricorrere a padrini politici. Una terra in cui le istituzioni dovrebbero operare nell’interesse collettivo e non del privilegiato di turno. Solo così l’ente Regione può riacquistare valore ai nostri occhi e vogliamo immaginare e sognare che un giorno sia relmente così”.


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