"Sull'agricoltura fare in fretta": la nota di Concetta Raia

Agricoltura, ciclone e ristori: Raia, “fare in fretta”

Concetta Raia
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La nota della già deputata regionale
I DANNI DEL MALTEMPO
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3 min di lettura

CATANIA – Di seguito, la nota stampa della già deputata regionale Concetta Raia legata ai danni scaturiti dal passaggio del recente ciclone.

Agricoltura, i danni in Sicilia

“I problemi dell’agricoltura sembrano non finire mai. Da un lato il ciclone Harry ha provocato un disastro nelle campagne e nelle aziende, mettendo in ginocchio l’economia del nostro territorio. Siamo ancora in attesa che venga dichiarato lo stato di calamità nel settore agricolo. Passaggio fondamentale per garantire i giusti ristori alle aziende e la riconferma delle giornate ai braccianti rimasti senza lavoro.

L’Assessorato regionale all’Agricoltura chiede giustamente di effettuare le segnalazioni per quantificare i danni, che sono enormi. Solo nella Provincia di Catania si superano i 100 milioni di euro, mentre in Sicilia si stimano oltre 500 milioni di euro. Cifre impressionanti, che devono essere reperite con urgenza per aiutare concretamente i produttori agricoli e agrumicoli. Evitando il crollo definitivo di un comparto già duramente colpito prima dalla siccità del 2024 e della primavera 2025 e dalle successive avversità meteoriche.

Le domande di ristoro

I produttori sanno bene che la segnalazione non equivale alla domanda di ristoro. Sanno anche che senza perizie asseverate – che hanno un costo importante – non possono presentare istanza agli uffici competenti. Eppure AGEA dispone di rilievi satellitari in grado di individuare con precisione fogli, particelle, produzioni e strutture danneggiate. Forse si potevano evitare ulteriori passaggi burocratici e accelerare la dichiarazione dello stato di calamità attraverso un accordo tra enti.

Ma il rischio più grave oggi è l’abbandono delle campagne. Alcune associazioni di produttori hanno chiesto l’annullamento o la revoca del Bando SRD01 (D.D.G. n. 458/2026 del 03/02/2026) nella parte in cui fissa la soglia minima di spesa ammissibile a 250.000 euro, in evidente contrasto con la soglia minima regionale prevista dal CSR, pari a 20.000 euro. Hanno inoltre chiesto la rettifica urgente dell’articolo 3 del bando e la sospensione o riapertura dei termini per garantire parità di trattamento.

Perché questa soglia minima di 250 mila euro rischia di provocare l’abbandono delle terre? Perché la superficie media delle aziende siciliane è compresa tra i 10 e i 15 ettari, talvolta anche destinati a pascolo. Fissare un importo minimo così elevato significa di fatto escludere le aziende medio-piccole, che non hanno la forza economica per sostenere anticipazioni così importanti né per reggere l’impatto finanziario, anche considerando l’IVA al 22%.

“Il rischio di scomparire”

La programmazione regionale dovrebbe essere calibrata sulle reali esigenze del territorio. Se in Sicilia la media aziendale fosse stata di 70 o 100 ettari, un bando del genere sarebbe coerente. Ma così non è.

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Molte aziende agricole, che hanno fatto della resilienza il loro motto, rischiano di arrendersi. L’abbandono delle terre nelle aree interne significa desertificazione produttiva, economica e climatica. Significa perdere ricchezza paesaggistica, identità rurale e sviluppo.

Quello che ieri era un vanto per la nostra regione oggi rischia di scomparire definitivamente. Nell’interesse precipuo dei siciliani che producono, che qui lavorano, che non vogliono chiudere battenti e non vogliono abbandonare le loro terre, è giusto che la politica, il Governo regionale e l’Assessore all’Agricoltura intervengano con urgenza per correggere queste misure e dare speranza concreta a chi ogni giorno lavora la terra e chiede soltanto di poter continuare a farlo”.


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