Crocetta, il governatore | che non sa governare

Crocetta, il governatore | che non sa governare

Crocetta, il governatore | che non sa governare

Roma lo sbeffeggia, l'Ars lo mortifica, la maggioranza lo rinnega.

Tra riforme e impugnative
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PALERMO – L’ennesimo schiaffo di Roma stavolta è arrivato con un ampio preavviso. Quello della lettera del Ministero dell’Economia che ha “notificato” a Crocetta ciò che avverrà tra pochi giorni: la solita, prevedibile, ormai persino scontata impugnativa di una legge regionale. La Finanziaria, tra l’altro, da dove quasi certamente verrà “espiantata”, per poi magari essere reintrodotta dopo la revisione del governo Renzi, una nuova norma sull’Ecotassa ai Comuni. Norma che Crocetta aveva proposto, voluto, difeso anche nel dettaglio. Ad esempio, facendo scudo a difesa delle sanzioni previste dall’articolo: “Una norma che non preveda sanzioni – disse a Sala d’Ercole rispondendo alle critiche dei deputati – credete davvero che possa essere rispettata?”.

Ma proprio quei parametri sono stati “bocciati” dal Mef e presto questo giudizio potrebbe tramutarsi nell’ennesima impugnativa. Che certificherebbe, in maniera evidente, l’incapacità del presidente di governare i più importanti settori dell’amministrazione regionale. Perché quel ricorso di fronte alla Consulta, andando a memoria certi di dimenticare qualcosa, e ignorando le decine di norme cancellate nella prima parte della legislatura dal Commissario dello Stato, si aggiunge alle sonore bocciature di Palazzo Chigi della riforma delle Province, di quella dei rifiuti, dell’acqua, degli appalti, senza contare anche le precedenti impugnative su alcune norme contenute nella manovra finanziaria. Impugnative di fronte alle quali, lo ha ricordato in Aula il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone proprio per togliere ogni alibi al governo e demolire l’immagine di un esecutivo difensore dell’autonomia siciliana, Crocetta non ha mai reagito andando allo scontro dinanzi la Corte Costituzionale. Ma in modi più o meno convinti, si è sempre limitato a eseguire quanto dettato da Roma, prima in giunta, poi passando la palla al parlamento.

Ma il parlamento ormai va dritto per conto suo. Ignorando e sotto certi aspetti “mortificando” lo stesso presidente. Pochi giorni fa a Sala d’Ercole l’esempio evidente di un’Assemblea che ignora le posizioni e le disposizioni del governo. La norma in questione era quella sul contestato Irsap, l’ente prima amato e recentemente odiato da Crocetta e dal suo governo. Un’altalena di emozioni che ha ricalcato la parabola dei rapporti tra il governatore e l’ex fedelissimo Alfonso Cicero. O, per meglio dire, la curva della sintonia tra il presidente e la Confindustria siciliana. Ecco, pochi giorni fa col voto segreto il parlamento ha smontato, pezzo per pezzo, la norma voluta dal governo e illustrata in aula da Mariella Lo Bello. Mandata avanti da Crocetta, sul proscenio di Sala d’Ercole per recitare due, tre, quattro volte la parte dell’agnello sacrificale. “Come si dichiara il governo di fronte all’ipotesi di abrogare questo comma?” domandava Ardizzone. “Contrario”, rispondeva la Lo Bello. Ed ecco il parlamento cancellare due, tre, quattro volte proprio la norma difesa dall’esecutivo. Un governo al quale non corrisponde alcuna maggioranza. Anche a causa dell’incapacità dello stesso Crocetta di governare una coalizione tenuta su grazie agli umori estemporanei, agli equilibri durevoli il tempo di uno spot, alle simpatie e alle idiosincrasie del momento, alle voglie di “rivoluzione” e di “responsabilità” tra le quali questo governo non ha fatto che oscillare senza alcuna costanza. E così, ecco il risultato: un parlamento ridotto a giungla. Un mosaico di tribù eternamente in lotta. Un teatro ideale per le imboscate, che arrivano e sono più volte arrivate, grazie al fogliame di fico del voto segreto.

Segnale di una patologia che è, ovviamente, soprattutto quella di una maggioranza che, nell’includere tutto ciò che il parlamento potesse offrire in termini di storia, storie e partiti, dai cuffariani ai seguaci di Lombardo, dai berlusconiani ai deputati per caso, ha finito per frantumarsi in tante piccole enclave (il Partito democratico in questo senso meriterebbe un capitolo a parte), entro le quali far maturare i frutti del prossimo consenso, ignorando il governatore, tenuto lì solo perché condizione necessaria a garantirsi questa parentesi di potere.

E anche in questo caso, le cronache politiche degli ultimi giorni non hanno fatto altro che rendere più netti i contorni di questa tragicomica condizione. Nonostante le smentite del governatore, a sua volta smentito nella maniera più plateale da Ardizzone, Crocetta si era detto contrario all’applicazione della legge Delrio nella norma sui sindaci metropolitani. Una posizione illustrata anche nel dettaglio, pochi giorni fa, dal governatore, che ha ad esempio rivendicato la difesa dell’autonomia del parlamento siciliano contro le ingerenze di Roma. Martedì scorso, invece, quasi tutti i capigruppo di maggioranza hanno deciso di applicare la Delrio in Sicilia anche per i sindaci metropolitani. Rinnegando così il presidente. Anche se nella giungla dell’Ars le imboscate sono pronte. E nei prossimi giorni potrebbero persino capovolgere la decisione dei capigruppo. Riesumando e difendendo così la posizione del governatore grazie, magari, alle solite divisioni tra i partiti. Comunque vada, sia che l’Ars decidesse di fare per conto suo, sia che scegliesse di dividersi ancora una volta difendendo la norma voluta dal presidente, Sala d’Ercole certificherà l’incapacità del governatore di scandire l’iter di una riforma ridotta a caos perenne, guidare una maggioranza litigiosa ed egoista, curare i rapporti con lo Stato segnati invece da umorali conflitti e repentine rese. Certificherà, insomma, l’incapacità del presidente di governare la Sicilia.

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