Aci Trezza tra i mari più inquinati d’Italia: l’allarme di Goletta Verde

Goletta Verde, Aci Trezza tra i mari più inquinati d’Italia

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Su quasi 400 punti controllati lungo mari e laghi italiani, uno su tre supera i limiti

Il mare di Aci Trezza finisce tra i punti peggiori d’Italia per inquinamento rilevati durante la campagna 2026 di Goletta Verde e Goletta dei Laghi. La foce monitorata nella località siciliana figura, insieme a quella del Musone nelle Marche e al Lago di Sabaudia, tra i casi ai quali Legambiente assegna la maglia “della vergogna”. Un dato che inserisce la Sicilia in un quadro nazionale ancora fortemente condizionato dalla cattiva depurazione delle acque reflue. Il bilancio complessivo della campagna restituisce infatti una situazione critica. Su quasi 400 punti controllati lungo mari e laghi italiani, uno su tre supera i limiti previsti dalla legge.

I mari più inquinati secondo Goletta Verde

I risultati arrivano al termine della campagna estiva condotta da Legambiente. Complessivamente sono stati esaminati 391 punti in 19 regioni e un terzo dei campioni ha evidenziato livelli di inquinamento superiori ai parametri consentiti. Lungo gli oltre 7.500 chilometri di costa naturale italiana sono stati effettuati 263 prelievi. Il 53% direttamente in mare e il restante 47% in aree considerate particolarmente delicate, come foci di fiumi e canali.

Il 34% dei campioni ha superato i limiti: il 25% è stato classificato come fortemente inquinato e il 9% come inquinato. Tradotto sulla lunghezza delle coste monitorate, significa trovare un punto fuorilegge ogni 84 chilometri. Ancora più preoccupante appare il quadro dei laghi: il 34% di campioni inquinati registrato nel 2026 rappresenta il risultato peggiore degli ultimi sette anni.

Il problema della depurazione

La principale causa individuata da Legambiente resta la cattiva depurazione. Secondo i dati aggiornati a luglio 2026 forniti dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, sono ancora 514 gli agglomerati urbani, equivalenti a oltre 14 milioni di abitanti, nei quali gli scarichi fognari non risultano conformi. Particolarmente significativo il dato relativo alle foci: sulle 188 sottoposte a campionamento, il 54% è risultato inquinato o fortemente inquinato. L’Italia deve inoltre fare i conti con quattro procedure d’infrazione per il mancato rispetto della Direttiva europea sulle acque reflue urbane 91/271.

“Paghiamo ogni sei mesi decine di milioni di euro di multe con risorse pubbliche che potremmo usare per realizzare nuovi depuratori” osserva Legambiente. Le prime due sanzioni sono già costate oltre 200 milioni di euro. Con l’entrata in vigore della nuova Direttiva Acque Reflue (2024/3019), gli impianti dovranno inoltre adeguarsi a requisiti più stringenti. La spesa è stimata tra 645 milioni e 1,5 miliardi di euro soltanto per le strutture più grandi.

Nessun divieto di balneazione nei fiumi inquinati

Le criticità, però, non riguardano esclusivamente le zone vicine agli scarichi. Il 15% dei campioni raccolti direttamente in mare o nei laghi dai volontari di Legambiente è risultato fuori dai limiti: il 5% è stato classificato come inquinato e il 10% come fortemente inquinato. A questo si aggiunge un altro problema: nel 70% delle foci dei fiumi monitorate mancano i cartelli che indicano il divieto di balneazione. Legambiente chiede quindi un piano nazionale che punti a rendere balneabili tutti i fiumi italiani, richiamando l’esempio della Senna a Parigi, tornata balneabile dopo gli investimenti realizzati sulla depurazione in occasione delle Olimpiadi del 2024.

Mediterraneo più caldo e coste sotto pressione

Alla cattiva qualità delle acque si sommano gli effetti della crisi climatica. Il Mediterraneo sempre più caldo favorisce l’arrivo di specie aliene e contribuisce all’erosione delle coste. Nei bacini lacustri, invece, la siccità sta determinando problemi legati alla diminuzione delle risorse idriche. Tra quelli maggiormente colpiti vengono indicati i laghi di Iseo, Maggiore e Como. Resta inoltre aperta l’emergenza dei rifiuti abbandonati in mare. A Polignano a Mare, in provincia di Bari, alla fine di luglio Goletta Verde e alcuni sub locali hanno recuperato circa 30 pneumatici.

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L’appello di Legambiente al governo

Nel bilancio della campagna, Legambiente richiama infine l’attenzione sul futuro energetico del mare italiano, chiedendo al governo di puntare sulle fonti rinnovabili e sullo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante e fisso, anziché sulle fonti fossili come l’estrazione del gas. Anche i partner della campagna Goletta Verde, tra cui Anev, Conou, Novamont e Renexia, chiedono una strategia capace di tutelare il patrimonio marino italiano e, contemporaneamente, affrontare gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.

Lo scorso luglio, Goletta Verde aveva fotografato una situazione critica per il mare della Sicilia. Su 23 punti analizzati lungo le coste dell’Isola, 16 erano risultati oltre i limiti di legge, mentre soltanto sette avevano superato positivamente i controlli.


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