Trionfa il "modello Firetto" | Stop per Crocetta e Crisafulli

Trionfa il “modello Firetto” | Stop per Crocetta e Crisafulli

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Nel capoluogo agrigentino capolavoro del candidato che ha lanciato una "proposta civica", ma è stato appoggiato dalla stessa coalizione che sostiene il governo nazionale. Tra i grossi centri, il Pd vince al primo turno solo lì. Il candidato del governatore si fa battere a Gela dai grillini. A Enna, a sorpresa, Mirello è costretto al ballottaggio. Forza Italia resta ai margini. I RISULTATI (LEGGI)

PALERMO – Vince il “modello Firetto”. Battuta d’arresto per Crocetta e Crisafulli. Mentre il Pd si “sgonfia” un po’, come accaduto alle Regionali nel resto della penisola. A parte, infatti, l’esempio agrigentino, i democratici non riescono a strappare una vittoria al primo turno a Enna e si fanno sorpassare dai grillini a Gela (la città del governatore). Certo, tra le luci, il buon risultato di Marsala e quelli in alcuni comuni del Palermitano. Ma l’immagine lasciata in dote da queste amministrative è quella di una ulteriore frammentazione. Di equilibri ancora tutti da trovare.

Il leader siciliano dell’Udc lo ha voluto precisare, non a caso: “Ha vinto il modello Firetto”. Giusto per evitare riferimenti allo “schema romano”, quello che vede l’Area popolare governare insieme a Matteo Renzi. . “L’Udc – ha precisato D’Alia – ha messo in campo uno dei suoi migliori amministratori che è riuscito a catalizzare intorno ad un progetto civico di spessore tutte le energie positive di una città in difficoltà. Sono convinto – conclude il presidente dell’Udc – che quanto sta accadendo nella città dei Templi non sarà solo un motivo di orgoglio per il mio partito ma una paradigma vincente da esportare”. La vittoria di un amministratore capace, più che l’esito fortunato di un laboratorio politico. Anche se quel paradigma, quello che vede Ncd e Udc insieme al Pd, secondo D’Alia, è pronto per l’”esportazione”. Magari a Palazzo d’Orleans. Dove potrebbero essere chiamati a partecipare a questa seconda fase della legislatura gli alfaniani. Una vittoria dei moderati, certo. E anche, ufficialmente, del Pd. Una vittoria che, però, avrebbe assunto una connotazione politica assai diversa se i democratici non avessero finito per “ripiegare” su Lillo Firetto. Che intanto aveva deciso di andare avanti da solo. Con o senza il Pd. Che nel frattempo “giocava” alle primarie, per poi far saltare il banco di fronte alle proteste della cosiddetta “base”. Così, Firetto sbaraglia avversari che a dire il vero, sembrava godessero di un certo credito alla vigilia. Tale, quantomeno, da scongiurare una vittoria al primo turno e da portare il deputato regionale dell’Udc quantomeno al ballottaggio. Anche perché, ad esempio, Silvio Alessi era stato “spinto” da big della zona come l’ex berlusconiano Michele Cimino e anche, ovviamente, dagli esponenti di Forza Italia che hanno deciso di raccogliere e “lanciare” il candidato uscito fuori dalle primarie di centrosinistra. E anche il candidato grillino Dalli Cardillo e quello della Lega, Marco Marcolin sembravano essere in grado, se non di aspirare al secondo turno, quantomeno di drenare un maggior numero di preferenze. E invece si sono attestati sotto il dieci per cento.

Nella sua città, invece, il governatore si è “speso” in prima persona (con tanto di simbolo del Megafono in bella mostra). Ma la bordata di fischi giunta in occasione della sua comparsata sul palco a sostegno del candidato Angelo Fasulo era già un segnale evidente di “pericolo”. E il primo cittadino uscente, sponsorizzato da Rosario Crocetta, ha rischiato persino di fallire il ballottaggio. Alla fine ce l’ha fatta. Ma il risultato, al di sotto del 25 per cento, e soprattutto alle spalle del candidato grillino Domenico Messinese, è un mezzo flop. Che potrebbe diventare un flop “intero” in caso di sconfitta al secondo turno. Non a caso, il presidente si è premurato “a caldo” di scaricare lo stesso Fasulo, attribuendo al primo cittadino uscente le maggiori responsabilità della sconfitta. O quantomeno precisando che, forse, quella scelta, da parte del centrosinistra, non è stata troppo azzeccata. Al di là dei distinguo e dell’immediata “presa di distanze” (nonostante, come detto, l’impegno in prima persona durante i comizi elettorali), resta il flop. E non è nemmeno il primo di questo tipo. Già in occasione dell’altra, più recente competizione elettorale, cioè le ultime Europee, l’impegno in prima persona di Crocetta non riuscì a spingere verso Bruxelles la candidata Michela Stancheris.

Insomma, il Pd “zoppica” persino dove la strada sembrava spianata. A Enna, infatti, Mirello Crisafulli non riesce a sfondare al primo turno. A dire il vero, in questo caso, non è chiaro se almeno una parte del Pd gioirà o si rammaricherà di questo mezzo passo falso. Del resto, il politico ennese “bollato” come incandidabile persino dal vicesegretario nazionale del partito, Debora Seracchiani, è stato “costretto” a presentarsi persino con un marchio contraffatto del Pd. Nonostante, sia il segretario regionale Raciti e il capogruppo all’Ars Baldo Gucciardi, avessero rivendicato la candidatura di quello che rimane il segretario provinciale dei democratici.

Il Pd non sorride. E al primo turno, tirando le somme tra i centri più grandi al voto, ha vinto solo con un candidato dell’Udc. Vittoria diretta sfiorata invece solo a Marsala, dove Alberto Di Girolamo se la dovrà vedere con Massimo Grillo. Un duello frutto proprio della “rottura” tra i due, avvenuta dopo le primarie di centrosinistra.
Tra contraddizioni e “alti e bassi”, ecco che la conferma del Movimento cinque stelle finisce per produrre risultati interessanti per i pentastellati. Come la vittoria del candidato a Pietraperzia, Antonio Bevilacqua o il ballottaggio in altri Comuni tra cui, come detto, Gela, dove il candidato Cinquestelle ha bruciato quello del governatore Crocetta.

Restano al margine della competizione i partiti di “destra destra”. Forza Italia, infatti, che ammesso di accontentarsi di piazzare “cento amministratori” nei 53 comuni al voto, ha giocato un ruolo da comprimario in tutte le partite più importanti: da Agrigento a Marsala, passando per Enna. La Lega (o meglio, il movimento Noi con Salvini) raccoglie un discreto risultato solo ad Agrigento (circa il 7 per cento). Numeri che hanno però fortemente deluso il candidato Marco Marcolin. “Agrigento non vuole cambiare”, ha commentato. In realtà, sul pirandelliano caos delle primarie rinnegate, si è imposto il “modello Firetto”. Altrove, invece, non hanno funzionato né il modello Crocetta, né il modello Crisafulli. Per il governatore e per Mirello se ne riparlerà tra due settimane.


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