PALERMO – Il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso. Resta in carcere Filippo Cangialosi, ex funzionario dell’Ispettorato provinciale all’agricoltura, in servizio al Dipartimento regionale dell’Agricoltura. Si tratta di uno dei personaggi chiave dell’inchiesta della Procura della Repubblica e dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria coinvolge dirigenti pubblici, professionisti e imprenditori.
Una parte dell’indagine è stata trasferita a Termini Imerese per competenza territoriale. Qui il Tribunale ha revocato e sostituito la misura cautelare e applicato l’obbligo di dimora a Marineo per gli episodi di truffa aggravata. A Palermo Cangialosi è indagato per falso e corruzione. Il difensore, l’avvocato Massimo D’Angelo, sta preparando l’appello al Gip perché non sussisterebbero più le esigenze cautelari o comunque si sarebbero affievolite.
Una “cricca” sarebbe riuscita a mettere le mani su oltre 12,5 milioni di euro di contributi già erogati e su altri 3,5 pronti per essere assegnati. Si tratta dei soldi del piano di Sviluppo rurale dell’assessorato regionale all’Agricoltura.
I reati contestati dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Vincenzo Amico, Andrea Fusco e Laura Siani, sono, a vario titolo, associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici.
Le indagini del Gruppo tutela spesa pubblica del Nucleo di polizia economico-finanziaria, guidato dal colonnello Gianluca Angelini, si sono concentrate sui Psr Sicilia 2007/2013 e 2014/2020. Il cuore dell’indagine riguarda l’Ispettorato provinciale dell’agricoltura della Regione siciliana, e cioè l’ente a cui spetta la valutazione delle domande per ottenere i finanziamenti nazionali ed europei.
Tra il 2012 e il 2018 da due società riconducibili Giovanni Salvatore e Francesco Di Liberto, di Belmonte Mezzagno, hanno ottenuto 10 milioni di euro per la realizzazione di un mattatoio a Ciminna e un complesso agro-industriale a Monreale. I Di Liberto, grazie alla connivenza di professionisti e di Filippo Cangialosi, funzionario istruttore dell’Ipa, avrebbero organizzato la truffa sfruttando un castello di false fatturazioni per dimostrare di avere speso più soldi di quanti ne avessero realmente sborsato.
Costi gonfiati, falsi certificati dell’Asp, documenti bancari falsificati: così nel dicembre 2019 i fratelli Di Liberto hanno incassato pure la prima tranche di una terza domanda di finanziamento per oltre 2,5 milioni di euro.

