PALERMO – Gianni Zonin ha ceduto i “gioielli di famiglia” ai figli. Che succede adesso? Chi risarcirà i risparmiatori di Banca Nuova? Questi i dubbi che si sono fatti strada negli ultimi giorni di fronte alla notizia, riportata dal Corriere della sera, dell’atto notarile col quale l’ormai ex presidente della Popolare di Vicenza, “proprietaria” di Banca Nuova, ha ceduto agli eredi la “Gianni Zonin Vineyards” e la “Zonin Giovanni Sas”. Una “mossa” utile, secondo il Corriere, a mettere a riparo l’impero del vino dell’imprenditore, 186 milioni di patrimonio.
Ma la scelta di Zonin quasi certamente non avrà effetti sulle pretese di risarcimento che pioveranno comunque sull’Istituto di credito. Semmai, le notizie che arrivano da Vicenza sono incoraggianti. Soprattutto riguardo a uno degli aspetti al centro del “caso”: l’obbligo di acquisto delle quote “fasulle” della banca in cambio dell’accensione di prestiti e finanziamenti. “Una sentenza del tribunale di Vicenza – racconta Angela Blando, avvocato e responsabile regionale dell’Adusbef, l’associazione a tutela dei correntisti e dei risparmiatori – ha dichiarato nullo quel tipo di accordo. Qualcosa si muove”. Ma sul tavolo dell’associazione le richieste di risarcimento piovono giorno dopo giorno. Erano una trentina circa una settimana fa, adesso hanno superato il centinaio.
E tra i clienti che hanno acquistato le azioni deprezzate di Banca Nuova, spuntano anche gli stessi dipendenti dell’Istituto. A diversi impiegati della Banca, infatti, stando alle notizie giunte anche all’Adusbef, sarebbero state vendute quelle quote. Anche loro, insomma, sono tra i clienti pronti a chiedere un risarcimento. Una condizione a suo modo paradossale. Che si innesta in un “caso” che rischia di avere gli effetti della valanga. Ogni minuto che passa, sembra crescere di dimensioni e gravità.
“Le notizie che giungono da Vicenza – spiega l’avvocato Blando – stanno certamente allarmando tutti coloro i quali hanno sottoscritto quelle azioni. E negli ultimi giorni si è impennato il numero di richieste di aiuto giunte alla nostra associazione. Stiamo provando, sebbene siano davvero tanti, a tranquillizzare ciascuno di loro, anche in vista dell’estate. Crediamo ci siano molti margini perché i risparmiatori possano recuperare i loro soldi”.
E tra questi, come detto, persino i dipendenti di Banca Nuova. Che nei mesi scorsi hanno dovuto anche prendere atto del Piano industriale della Popolare di Vicenza che si tradurrà nella chiusura di alcune filiali, col rischio della perdita di posti di lavoro: sono 575 gli esuberi previsti tra la Popolare veneta e le controllate.
E del resto, bilancio alla mano, nemmeno lo stato di salute di Banca Nuova è ottimale. L’ultimo bilancio, appunto, ha chiuso con perdite superiori a 149 milioni di euro. Il capitale sociale di Banca nuova è pari a oltre 206 milioni di azioni. Sono queste, al momento, al centro del “caso”.
Banca Nuova conta su 107 punti vendita: 93 filiali bancarie, 9 negozi finanziari e 5 punti “Private”. La maggior parte di questi punti è in Sicilia. Ma ecco anche 15 filiali in Calabria. Solo a Palermo città e provincia, invece, un terzo delle filiali: 28 in tutto. Sono tre le filiali a Catania e 15 in tutto quelle della Sicilia orientale. Nella zona di Trapani invece sono state aperte 17 filiali. Altre 15 nella Sicilia centrale (province di Agrigento, Enna, Caltanissetta e Ragusa).
Sono 710 i dipendenti in organico al 31 dicembre 2015: due in meno rispetto all’anno precedente. Costano circa 48 milioni di euro: una media di 67.500 euro lordi a dipendente. Una cifra che ovviamente, appunto, comprende i costi, e non rende l’idea tra le disparità di stipendi tra i quadri direttivi e i dipendenti semplici. Quasi tutti i lavoratori sono assunti a tempo indeterminato (705) e la stragrande maggioranza impiegati in Sicilia: 621 dipendenti in tutto. Altri 77 lavorano in Calabria, 8 nel Lazio e un dipendente è dislocato nel Veneto. Lì, dove ha avuto origine la valanga che rischia di investire decine di risparmiatori. E persino gli stessi dipendenti di Banca Nuova.

