Addio alla mobilità in deroga, Vitrano: "Rischio per Termini e Gela"

Addio alla mobilità in deroga, Vitrano: “Rischio per Termini e Gela”

L'allarme lanciato dal presidente della commissione Attività produttive dell'Ars

PALERMO – La cancellazione della possibilità di finanziare il sussidio di mobilità in deroga dall’ultima legge di Bilancio nazionale per il 2026, confermata da una circolare ministeriale del 10 febbraio, rischia di produrre effetti pesanti nelle aree di crisi industriale complessa della Sicilia, due in totale, Termini Imerese e a Gela, dove complessivamente oltre 160 lavoratori potrebbero restare privi di qualsiasi sostegno al reddito. A lanciare l’allarme è Gaspare Vitrano, presidente della commissione Attività produttive dell’Assemblea regionale siciliana, che definisce la scelta “socialmente insostenibile”.

I numeri delle crisi di Termini Imerese e Gela

Secondo i dati attualmente disponibili, il provvedimento colpisce 107 percettori nell’area di crisi di Termini Imerese e 55 lavoratori a Gela. Si tratta di territori che da anni affrontano una crisi strutturale del tessuto produttivo, aggravata dalla difficoltà di attrarre nuovi investimenti e dall’assenza di reali percorsi di reindustrializzazione. La mancata proroga della mobilità in deroga, prevista dalla legge di Bilancio 2026, rischia così di far venir meno l’unico argine rimasto per famiglie già segnate da lunghi periodi di inattività forzata.

Il rischio sociale

Per Vitrano, tuttavia, la questione va ben oltre i numeri. “Parliamo di persone con alle spalle storie industriali complesse, bloccate in un limbo che dura da anni, con percorsi di ricollocazione che, nei fatti, non si sono mai concretizzati”. La preoccupazione principale riguarda l’impatto sociale immediato: assenza di reddito, aumento del disagio economico e ulteriore impoverimento dei territori.

Vitrano: “Servono strumenti di tutela”

A Termini Imerese e Gela, dove la crisi industriale si trascina da oltre un decennio, il venir meno del sostegno per 162 percettori della mobilità in deroga rischia di accentuare una situazione già fragile. “Non si può parlare di politiche attive del lavoro senza garantire, nel frattempo, strumenti di tutela minima”, ribadisce Vitrano.

Da qui la richiesta di un intervento immediato del governo nazionale, con l’apertura di un tavolo istituzionale – di cui si farà promotore – che coinvolga Regione, ministeri competenti e rappresentanze sindacali. L’obiettivo è individuare una soluzione normativa che consenta di ripristinare la mobilità in deroga nelle aree di crisi industriale complessa, dove l’emergenza occupazionale resta ancora evidente. La vicenda riaccende così il dibattito sul ruolo dello Stato nei confronti dei territori più colpiti dalle crisi industriali e sulla necessità di affiancare alle politiche attive del lavoro adeguate misure di protezione sociale.

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