LENTINI – Non c’è solo l’estorsione ereditata da papà Giuseppe ma anche un ponte che collega la Sicula Trasporti e il clan Nardo. Il primo legame, con la ritrattazione di Salvatore Leonardi davanti ai magistrati, è stato storicamente sciolto. Anzi nel processo a carico del capomafia Salvatore Pillera, in gergo malavitoso Turi cachiti, i Leonardi sono indicati come parte offesa e quindi si potranno costituire parte civile. Quasi un paradosso, se si leggono le carte dell’inchiesta Mazzetta Sicula, che giovedì hanno fatto scattare le manette ai re dei rifiuti e al sequestro di quattro imprese del gruppo, tra cui il mega impianto di Grotte San Giorgio. Antonello Leonardi ad un certo punto è preoccupato di quello che possono scatenare le dichiarazioni del pentito Turi Messina (E’ venuto qua un Pentito…dice che sta “Chiacchierando” lo sai chi…è….?? D: Chi è….? Te lo ricordi a “Turi Messina” …??). Da quelle rivelazioni è partita l’indagine che ha portato la Squadra Mobile ad arrestare l’esattore con 14 mila euro in contanti.
Nell’ordinanza firmata dal gip Stefano Montoneri è raccontato il film sui contatti con il clan Nardo di Lentini. In discarica lavora un ‘uomo fidato’ del gruppo mafioso che ha un collegamento diretto con Cosa nostra catanese. Una storica alleanza sancita da un matrimonio. Nania Agata, moglie di Sebastiano Nardo (il capo bastone della cosca di Lentini) è sorella di Antonino Nania sposato con Concetta Mangion, figlia del defunto boss Francesco Mangion, detto ‘Ciuzzu u firraru. Quest’ultimo a sua volta è il suocero del killer del giornalista Pippo Fava Aldo Ercolano. La mamma del boss catanese, Grazia Santapaola, sorella di Nitto, è stata la testimone di nozze di Sebastiano Nardo. Matrimoni di mafia, insomma.
Ma torniamo all’imponente inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro e dal pm Marco Bisogni. Filadelfo Amarindo sarebbe il collettore tra i Leonardi e il clan Nardo. E non lo dicono pentiti o soffiate investigative, lo dicono con plateale chiarezza i protagonisti di questo Munnizza-movie. Antonello Leonardi chiacchiera nell’estate del 2018 allegramente con il dipendente Delfo, entrambi finiti in carcere. Si dialoga di “Angelo” a cui “quando sarebbe uscito dal carcere, avrebbero dato le opportune spiegazioni in relazione alla modifica degli accordi presi prima del arresto”. Gli investigatori ipotizzano che potrebbe trattarsi di Angelo Maria Randazzo, nipote del capomafia Sebastiano Nardo. Le intercettazioni riguardano “la gestione del chiosco sito all’interno dello stadio comunale di Lentini, all’epoca dei fatti gestito dalla famiglia Leonardi”. I Nardo pressano per ottenerne la gestione, ma per ovvi motivi anche di ‘facciata’ con le autorità, il re dei rifiuti fa capire che tutto deve rimanere in famiglia. Comunque ai Nardo sono garantiti i soliti regali di 5 mila euro nell’uovo di Pasqua e 5 mila euro sotto l’albero di Natale. “Per Natale …gli devi dire…vi preparo la spesa…per Pasqua vi faccio la spesa…lasciate stare…!!! Digli…non è che noi, per Natale, che noi siamo rimasti che per Natale gli facciamo il regalo…. Gli facciamo la spesa a tutti “pari””, dice l’imperatore della discarica parlando con Delfo. Quest’ultimo sarebbe l’anello di congiunzione con “il sodalizio criminale guidato da Alfio Sambasile”. E i soldi sarebbero finiti nelle tasche del clan.
Per gli inquirenti appare inequivocabile una conversazione tra Antonello Leonardi e il figlio Giuseppe: “Dobbiamo pensare ad Eleonora (Eleonora Sambasile, ndr), a questo a quest’altro … ad uno, non è che possiamo accontentare a tutti quanti”. Ma c’è una contropartita. Il gip scrive che “il gruppo mafioso” sarebbe servito ai Leonardi “per risolvere i loro problemi imprenditoriali (“… gli sembra dovuta questa cosa…! Se non sistemano le cose che interessa a lui…per le cose buone perché non mi sistemano la cosa di “Sant’Alfio” … che questi qua sono spacchiosi…perché non ci vanno e ci rompono tutte cose … le truffe gli altri me le possono fare a me … che mi possono fare a me le truffe…!!!!”) . Il gip è tranciante nelle sue valuazioni: “Le parole dimostrano anche la tracotanza degli imprenditori derivanti dalla consapevolezza di poter contare sul supporto violento del clan”. E ancora: “Si potrebbe dire che i Leonardi anticipano i problemi: si raccordano, interfacciano e organizzano con le organizzazioni criminali”.
Le microspie della Guardia di Finanza riescono a immortalare anche lo scambio dei ‘regali’. È il 14 dicembre del 2018, “Leonardi consegna ad Amarindo 5.000 euro perché li consegni a “loro”, cioè ai membri del clan Nardo”. Soldi che secondo il gip sono un “contributo elargito per una forma di accondiscendenza legata a un rapporto di reciproca convenienza”.. E poi cosa sono 10 mila euro l’anno per un gruppo che guadagna milioni di euro e ne riesce a nascondere altrettanti nei bidoni? “Rispetto alle capacità reddituali dei Leonardi, 5.000 euro è una somma irrisoria”, annota il gip. Leonardi dunque si “pone nei confronti del clan quasi a pari livello”. Montoneri osserva che “più che un imprenditore estorto” il re dei rifiuti “assume il ruolo di elemosiniere”. Una sorta di “carità mafiosa” per ottenere “protezione e benefici dal clan”.

