PALERMO – A qualche fedelissimo il governatore ha confidato: “Quella è una mossa”. La “mossa” di Crocetta era tutta in quella nomina: Antonio Fiumefreddo assessore alle Autonomie locali. Per ventiquattr’ore. Una finta, utile a pungolare i partiti che non riuscivano a mettersi d’accordo. Una esperienza, quella del presidente di Riscossione Sicilia, di poco più breve rispetto alla precedente. Un anno e mezzo fa infatti Crocetta aveva annunciato: Antonio Fiumefreddo assessore ai Beni culturali. Dopo meno di una settimana, la retromarcia. Mentre più che una mossa, fu una finta quella di due mesi fa. Quando Crocetta, dopo l’addio di Linda Vancheri, indicò: Antonio Fiumefreddo uomo-chiave del mio governo e assessore alle Attività produttive. Ma in quell’occasione, almeno, l’annunciò non piombò dentro un comunicato stampa ufficiale con la lista dei nuovi componenti dell’ennesima giunta.
Strano destino, quello dell’avvocato catanese. Sulla soglia (e pure oltre) del governo da ormai due anni, e assessore per meno di duecento ore. Lo scotto da pagare, forse, per il fatto di essere considerato un “fedelissimo” dal presidente. Che lo scelse, nell’aprile del 2014, come assessore ai Beni culturali. Una nomina che fece insorgere soprattutto il Pd, che non voleva – un po’ un paradosso, a pensarci bene, per un partito che aveva sostenuto Lombardo nella legislatura precedente – anche per quel passato al fianco del governatore di Grammichele, che volle l’avvocato anche come Soprintendente del Teatro Bellini. Cinque giorni di polemiche e accuse, fino alla scelta di Fiumefreddo di fare un passo indietro. Con motivazioni anche un po’ inquietanti, affidate a una lettera accorata. “So bene – scrisse Fiumefreddo – che combattere Cosa Nostra, se mette a repentaglio la nostra vita, insieme e prima di tutto attenta alla nostra reputazione così da confondere ogni cosa; è un metodo vecchio – aggiunse – ma sempre in uso. Quel tipo di belva, che è il mafioso, inizia con l’adulazione dei suoi nemici ma quando si accorge di non avere presa ed allora passa ad infangare ed isolare, infine, se tutto è vano, uccide”. Non mancarono, in quell’occasione, parallelismi anche un po’ impegnativi. Erano i giorni che precedevano la Pasqua, e Fiumefreddo in qualche modo raccontò quella vicenda facendo riferimento ai giorni della Passione. Un afflato religioso subito raccolto dal presidente: “Caro Antonio, – scrisse Crocetta – conoscerti mi ha dato la possibilità di confrontarmi con le tue autenticità religiose e culturali. Mi ha dato prontezza del tuo impegno sociale contro ogni forma di criminalità organizzata e, soprattutto, di voler rilanciare una fase più intensa di quell’impegno senza avere le mani legate da lacci burocratici. Ho sofferto insieme a te in questi giorni, con la consapevolezza di vivere il dolore espiatore e catartico della Settimana santa. La sofferenza – aggiunse Crocetta – ci purifica e ci rafforza. Non potrò, per via solamente della tua indisponibilità in questo momento, averti a fianco come assessore. Ti chiedo, però, di essere disponibile a condurre insieme, nel ruolo che concorderemo, la lotta contro il malaffare e le mafie”. Amen. Dopo cinque giorni dall’annuncio, Fiumefreddo è costretto a uscire dalla giunta.
La lotta al malaffare, però, nelle intenzioni del presidente, poteva proseguire anche tra le pieghe del sottogoverno. E Fiumefreddo viene prima indicato con un ruolo di primo piano nella discussa Società patrimonio immobiliare, quindi al vertice della società Riscossione Sicilia, il gabelliere della Regione dal vertice del quale l’avvocato ha lanciato una crociata anti-evasori.
Nel frattempo, Linda Vancheri lasciava l’esecutivo. Un addio che certificava lo strappo tra il governo e un pezzo della Confindustria siciliana, quella che si ritrovava principalmente attorno alla figura di Antonello Montante. Poco male. Crocetta, dopo aver considerato per quasi tre anni la Vancheri una “intoccabile”, in poche ore sembra averla dimenticata. C’è già l’assessore pronto. Che poi non è nemmeno così lontano da un altro pezzo di Confindustria, quella che più vicina a Ivan Lo Bello. Fiumefreddo, per Crocetta, doveva essere “l’assessore-chiave” della nuova giunta, da dove avrebbe nato un nuovo impulso alle imprese siciliane. Ma nell’assessorato di via degli Emiri Fiumefreddo non entrerà mai. Il suo nome rimbalzerà a più riprese attorno alla vicenda rimpasto. Crocetta decise persino di incontrare in aeroporto gli esponenti del Psi-Megafono per chiedere loro di “caricarsi” l’assessore Fiumefreddo. Arriverà il no. Poco male anche in quel caso. Perché, mentre l’avvocato fa sapere anche tramite il giornale Sudpress di “non essere interessato” all’ingresso in giunta, il governatore piazza il nome dell’avvocato nella lista del suo Crocetta quater. Fiumefreddo alle Autonomie locali. “Una mossa” confiderà a più persone il presidente. Per convincere Raciti e Lupo a sbrigarsi, a far presto. Una indiscrezione in qualche modo confermata da ciò che accadrà nelle ore successive. Fiumefreddo ringrazia, ma rifiuta l’incarico. “Non sarebbe serio lasciare già Riscossione Sicilia”. Una posizione che evidentemente non aveva mai espresso al governatore, o che era stata ignorata da Crocetta. O, come qualche malizioso osservatore insinua, entrambi hanno giocato una parte in commedia. A Fiumefreddo è toccata quella di assessore per un giorno.
