PALERMO – A Sala d’Ercole, una settimana fa hanno raccontato la favola di una Sicilia finalmente ripartita, rinata. O quantomeno in fase di guarigione, dopo tre anni di “cura Crocetta”. A Palazzo d’Orleans, invece, pochi minuti prima era stato descritto un quadro opposto. E a mettere nero su bianco i passi indietro dell’Isola, a tracciare i contorni di un futuro nero sono stati gli stessi uffici del governatore. In poche pagine che rappresentano l’autobiografia di un disastro.
Eppure, all’Ars il presidente aveva illuminato l’Assemblea con notizie finalmente positive, di ripresa reale: “Ci sono alcune cose – ha detto durante il suo lungo intervento in occasione della presentazione del nuovo governo – dalle quali vorrei partire: un Pil che quest’anno è a più 0,4 per cento. Tenete presente che nello scenario nazionale è più dello 0,3 per cento. Non credo abbiamo fatto male. E non abbiamo fatto male, – proseguiva – se teniamo presente che dal 2007 al 2013, questa Regione ha registrato perdite annuali del due per cento l’anno e tenendo presente che nel 2014, per la prima volta dopo sette anni, smettiamo di perdere Pil. Se mi consentite – insisteva Crocetta – sono segni di ripresa, sicuramente non scontati, che ci permettono di cominciare a sperare, rispetto a un cambiamento di tendenza”.
La svolta tanto attesa. La ripresa. Peccato, però, che esattamente lo stesso giorno, poco prima di recarsi a Palazzo dei Normanni, Crocetta avesse convocato la nuova giunta. Durante quella riunione, tra le altre cose, l’esecutivo ha dato il proprio via libera al Documento di programmazione economico-finanziaria del Pac 2014-2020. Un documento che gli uffici di gabinetto del presidente della Regione hanno inoltrato alla Presidenza del consiglio dei ministri. Cosa si trova tra le pieghe di quel testo? Il quadro descritto è assai lontano dall’immagine favolistica che il presidente avrebbe consegnato poche ore dopo ai deputati regionali e all’opinione pubblica. E a raccontare la “verità” scomoda sullo stato della Regione a tre anni dall’avvento di Crocetta, come detto, sono proprio gli uffici di Palazzo d’Orleans.
“In Sicilia – si legge ad esempio – si continua a registrare il grave perdurare degli effetti della crisi, con la conseguente depressione dell’intero sistema produttivo regionale e l’inasprimento del contesto sociale”. Ma come? E la crescita? La svolta? Ancora più (drammaticamente) chiaro è il passaggio successivo: “Allo stato attuale – prosegue il documento – tra l’altro, non si registrano segnali chiari ed evidenti che lascino intravedere nel breve periodo l’inizio di una possibile ripresa”. Esattamente il contrario di quanto affermato dal presidente a Sala d’Ercole. “In particolare – si insiste – i dati e le stime più recenti evidenziano, invece, un ulteriore arretramento dell’attività economica in Sicilia”.
Il cambiamento di tendenza, insomma, raccontato dal governatore, non esiste. Stando, almeno, ai documenti presentati dagli stessi uffici del presidente. Documenti che entrano anche nel dettaglio del disastro: “Nel settore industriale si registra un’ulteriore riduzione degli investimenti e delle esportazioni anche al netto delle produzioni petrolifere”. Secondo le stime “Prometeia” citate dalla Regione “il valore aggiunto dell’industria in senso stretto in Sicilia è diminuito del 3,8% in termini reali risultando inferiore di oltre il 27% rispetto al periodo pre-crisi”. E ancora, nel 2014, si legge nel documento di Palazzo d’Orleans, “le esportazioni regionali si sono ridotte del 13,9% mentre nella media del Mezzogiorno sono diminuite solo del 4,7% a fronte di un aumento del valore nazionale parti al 2%”.
Eppure, per il presidente l’Isola sta crescendo. Persino a ritmi più veloci del resto d’Italia. Sarebbe bastato, insomma, fare una chiacchierata con i suoi più stretti collaboratori per sapere anche che, ad esempio, “il settore delle costruzioni, sempre nel 2014, continua a far registrare un forte calo del valore aggiunto. Anche il settore dei servizi – si legge sempre nel documento di Palazzo d’Orleans – ha visto il suo valore aggiunto diminuire dell’1,4% nell’ultimo anno”, mentre il valore degli investimenti si è dimezzato “nell’arco dei sette anni trascorsi”, e gli “scambi commerciali della Sicilia si ridimensionano in maniera evidente”. E per sorridere, bisogna davvero andare a cercare qualcosa nella crescita del Turismo, o addirittura nel non eccessivo crollo del mercato del lavoro. Dove si è assistito comunque a un ulteriore calo nel 2014, “in linea col dato del Mezzogiorno ma non con quanto osservato nelle altre ripartizioni d’Italia”. Dove qualche segnale di crescita, forse, si può cogliere. Qui in Sicilia, invece, fuori dall’Assemblea regionale, mondo delle favole, è tutto un disastro. E ad ammetterlo, a sua insaputa, è lo stesso presidente.

