CATANIA – Le aule del Palazzo di Giustizia saranno protagoniste in questi dodici mesi targati 2015. Alla sbarra colletti bianchi, politici e imprenditori ma anche trafficanti di droga e boss di primo piano dei più pericolosi clan catanesi.
Procedono nel massimo riserbo le inchieste della Procura che vedono protagonista il potente editore etneo Mario Ciancio San Filippo. Sono due i filoni su cui i pm della Dda di Catania guidata da Giovanni Salvi lavorano: quella dei presunti rapporti tra il direttore responsabile del quotidiano La Sicilia e sulla gara truccata all’Ospedale Garibaldi. Il difensore di Ciancio, l’avvocato Musco ha sempre ribadito “la totale estraneità del suo assistito alle accuse”. E’ stato inoltre rigettata la richiesta di sequestro al patrimonio dell’editore per una presunta elusione fiscale: la Procusta sta valutando il ricorso in Cassazione.
E’ ci sarà ancora Raffaele Lombardo a riempire le pagine di cronaca giudiziaria di Catania: dovrebbe aprirsi entro l’anno il processo in appello dopo la sua condanna in primo grado a sei anni per mafia. Il leader del Movimento per l’autonomia sta affrontando anche le udienze insieme al figlio Toti, deputato regionale, a Ernesto Privitera, Angelo Marino e Giuseppe Giuffrida. A rappresentare l’accusa sono il pm Lina Trovato e Rocco Liguori. Gli imputati si devono difendere dal reato di voto di scambio. Posti di lavoro in cambio di consensi utili all’elezione di Toti Lombardo all’Assemblea Regionale Siciliana durante le Regionali del 2012.
Il 26 gennaio (salvo altri rinvii) il consigliere comunale di Catania Manlio Messina conoscerà il suo destino giudiziario. Il Gup deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Tiziana Laudani nei confronti del politico e dei suoi datori di lavoro Daniele Agatino Belfiore e Giuseppe Anastasio Privitera. Messina che ha sempre respinto le accuse deve rispondere del reato di truffa aggravata allo Stato per oltre 30 mila euro attraverso il sistema dei rimborsi. L’inchiesta si è mossa sulla falsa riga di quella in cui sono coinvolti tre ex consiglieri provinciali Gianluca Cannavò (PdL), Antonio Danubio (ex capogruppo UDC) e Sebastiano Cutuli anch’egli eletto con l’Udc. Ipotizzato un danno all’ente per circa 500 mila euro. Il processo ha già subito numerosi rinvii anche a causa di fascicoli “non pervenuti”: si riprende a febbraio.
E’ prevista anche per il 26 gennaio l’udienza del processo battezzato dai cronisti MailGate che vede tra gli imputati l’ex rettore dell’Ateneo Antonino Recca e i due dipendenti Antonio Di Maria ed Enrico Commis. Lo scandalo scoppiò nel 2012 all’Università di Catania: dalla posta elettronica dell’ateneo furono inviate email a sostegno della candidatura di Maria Elena Grassi dell’Udc, che poi si ritirò.
E sempre in tema di università potrebbe arrivare entro gennaio la sentenza per Giovanbattista Caruso, l’addetto alla segreteria dell’Ateneo e Giuseppe Sessa, autista dell’Ateneo. I due dipendenti universitari avrebbero creato un sistema di compravendita di esami fantasma alla facoltà di Medicina, permettendo a uno studente di laurearsi. Una laurea annullata da un provvedimento del rettore Pignataro. Per i due imputati che sono accusati a vario titolo di falsità ideologica, associazione a delinquere, corruzione e accesso abusivo a sistema informatico e telematico i pm Tiziana Laudani e Lina Trovato hanno chiesto al Gup la condanna a sei anni di reclusione.
A febbraio prevista la decisione del Gup per i 24 imputati dell’inchiesta Town Hall, o conosciuta come Mascali Gate. Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio anche per l’ex presidente del consiglio comunale e l’ex sindaco di Mascali, Biagio Susinni e Filippo Monforte: avrebbero creato un sistema di appalti e tangenti con l’obiettivo di favorire il clan dei Laudani. Contestata è, infatti, l’aggravante mafiosa.
Non si è ancora concluso il processo sul Pta di Giarre. Imputato eccellente è Melchiorre Fidelbo. Il marito della senatrice Anna Finocchiaro è accusato di truffa aggravata ed abuso d’ufficio insieme ai tre funzionari dell’Asp di Catania, Antonio Scavone, Giuseppe Calaciura e Giovanni Puglisi.
E c’è il nome dell’imprenditore Santo Campione, amministratore delegato della Sigenco, tra i dieci imputati del procedimento sulla Fce, che dovranno rispondere, a vario titolo, di frode nelle pubbliche forniture, truffa e falso. Avrebbero utilizzato cemento depotenziato per la realizzazione della subway catanese.
Intreccio tra imprenditori, politica e mafia. Ancora una volta l’illecita connivenza è stata cristallizzata dai Ros nell’inchiesta Caronte, che ha messo in luce anni di controllo, attraverso l’intimidazione dell’affiliazione alla famiglia dei Santapaola Ercolano, dei trasporti su gomma e anche delle famose autostrade del mare. Nel mirino della Procura anche la nascita del Partito degli Autotrasportatori, sponsor di Lombardo alle elezioni. I pm potrebbero depositare entro quest’anno la richiesta di rinvio a giudizio per Enzo Ercolano e company. La Procura ha portato alla sbarra anche i vertici dei Cappello, dei Cursoti, dei Laudani. I killer più spietati, i trafficanti di droga più “ingegnosi”, gli estorsori più pericolosi, dovranno affrontare il giudizio del Tribunale di Catania. In questo filone c’è il processo sulla misteriosa morte di Luigi Ilardo, alcuni dei testi chiavi del processo sulla Trattativa Stato Mafia sono stati chiamati a deporre a piazza Verga.
E terrà banco in questi mesi anche il procedimento contro Giuseppe Saffo. L’ex vertice dell’Anfe Catania, avrebbe ideato un sistema per incassare i soldi destinati alla formazione truffando la Regione. La Procura ha svelato il contenuto del vaso di Pandora: siamo nella fase dell’udienza preliminare.
E’ entrato nel vivo anche il processo sulla truffa ai fondi della Pesca. L’inchiesta Poseidon condotta dal pm Alessandra Tasciotti ha scoperchiato una presunta organizzazione che avrebbe pianificato una solida strategia per intascare illecitamente i contributi stanziati dalla Comunità Europea per il settore ittico.
E in tema di gialli: è al giro di boa il processo contro Salvatore Di Grazia accusato dell’omicidio della moglie Mariella Cimò. Davanti alla Corte d’Assise sfileranno le decine di testi delle difesa: la sentenza non è certo imminente. Ci sarà la requisitoria del pm invece nella prossima udienza per la presunta doppia lupara bianca dell’agriturismo Akis di Aci Sant’Antonio. Il titolare del locale, Rosario Grasso è accusato dell’omicidio di due presunti affiliati dei Laudani, Giuseppe Spampinato e Francesco Grasso.
Ed è un anno importante per l’indagine della Procura Generale sull’omicidio di Valentina Salamone: il Gip Francesca Cercone ha disposto un supplemento di indagine di altri sei mesi. E i Ris di Messina hanno già iniziato gli accertamenti: potrebbe arrivare la svolta sull’inchiesta che finalmente portare la giustizia che da anni chiede la famiglia della 19enne trovata impiccata.

