Governo e Diventerà bellissima: | “Niente ribaltoni, apriamo all'Ars”

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Dopo il video di Musumeci contro "la partitocrazia", i parlamentari chiedono conto e ragione delle parole del presidente.

PALERMO – “Musumeci non è uomo da ribaltoni”. All’Ars, questa mattina, l’assessore regionale Toto Cordaro e i deputati di Diventerà bellissima hanno il compito di spiegare e interpretare le parole che il presidente della Regione Nello Musumeci ha diffuso via Facebook dopo il ko del “collegato” in Aula. La crisi con l’alleato Forza Italia, sancita dallo stop servito ieri su un piatto d’argento alle opposizioni dal capogruppo degli azzurri Giuseppe Milazzo, e l’apertura recente al confronto con i grillini sul tema dei rifiuti, ha fatto temere che ci fosse nell’aria l’ipotesi di nuovi apparentamenti in salsa romana.

Molti i parlamentari per così dire “perplessi” davanti all’attacco del governatore alla “partitocrazia famelica”, a un “Parlamento che potrebbe mettersi di traverso sulla via delle riforme”. “Ma di quali partiti parla il presidente? – ha chiesto Nicola D’Agostino, capogruppo di Sicilia Futura – . È chiaro che il problema è tutto interno alla maggioranza”. “Da mesi – ha detto Claudio Fava, parlamentare regionale del movimento 100passi – non si vota più una legge, da settimane l’Aula è bloccata su un ddl ‘collegato’ alla Finanziaria che non riesce neppure ad essere discusso. E questo non per colpa della partitocrazia o di altri nemici immaginari ma per una evidente collasso della maggioranza. Questo parlamento – prosegue Fava – non può essere preso in ostaggio dalle liti nella maggioranza. Il governo porti in aula le sue cosiddette riforme e sia consentito al parlamento di esprimersi. Altrimenti il presidente Musumeci non minacci dimissioni, le rassegni”.

Di “grande sorpresa” ha parlato anche il capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo, “perché quello che ha detto il presidente in quel video non rispecchia per nulla quello che è successo. Le opposizioni hanno dimostrato, anche in sede di Finanziaria, di produrre opposizione costruttiva. Faccio l’esempio dell’Esa: l’articolo della Finanziaria è stato ritirato dal governo in commissione Bilancio, avevano parlato di una riscrittura ma non c’è traccia di questa norma qui all’Ars che ci permetta di discuterla nel merito. È forse colpa dei parlamentari? Questo è un parlamento che ha autonomia – ha proseguito Lupo, riferendosi al presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè – una volta che abbiamo rispedito il collegato in commissione non dobbiamo necessariamente attendere il governo per discutere dei disegni di legge”. “Nemmeno nelle nostre più rosee aspettative di partito di opposizione – ha detto il vice capogruppo dei grillini Francesco Cappello – ci saremmo immaginati che in così pochi mesi saremmo arrivati a un bivio, con parole che pesano come macigni su quest’Aula. Siamo nel pieno di una crisi di governo, una crisi prematura. Musumeci dice che il Parlamento non gli fa fare le riforme, ma questo è soltanto un alibi. Chiedo formalmente di convocare Musumeci perché riferisca in Aula dello stato di salute di questo governo. E perché non vogliamo pensare che al di là dei due punti che ha citato nel video, la fusione di Ircac e Crias e la soppressione dell’Esa, non abbia altro in programma”.

Più che a Musumeci, all’intera coalizione di centrodestra si è rivolto l’attacco di D’Agostino: “Presidente – ha detto, riferendosi a Musumeci anche se non era fisicamente presente in Aula – lei ha certificato con le sue parole che la situazione in Sicilia è addirittura peggiorata, non per colpa sua, ma per colpa della partitocrazia. Io dire della partitocrazia della sua maggioranza. Ha parlato di appetiti e interessi prepotenti, bene, sappia che sono tornati ancora più forti, e si vede anche dalle facce che girano per i palazzi. Sappia, che hanno scelto proprio lei per la restaurazione, altro che cambiamento. Gli avventori sono tutti lì che assediano dirigenti, funzionari, dipendenti della Regione. E poi, perché insistere con questo collegato che è una vera presa in giro, è una vera schifezza politica, privo di contenuti, come accade ai testi che sono frutto di un compromesso tra governo debole e parlamento dominante”.

Nessuno, in Aula, ha preso la parola dal gruppo di Forza Italia. Nessuno, se si esclude Micciché, ovviamente in un’altra veste. La crisi tra Forza Italia e il governatore è una questione che si risolverà, se si risolverà, in altre sedi. Agli alleati di coalizione non è piaciuta l’apertura di Musumeci ai grillini, il rischio ribaltone troppo presente. “È stata solo una parentesi di disguido politico – ha detto Giusi Savarino, di Diventerà bellissima -. È chiaro che il presidente Musumeci non può governare quest’Aula con la forza di un presidente eletto con un premio di maggioranza, quindi non vedo niente di male se il governatore si rivolge ad altre forze politiche per trovare una coalizione a sostegno delle riforme”. Ad aprire ai grillini era stato anche Vincenzo Figuccia – “un patto di governo per andare avanti perché questa terra non può più aspettare” – anche se la capogruppo dell’Udc Eleonora Lo Curto ha ridimensionato l’invito del parlamentare.

Molto più accesi i toni del deputato di Db Giorgio Assenza: “Qui si sta svolgendo un processo in contumacia al presidente Musumeci! – ha esordito. – C’è un programma ben preciso che è la carta fondante della coalizione e lo porteremo avanti senza tentennamenti: Né Musumeci, né i deputati di Diventerà bellissima né tante persone che stanno qui dentro hanno il piacere di restare solo per galleggiare. Musumeci verrà in Aula e chiarirà il suo pensiero, ha rispetto delle istituzioni al massimo grado, renderà conto al Parlamento di tutti i passaggi. Musumeni è una persona fedele, se è stato eletto con quella coalizione, non farà un passo verso le altre forze politiche senza coinvolgere la sua maggioranza. Non è uomo da ribaltoni. Ma la maggioranza deve essere responsabile perché dobbiamo intervenire al più presto”.

Per il governo in Aula c’è Toto Cordaro: “Ciò che è accaduto ieri è soltanto un momento di impasse legato a una maggioranza che numericamente è quella che ci ha consegnato questa legge elettorale. Musumeci non galleggerà – ha detto l’assessore -. Questa non è una minaccia né velata né esplicita, è un dato che attiene all’uomo, alla sua storia, alla sua onestà intellettuale. Musumeci vuole cambiare la Sicilia, vuole farlo con l’Ars. non ha cercato parlamentari, non ha aperto a Tizio e Caio, non fa attività proditoria presso i gruppi parlamentari, è aperto a tutto il parlamento sulle riforme, sapendo bene che vi è un programma della maggioranza che lo ha eletto, rispetto al quale riteniamo di don dover deflettere, fermo restando che le proposte che arrivano da altre aree politiche, se indirizzate al bene dei siciliani, saranno oggetto di confronto. Il nostro è un metodo nuovo, non c’è possibilità di ribaltoni. C’è una maggioranza che è stata premiata dai siciliani: con quella andremo avanti”.

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