A sua insaputa - Live Sicilia

A sua insaputa

Gaetano Savatteri, nel numero di "S" in edicola, prende spunto dal "caso Salemi", dove Vittorio Sgarbi, dopo la relazione che proponeva lo scioglimento del Comune, ha detto di non essersi “mai accorto in tutti questi anni di infiltrazioni mafiose”. Eppure Salemi è stato il paese dei Salvo e proprio il critico d'arte ha voluto un museo della mafia.
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Nell’Italia di chi non sa e nemmeno immagina le cose che gli succedono, nell’Italia dove un ministro riceve una casa a sua insaputa e dove un deputato leghista evade le tasse a sua insaputa, Vittorio Sgarbi non sapeva che a Salemi c’era la mafia. Quando gli ispettori del Viminale gli hanno detto che si stavano preparando a sciogliere il Comune che Sgarbi guida dal 2008, il critico d’arte ha commentato a caldo: “Mi hanno rivelato cose di cui non mi ero accorto”.

Certo lo avrà detto con sarcasmo, perché è difficile pensare che Sgarbi sia stato a guida di un paese dove c’era la mafia, ma a sua insaputa. Cosa veramente ardua da dimostrare visto che proprio a Salemi – paese noto per essere stato la patria dei cugini Nino e Ignazio Salvo, potenti esattori e cerniera tra il mondo della politica e Cosa Nostra – Sgarbi ha voluto un museo della mafia. A prova che sicuramente Sgarbi sapeva che, se non oggi, almeno un tempo, la mafia c’era. E che mafia. Una mafia tale da meritare un museo, come quello voluto da Sgarbi: mafia come reperto archeologico, dunque.

A Salemi la mafia non esiste. Sì, c’era stata in passato, ma ormai è cosa da archiviare, mettere sotto una teca ed esporre ai visitatori. Eppure un giorno le indagini giudiziarie hanno preso di mira l’ex deputato democristiano Pino Giammarinaro, sponsor politico dell’operazione che ha portato Sgarbi a Salemi. Giammarinaro è finito indagato in un’inchiesta sugli intrecci tra sanità, mafia e politica. Non è la prima volta, visto che ha già patteggiato una condanna (per corruzione, concussione, associazione a delinquere e abuso d’ufficio), per quattro anni è stato sottoposto al regime della sorveglianza speciale ed è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma dentro il fascicolo della nuova indagine sono finite anche alcune conversazioni di Sgarbi sull’assegnazione di un terreno confiscato a un mafioso.

Nella Salemi di Sgarbi la mafia non c’era più, ma i mafiosi non si erano ancora del tutto estinti. Eppure, non appena gli ispettori mandati dalla prefettura di Trapani hanno avvisato Sgarbi che quell’indagine su Giammarinaro poteva provocare lo scioglimento della giunta comunale, il sindaco Sgarbi si è affrettato a dire: “Non mi sono mai accorto in tutti questi anni di infiltrazioni mafiose nel Comune di Salemi e non se ne sono verificate in alcun atto”. Frase che contiene in sé una contraddizione, perché se uno non si è mai accorto di infiltrazioni mafiose non si comprende come faccia ad escluderle. Anche se nell’Italia dove succedono molte cose all’insaputa degli interessati, ormai è plausibile anche questo.

Eppure il suo assessore Oliviero Toscani – assessore prima che se ne andasse dopo una furiosa litigata con il sindaco Sgarbi – di quelle infiltrazioni si era accorto: “Sì che c’erano, non si poteva fare nulla senza parlare con questo e con quell’altro, senza chiedere permesso, senza passare da un’infernale macchina burocratica che è mafia. Alla fine non potevo fidarmi di nessuno. Eravamo un cavallo di Troia, una foglia di fico”.

Dunque, il fotografo Oliviero Toscani dopo aver passato qualche tempo a Salemi si era accorto della mafia. Forse anche per questo aveva deciso di mollare. E di questa presenza mafiosa ha parlato anche con i magistrati che hanno coordinato l’indagine che ha coinvolto Giammarinaro provocando il terremoto al Comune di Salemi. Peraltro, il condizionamento di cui parlano i magistrati nella loro inchiesta a quanto pare sta proprio tutto nella presenza di Giammarinaro alle riunioni della giunta comunale di Salemi.

“Mi rendo conto che è impossibile fare il sindaco in Sicilia, con poteri occulti che ti ostacolano. Poteri occulti che io, in quanto tali, non ho mai visto, ma che, a giudicare da quello che prospettano i commissari della commissione di accesso agli atti, ci sono”, ha detto ancora Sgarbi. Anche se nell’indagine la forza occulta che avrebbe condizionato Salemi è indicata con nome e cognome: Pino Giammarinaro. E Sgarbi dovrebbe conoscerlo bene.

Dopo questo primo smarrimento, dopo aver rischiato di fare la figura del sindaco che amministra un paese siciliano senza mai accorgersi della mafia, Sgarbi al momento delle dimissioni ufficiali è tornato in sé. Prima di lasciare il paese, al quale ha regalato spumeggiante celebrità, ha pensato bene di denunciare tutti: prefetto, maresciallo dei carabinieri e dirigenti di polizia colpevoli, secondo lui, di averlo costretto a dimettersi. Ecco, adesso sì che è lo Sgarbi di sempre. Almeno lui non ci deluda. Perché in Sicilia di gente che non si è mai accorta della mafia ne abbiamo già avuto tanta. Fin troppa.


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Commenti

    Bravo Gaetano! E’tempo di smascherare tutti coloro,peggio se dotati di buona cultura,che di fatto sono fiancheggiatori della mafia per il solo fatto di voltarsi dall’altra parte quando invece va affrontata o perchè per propria intrinseca immoralità non sanno distinguere il bene dal male.

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