PALERMO – Alcuni, tra i suoi più stretti collaboratori, raccontano il rammarico dell’assessore: “Nella Sanità puoi fare di tutto, tranne che fare qualcosa” avrebbe sussurrato Baldo Gucciardi. Qualche piccola amarezza, alla base di quello sfogo, qualche critica magari legata alla vicenda dei concorsi impantanati. Ma se guardi il settore della Salute siciliana anche con occhi diversi da quelli dell’ex capogruppo del Pd, avverti più o meno la stessa sensazione: la Sanità dell’Isola è immobile. Imprigionata in un’inestricabile tela di interessi. Fortissimi. E dove ogni decisione si trasforma in un’attesa, grazie al tocco pietrificante di questo o quel veto: una volta è il governo nazionale, un’altra volta è l’esecutivo regionale, a volte il Tar, a volte le Procure. Alla fine il risultato è lo stesso: nulla si muove. Tutto resta sempre e comunque sospeso.
Le convenzioni infinite (e costose)
L’ultima novità, infatti, è una proroga. Quella, cioè, che il governo regionale sta per concedere, sebbene a mutate condizioni, all’Istituto Bambin Gesù che cura a Taormina la cardiochirurgia pediatrica. Una scelta assunta da Massimo Russo sei anni fa, e accolta fin da subito da polemiche e proteste. Eppure, per anni non è cambiato nulla. Fino a oggi. Nonostante l’assessore Gucciardi assicuri: “Riporteremo il polo a Palermo”. Ma al momento, non si nuove niente. Così come a Bagheria, dove la convenzione con l’Istituto ortopedico Rizzoli è costata finora 90 milioni di euro in quattro anni. E anche in questo caso, i dubbi non sono mancati. Per ultimi, quelli dell’ortopedico Dino Fiorenza, di mestiere deputato dell’Ars: “La Regione non ha avuto alcun vantaggio da quell’accordo”. Ma tutto rimane fermo com’è. Come se di fronte al “grosso” (e autorevole, a scanso d’equivoci) nome, la politica avverta una sorta di timore reverenziale. È il caso ad esempio di Humanitas, l’Istituto che dovrà costruire un polo oncologico nel Catanese. La vicenda, un paio d’anni fa, anche per i suoi risvolti politici (in tanti accennarono alla presenza, tra i dirigenti del centro, della madre del deputato neorenziano Luca Sammartino), si trasformò in una polemica fortissima. Il governo prima decise di revocare un accordo firmato dalla stessa Regione. Poi, di fronte al ricorso (vincente) di Humanitas, decise di non proporre nemmeno appello. “Una scelta suicida” commentò allora il leader siciliano dell’Udc Gianpiero D’Alia e per questo fu sentito in Procura. La stessa procura che ha ricevuto un esposto dell’associazione “Sicilia OpenGov” proprio per lo strano silenzio del governo regionale. Per la sua decisione, assai rara in verità, di non opporsi di fronte a una sentenza contraria. Tutto andava lasciato com’era. Perché nulla si muovesse davvero.
I laboratori nel limbo del Tar
E quello è davvero un caso raro, considerato il fatto che lo stesso Tar ha finito per sostituirsi, in molti casi, alla stessa pubblica amministrazione. Lasciando, ad esempio, per anni ormai, in sospeso il settore della medicina convenzionata: i laboratori d’analisi, ma non solo. Stritolati da sentenze che spesso tirano in direzioni opposte: restituire le somme incamerate col tariffario regionale, oppure no? Consorziarsi in grossi centri o rimanere piccoli e indipendenti? Le risposte a queste domande spesso contraddicono se stesse. Lasciando così il settore nel limbo, dove a volte scivola qualche privato che decida di rispettare una delle pronunce: consorziandosi, ad esempio, per poi sapere che non era così necessario. Per il momento.
