SAN GIOVANNI LA PUNTA – “Dal 2000 al 2004 era Francesco Antonio Pistone a reggere le file dei Mussi i Ficurinia”. E’ uno degli stralci dei verbali del collaboratore di giustizia Giuseppe Laudani, boss di primo piano del pericoloso e sanguinario gruppo criminale. La vittima dell’agguato di ieri sera a San Giovanni La Punta, quindi, non era uno qualunque all’interno del Clan, ma un organico di rilievo con un ruolo apicale e decisionale. E quando non era reggente, era comunque il capo dei Laudani a San Giovanni La Punta.
Fu arrestato nell’agosto del 2004 dopo un periodo di latitanza: era stato inserito dal Viminale tra i 500 ricercati più pericolosi d’Italia. Non si sarebbe mai macchiato di delitti, ma aveva collezionato condanne definitive per associazione mafiosa e l’ultima l’aveva finita di scontare da pochi mesi. Era appena uscito dal carcere. Una libertà che gli è costata molto cara.
E’ chiamato “Vurpitta” Franco Pistone: anche se ieri qualcuno è riuscito a stanarla la piccola volpe. Strano che qualcuno non sia riuscito a colpire il bersaglio: prende corpo tra gli investigatori che non ci sia stato alcun errore nella mira del sicario, ma che si sia trattato di un avvertimento. L’inchiesta è affidata al pm della Direzione Distrettuale Antimafia Alessandro La Rosa: ma già questa mattina non è mancato il confronto tra i sostituti e l’aggiunto del gruppo di lavoro della Dda che si occupa delle indagini referenti dell’area Laudani. C’è da definire se questo agguato significhi spaccatura all’interno del Clan, o tensioni con gruppi rivali, o si stanno definendo nuovi assetti di potere.
I carabinieri della Compagnia di Gravina con l’ausilio della Scientifica ieri hanno esaminato palmo a palmo la scena del crimine. Via della Regione è stata transennata per ore per consentire i rilievi e determinare l’esatta dinamica dell’agguato avvenuto di fronte al bar della Regione. Solo 3 dei 4 colpi calibro 7,65 hanno colpito Pistone, il 52 enne è stato ferito alle gambe e al braccio. E’ piantonato all’ospedale Cannizzaro di Catania, non sarebbe in pericolo di vita.
Le indagini si muovono a 360 gradi all’interno della criminalità organizzata locale. Esami scientifici e tecnici sono in corso al fine di portare elementi utili per dare un indirizzo all’inchiesta. Niente è lasciato intentato. Effettuati anche accertamenti incrociati sui movimenti di qualche volto sospetto, anche fuori dai confini dal comune puntese.
Sarà importante ricostruire la vita di Franco Pistone appena fuori dal carcere. Gli interrogativi a cui rispondere sono tanti. Pistone avrebbe perso potere all’interno del clan per degli screzi con il capo famiglia Pippo Laudani. Ora, forse, con il boss diventato collaboratore di giustizia, Franco Pistone tornato in libertà avrebbe potuto cercare di riconquistare potere all’interno della cosca. Ipotesi e scenari in cui il condizionale è d’obbligo. E se questa presunta scalata criminale a qualcuno non fosse andata a genio? E se le pallottole di ieri sera siano state l’avvertimento per far capire a “vurpitta” di non provare a “prendere l’uva”? L’interrogatorio a Franco Pistone potrebbe offrire direttrice utili agli investigari per acciuffare i gruppo di fuoco e i mandanti.

