Voucher, allarme della Cisl: | "In Sicilia è un'invasione"

Voucher, allarme della Cisl: | “In Sicilia è un’invasione”

Tutti i dati.

PALERMO– Tra impiego dei voucher per pagare i lavoratori e l’aumento esponenziale delle ore di cassa integrazione, il quadro del mondo del lavoro siciliano, soprattutto nel terziario, diventa sempre più cupo. Queste e altre le considerazioni dell’ultimo congresso territoriale della Fisascat Cisl che si è tenuto oggi a Palermo alla presenza della dirigenza e operatori della sigla sindacale di Palermo e Trapani. Presenti all’incontro anche personaggi di spicco del mondo politico ed economico della città: il sindaco Leoluca Orlando, l’assessore alle Attività produttive Giovanna Marano e ancora i due candidati alla poltrona più importante della Camera di commercio di Palermo e Enna, la presidentessa provinciale di Confcommercio Patrizia Di Dio e Alessandro Albanese, numero uno di Confindustria Palermo.

La relazione presentata dal segretario generale della Fisascat Cisl Mimma Calabrò svela degli aspetti allarmanti: i voucher hanno invaso il già precario mondo del lavoro nostrano. Fra tutte le regioni d’Italia la Sicilia si attesta seconda per utilizzo. Il primato lo detiene la Campania dove la percentuale raggiunge il 40 per cento. I dati sono impressionanti, rispetto al 2015, nell’anno appena concluso in Sicilia l’impiego di questo contestato strumento di tutela è cresciuto più del 30 per cento: ne sono stati venduti più di tre milioni.

Tra le province, le aziende e le attività commerciali palermitane sono state quelle ad usufruirne di più nel 2016: quasi un milione di voucher venduti in un solo anno. Così come in tutta Italia, è soprattutto nei settori del turismo, del commercio e dei servizi, che i “buoni lavoro” sono maggiormente impiegati: con più di ottocento mila voucher venduti nel primo semestre del 2016, su un totale sempre semestrale di poco più di un milione e ottocento mila. “In Sicilia hanno avuto un impatto marginale quest’anno, meno del 10 per cento, le quasi 35 mila assunzioni a tempo indeterminato per i quali i datori di lavoro hanno goduto dell’esonero contributivo – ha sottolineato Mimma Calabrò – Dati che non possono non destare preoccupazioni. Temo quindi che l’utilizzo di questo strumento nato per altri scopi, mi riferisco al voucher, si stia trasformando in abuso”.

L’agile “buono lavoro” nato nel 2008, era stato pensato solo ed esclusivamente per cercare di combattere il lavoro nero e per dare un minimo di tutela previdenziale ad alcune categorie di prestatori che effettuavano mestieri accessori e saltuari, come giovani studenti o lavoratori stagionali. Da queste prime prove tecniche si è arrivati nel 2016, con le dovute variazioni legislative, all’impiego di 347,2 milioni di voucher sull’intero territorio nazionale, con una retribuzione media che non raggiunge i 500 euro netti all’anno. Il segretario generale Mimma Calabrò non può fare a meno di notare: “Per il Governo, i voucher hanno contribuito all’emersione di numerosi lavori pagati in nero, ma non vorremmo invece che il loro utilizzo serva a giustificare, per lo più, lavoro reso in straordinario o per svolgere occupazioni che non sono né saltuarie né occasionali”.

Un’altra nota dolente sono i dati relativi alla cassa integrazione, a Palermo per esempio: da gennaio a novembre 2016 i lavoratori in mobilità ordinaria sono stati circa seicento, la mobilità in deroga ha interessato ben 4 mila lavoratori. Nello stesso periodo le ore complessive, tra cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, sono state 8.220.485. Rispetto al 2015 vi è stato un incremento di quasi un milione di ore. E ancora, al congresso i dirigenti della Fisascat Cisl non dimenticano le numerose vertenze ancora aperte e le migliaia di lavoratori che ancora oggi rischiano il posto di lavoro come ex Lsu, precari della formazione o ancora nuove categorie che aspettano di incassare i primi accordi su diritti fino ad ora negati. “Le elezioni si avvicinano e il nostro timore più grande – attacca il segretario generale dal palco del congresso – sono le false promesse di alcuni politici che giocano con la vita di questi lavoratori disperati. Il lavoro non deve essere più una merce di scambio”.

La situazione in Sicilia, quindi, continua a non essere incoraggiante tanto che politica, settore economico e sindacati si trovano d’accordo sul non demonizzare in toto i nuovi strumenti contrattuali o continuare a piangersi addosso, ma cominciare a scoprire nuove sinergie, collaborazioni e progettualità. Primo fra tutti il sindaco Orlando, che ha approfittato di questo incontro per continuare a spiegare e coniugare in ambito economico la sua visione di Palermo. “Valori e visioni devono sempre andare a braccetto – ha spiegato Leoluca Orlando -. Si deve uscire dalla logica dell’emergenza e cominciare a delineare un progetto. Cultura, bellezza e accoglienza generano economia, generano ricchezza”. Il primo cittadino non evita la stoccata al governo regionale: “Non esiste un progetto a livello regionale. Non si tratta di salvare il lavoro per qualcuno, ma cominciare ad essere competitivi. Manca una narrazione regionale delle nostre bellezze e dei nostri punti di forza. Insomma manca un governo”.

Dribblando le questioni meramente politiche, i principali attori dello scenario economico palermitano non evitano le analisi nel merito delle criticità: “E’ necessario fare quadrato, pensare strategie mirate e capire che imprenditori e lavoratori oggi non sono più in contrasto – ha affermato al congresso Patrizia Di Dio – la crisi forse ha avuto una sola sfumatura positiva, unire figure fino a ieri contrapposte per cercare di ricostruire il tessuto economico della città”. Per Alessandro Albanese, che ritiene fondamentale abbassare il costo del lavoro per far ripartire l’economia, i voucher non sono da eliminare: “Sono uno strumento importare per contrastare il lavoro nero, semplicemente non bisogna abusarne. E’ necessario un maggiore controllo, anche per evitare che tra le aziende si vengano a creare delle dinamiche di concorrenza sleale fra chi stipula regolari contratti di lavoro e chi invece fa un uso improprio dei voucher. Resto convinto però – ha concluso il numero uno di Confindustria Palermo – che il massiccio utilizzo dei voucher sia solo uno degli effetti causati da problemi ben più gravi”.

 

 

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