Le assunzioni “sine die”
Già, perché l’immobilismo della Sanità siciliana somiglia più a un’illusione ottica. Dove tutto sembra muoversi, andare da qualche parte. Per restare, alla fine, esattamente nella posizione di partenza. Ne sanno qualcosa i precari dell’ospedale Civico ai quali era stata comunicata persino la data della loro assunzione. Il giorno, cioè, in cui avrebbero brindato alla tanto attesa stabilizzazione. Poi, la prima doccia gelata: “La firma dei contratti è posticipata di un anno”. Poi, il secondo gavettone gelido: “Assunzione sospesa sine die”. Il “senza data certa” appare infatti la cifra costante della Sanità siciliana. Dove tutti gli altri concorsi, nel frattempo, dati per “cosa fatta” (soprattutto da diversi manager delle Asp) hanno finito per arenarsi di fronte ai paletti del governo centrale: a una rete ospedaliera da rimodulare, da riscrivere in molti punti. C’è sempre qualcosa, a fermare tutto: “Qui in Sicilia non ti perdonano il tentativo di ‘fare'” avrebbe allora confessato Gucciardi.
I punti nascita in un binario morto
Arrivato in anni non semplici, l’assessore. In cui le scelte sanitarie sembrano più dettate dall’Economia che dalla salute. È il caso della vicenda dei punti nascita. Alcuni sono stati salvati, altri chiusi, altri “socchiusi”. Perché anche lì, la Sanità riesce ad apparire immobile. Sospesa. È il caso di Petralia Sottana, dove l’annunciata chiusura del punto nascite ha scatenato le proteste di amministratori e cittadini della zona. Come è finita? Semplice: non è finita. “Stiamo attendendo”, conferma Gucciardi che spiega di aver inviato al Ministero della Salute il report col quale il “Comitato regionale percorso nascite” ha risposto ai rilievi sollevati da Roma. Una relazione giunta sulla scrivania della Lorenzin già un mese fa. Ma ancora, nessuna risposta. Perché nel gioco sicilianissimo in cui la parola migliore è quella che non si dice, il silenzio salvaguarda per il momento equilibri politici e di consenso.
La Sanità dei privati
Perché a pensarci bene, una Sanità pubblica che balbetta, che costringe a liste d’attesa infinite, che fornisce servizi a singhiozzo e spesso di qualità discutibile, non fa altro che il gioco dei privati. Delle cliniche sorte negli anni e trasformatasi in un vero e proprio – seppur legittimo – blocco di potere. Nel quale in molti casi gli interessi familiari e professionali si intrecciano con quelli della politica.
La politica nella Sanità
Perché nonostante gli annunci moralizzatori, e la presenza di Lucia Borsellino che ha funto, spesso, da alibi, la politica dalla Sanità non è mai uscita. E come potrebbe? Basti pensare agli interessi reali o potenziali legati a un settore che drena oltre il cinquanta per cento dell’intero bilancio regionale. E così, ad esempio, la politica ha finito per bloccare – attraverso una selezione farraginosa e lunghissima – la scelta dei “nuovi” manager della Sanità. Passati attraverso un iter complicato che avrebbe dovuto assicurare la trasparenza e la “terzietà”. Macché. A metà del tragitto è intervenuta la commissione bilancio presieduta da Pippo Digiacomo, imponendo di prendere in considerazione anche le valutazioni dei deputati. Cioè della politica. E così, dopo oltre due anni di commissariamenti (ovvero la guida degli ospedali e aziende sanitarie affidata a uomini di fiducia del governo), si è giunti alla scelta dei 17 nuovi manager. Tra errori, revoche, cause e l’immancabile Tar che ad esempio ha sbloccato dopo mesi la nomina ad esempio di due manager catanesi.
Manager promossi, Sanità bocciata
Alla fine i manager ci sono. Tutti bravi, tutti promossi dall’Agenas, l’Agenzia nazionale, secondo le recenti valutazioni giunte in assessorato. E tutti immancabilmente confermati al loro posto. E verrebbe da chiedere, di fronte alla marea di proteste, recriminazioni, denunce dei pazienti della Sanità siciliana, quanto quelle valutazioni trovino uno specchio nella realtà. Basterebbe chiedere alla signora, malata di tumore al cervello, che per ore ha atteso, in un sottoscala, di essere ricevuta nel reparto di endocrinologia del Policlinico di Palermo. O basterebbe chiedere a medici e pazienti dell’ospedale Civico, che parlano di risonanze magnetiche collocate in uno scantinato. Dal tetto del quale piovono scarafaggi dalle dimensioni preistoriche. Che scappano via, frenetici, verso l’uscita di sicurezza che è anche l’unico ingresso al reparto. E alla fine rischi di credere che quelle blatte siano, in fondo, l’unica cosa che si muove nell’immobile Sanità siciliana.

