"Per Lanese azioni sconvenienti |ma nessuna responsabilità penale"

“Per Lanese azioni sconvenienti |ma nessuna responsabilità penale”

“Per Lanese azioni sconvenienti |ma nessuna responsabilità penale”
Tullio Lanese ai tempi di Italia '90

Le motivazioni dell'assoluzione dell'ex arbitro messinese (nella foto ai tempi di Italia '90): “Dalla sola partecipazione a cene e a incontri” con Moggi e gli altri imputati “non può desumersi un sicuro argomento fondante la responsabilità penale”.

Le motivazioni della sentenza Calciopoli
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CATANIA – C’è un po’ di Sicilia nella sentenza definitiva di Calciopoli. Oltre a Luciano Moggi anche il messinese Tullio Lanese da qualche giorno dorme sonni più tranquilli. L’ex numero 1 dell’Associazione Italiana Arbitri, infatti, è stato assolto per effetto della decisione della Cassazione di rigettare il ricorso presentato dalla Procura Genarale di Napoli. Diventa, dunque, esecutiva la sentenza di secondo grado che lo aveva assolto. Un verdetto quello della Corte d’Appello di Napoli che aveva ribaltato la condanna a due anni (pena sospesa) con rito abbreviato del 2009.
I giudici napoletani hanno ritenuto che “dalla sola partecipazione a cene e a incontri” con Moggi e gli altri imputati “non può desumersi un sicuro argomento fondante la responsabilità penale” di Lanese. Il collegio giudicante ritiene che “in ragione della natura super partes del presidente dell’Aia” il comportamento dell’imputato sia stato “deontologicamente ed eticamente sconveniente” ma “tale condotta non assume rilevanza penale”. Lo stesso vale per l’episodio in cui Lanese intercettato mentre parla con Ingargiola al termine della partita Reggina-Juve lo rassicura con un “bravo, bravo” dopo aver saputo della decisione dell’osservatore arbitrale di non denunciare le minacce che Moggi avrebbe rivolto agli arbitri nello spogliatoio. I giudici ritengono ancora una volta che “il comportamento del presidente dell’Aia è certamente moralmente riprovevole, ma resta tuttavia difficile desumere l’adesione al sodalizio criminoso, non risultando in alcun modo utilità o vantaggi”. Aspetto, questo, evidenziato anche dal difensore di Lanese, l’avvocato Giuseppe Napoli del foro di Catania: “Nessuno ha mai preso un euro, lo dimostrano gli atti”.
Per il pg partenopeo “le motivazioni della Corte d’Appello di Napoli erano del tutto infondate” e aveva evidenziato alla Cassazione “la contraddittorietà della sentenza di secondo grado” in quanto, a suo parere, le “indagini avevano dimostrato che Tullio Lanese era un elemento determinante nel sodalizio criminale” di Moggi e company. Argomentazioni che però non hanno convinto gli ermellini che hanno rigettato l’istanza.
Nove anni di udienze e processi per l’ex arbitro messinese. Era il 2006 quando lo scandalo Calciopoli finì sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. A Tullio Lanese, all’epoca presidente dell’Aia, fu notificato un avviso di garanzia con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Immediata la decisione di dimettersi dall’incarico dopo sei anni di presidenza dell’Associazione.
“Alla lettura della sentenza Lanese ha avuto un senso di liberazione”, racconta il suo legale, Giuseppe Napoli. “È stata una vittoria a pieno titolo – aggiunge -. I giudici di Napoli avevano ben compreso il ruolo di Lanese, all’epoca presidente dell’Aia, che in quel periodo era diverso da quello attuale. Perché solo oggi ha il dovere di attenzionare e controllare sia i designatori, e quindi l’aspetto tecnico, sia l’aspetto politico–associativo. Quando Lanese era presidente aveva dei poteri limitati al secondo àmbito, mentre i poteri sui designatori erano affidati al presidente federale, che all’epoca era Carraro. Adesso Lanese spera di poter tornare a testa alta all’interno dell’Aia”.

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