Lutto nel giornalismo: è morto Angelo Vecchio

Addio ad Angelo Vecchio: “Era la cronaca nera”

Angelo Vecchio
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite
:
quando cercherai
una notizia, ci troverai.
AGGIUNGI
Se ne va un grande cronista
LUTTO
di
2 min di lettura

“Se ne va un pezzo della mia vita professionale e umana. A 77 anni ci ha lasciati Angelo Vecchio. Angelo non era semplicemente un cronista di nera: Angelo era la cronaca nera. Quanti ricordi, quanti chilometri macinati, quanti fatti di cronaca abbiamo raccontato”. Franco Lannino, fotografo di un tempo ruggente, ricorda così, con un post su Facebook, un grande cronista che ha chiuso il suo taccuino.

Sono pezzi di storia, di cronaca e di amicizia. Angelo Vecchio lo abbiamo incontrato in via Lincoln, al ‘Giornale di Sicilia’. Anche lui era un maestro. Sotto l’aspetto un po’ burbero difendeva un cuore generoso. Una volta spiegò: “Un giornalista deve sentire tutto. Chi pensa che l’attrezzo principale della professione sia il cinismo cambi mestiere”. Aveva ragione.

“Ogni volta che succedeva qualcosa, la prima cosa che faceva era cercarmi – racconta Franco -. E allora si partiva subito, insieme, per tutta la provincia: nelle campagne riarse a fotografare la mafia, sui luoghi degli incidenti stradali, dovunque ci fosse la notizia. Io con la mia macchina fotografica, lui con la sua penna e il suo fiuto inconfondibile. Abbiamo lavorato tantissimo in coppia, consumando la strada e gli anni a inseguire la cronaca nera della nostra Sicilia. Eravamo una squadra vera. Se ne va un grande professionista, ma soprattutto un grande amico”.

Chi raccontava storie, allora, era già una storia. Franco che commemora Angelo, per esempio, fu il primo ad arrivare sulla scena del mattatoio della strage di Capaci. Oggi, nella sua seconda vita, è un apprezzatissimo amico di tanti e meravigliosi gatti. Ma non ha dimenticato la sua prima pelle. Basta guardare le mostre con le sue fotografie per riscoprire la cruda verità del talento.

Angelo era un cronista di nera, senza tanti fronzoli. Uno che andava dritto al bersaglio. Chi ha fatto la cronaca nera, anche una volta, anche a livelli assai inferiori al rango di fuoriclasse del ‘professore Vecchio’, conosce le contraddizioni emotive del mestiere. Scrivi di tragedie, ma ti porti addosso la necessaria adrenalina per affrontarle. E ti sorprendi a scrivere, concentrato sul pezzo, fino a quando il dolore erutta e travolge perfino il giornalista. Angelo aveva ragione: nessun giornalista è un insensibile, se è davvero un giornalista.

Noi che abbiamo intorno a cinquant’anni e siamo giornalisti riconosciamo la nostra fortuna. Siamo stati a contatto con i maestri, con persone garbate, come il compianto Roberto Urso. Con campioni indiscussi, come Angelo Vecchio, che sfornava libri e articoli con precisissima puntualità, raccontando la mafia nelle sue sfaccettature, senza romanticismi d’accatto.

Una volta mi disse: “Sai quale sarà il mio epitaffio? Io fui Angelo Vecchio. Dopo di me venne il computer”. Ne ridemmo e scherzammo sulla sua predilizione per la macchina da scrivere. Oggi, quella risata torna a galla come una memoria dolce, con il suo contorno di tristezza. Quello che rimane, però, non è la mestizia. Resta il ricordo di un tempo indimenticabile.

Le nostre condoglianze più affettuose a chi sta soffrendo.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI