Aiu 'nzonnu (I have a dream) - Live Sicilia

Aiu ‘nzonnu (I have a dream)

Martin Luther King

Questo non è il momento di raffreddarsi o prendere i tranquillanti della gradualità. Ora è il momento di realizzare le promesse di Democrazia e di uscire dall'oscura valle della delinquenza verso il cammino illuminato della Giustizia.

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Ventidue anni fa un grande Siciliano, nato Libero a Catania e vissuto Libero a Palermo, scelse di morire libero per proclamare l’emancipazione dalla mafia. Il suo sacrificio rappresenta ancora oggi un faro di speranza per milioni di siciliani bruciati dalle fiamme di una peste secolare e come una gioiosa aurora dopo una lunga notte di schiavitù. Ventidue anni dopo, il siciliano non è ancora libero. Ventidue anni dopo, la vita del siciliano è ancora dolorosamente segnata dai ferri del sottosviluppo e dalle catene della sopraffazione. Ventidue anni dopo, il siciliano vive in un’isola bellissima infestata da una peste che la uccide e la diffama. Ventidue anni dopo, il siciliano sembra trovarsi in esilio nella propria terra….

Questo non è il momento di raffreddarsi o prendere i tranquillanti della gradualità. Ora è il momento di realizzare le promesse di Democrazia e di uscire dall’oscura valle della delinquenza verso il cammino illuminato della Giustizia. Ora è il momento di fare della Giustizia una realtà per tutti i figli che Dio fece nascere in Sicilia… Non ci sarà riposo né tranquillità in Sicilia fino a quando i diritti di ogni cittadino continueranno ad essere privilegi. Però c’è qualcosa che io debbo dire alla mia gente che sta sulla soglia logora che conduce al Palazzo di Giustizia. Nel processo di conquista, non dobbiamo macchiarci di azioni inique. Non cerchiamo di soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla tazza del rancore e dell’odio. Dobbiamo condurre la lotta su un piano di dignità e disciplina…in quanto parecchi dei mafiosi hanno capito che la loro libertà e il loro destino sono inestricabilmente legati ai nostri. Non possiamo camminare soli. E camminando, dobbiamo promettere che marceremo sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro…

Per cui vi dico, amici miei, che se anche affronteremo le difficoltà di oggi e di domani, io ho un sogno. È un sogno profondamente radicato: che un giorno questa terra si solleverà e vivrà nel vero significato del suo Credo. Io ho un sogno: che nell’aspra terra di Sicilia, i figli dei mafiosi si potranno sedere assieme alla tavola della fratellanza con i figli delle loro vittime, piuttosto che bestemmiare, davanti a una telecamera o in un’Aula di Giustizia, il nome di Dio e quello di famiglia. Io ho un sogno: che un giorno la Sicilia, terra ardente per il calore della giustizia e per quello dell’oppressione, sarà trasformata in un oasi di libertà e giustizia. Io ho un sogno: che i miei figli un giorno, girando per il mondo, non saranno giudicati mafiosi in quanto siciliani, ma solo per la loro personalità. Oggi ho un sogno!

Questa è la nostra fede con cui potremo tagliare una pietra di speranza dalla montagna della disperazione. Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, sollevarci insieme per la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Questo sarà il giorno in cui tutti i figli di Sicilia potranno cantare con nuovo significato “La mia terra è la tua e di Lei io canto”. La terra dove è morto mio padre. E dunque che risuoni la libertà dalle cime delle Madonie alle spiagge di Portopalo. Che risuoni la libertà dai poderosi fianchi di Busambra alle saline di Trapani, dalle rocce innevate dell’Etna ai templi eterni di Agrigento. Che risuoni la libertà dal Peloro mitologico al Lilibeo ventoso, dalla fiammeggiante Stromboli all’ospitale Lampedusa. E quando ciò accadrà e lasceremo risuonare la libertà da ogni villaggio e da ogni casale, potremo unire le nostre mani e cantare: “Liberi finalmente; grazie a Dio Onnipotente”. E grazie anche a Libero e ai tanti come Lui.

E adesso mi perdonerete se mi sono concesso la licenza di riassumere e adattare le parole dello storico discorso pronunciato 50 anni fa a Washington da Martin Luther King. Rileggendolo, ho trovato molte e singolari analogie tra le nostre realtà di oppressi. Chissà quanta parte del mio sogno tra 50 anni si sarà avverata. Io non ci sarò, ma ci spero. In fondo, pochi avrebbero previsto 50 anni fa un Presidente nero alla Casa Bianca. E poi di certo Martin Luther King non ha mai detto: “Ci rissi u’ surci ‘a nuci: dammi tempu ca ti perciu”.


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Commenti

    Caro Vitogol, la speranza è un dovere che però non deve oscurare la realtà. Tutti i siciliani onesti e rispettosi delle regole vorrebbero vivere in una terra normale. Il guaio è che il bubbone è così radicato ed esteso che dopo anni, decenni di scontri quotidiani con porcherie di vario genere, anche il più ottimista deve arrendersi di fronte all’evidenza. Io ero bambino (oltre mezzo secolo fa) quando mi chiedevo perché Palermo dovesse essere così diversa dalle città del Nord Italia (pulite, ordinate, con servizi pubblici efficienti e modelli di vita sociale improntati al rispetto) e pensavo, comunque, che il tempo avrebbe annullato le distanze in termini di senso civico, di crescita in generale. Così non è stato. Anzi, posso dire – con sommo rammarico – che la situazione è peggiorata. E alla fine la sintesi resta amara e dolorosa: per la Sicilia non c’è speranza. Sarà un problema di Dna, sarà non so cos’altro, il punto è che il panorama generale, senza differenze di latitudine, è assolutamente sconfortante. La politica, il lavoro, la sanità, la mafia, le ruberie, il sistema delle mazzette. Terrificante. Chi vuole vivere una vita dignitosa deve solo fare le valigie. Qui crescono soltanto pietre e malaffare. Se vuoi respirare aria pulita devi prendere l’aereo. E non voltarti mai indietro.

    Ed io cosa potrei commentare ad una descrizione scorrevole, sana, completa, veritiera ma sopratutto speranzosa. Il Buon Francesco lo dice di frequente non perdete speranza e fiducia. Si, ma purtroppo non c’è una scadenza!

    qualunque parola aggiunta sarebbe superflua, grande “arrangiamento” ed adattamento…

    Caro Vitogol,
    si dice dalle nostre parti:” u pisci feti da testa”. Che cosa si vuol dire? Che chi diriga un gruppo che sia una famiglia o uno stato dovrebbe essere il primo ad avere delle responsabilità. “ Feterebbe”: prima, perchè non avrebbe insegnato i valori ( quelli che vanno nella tua direzione che è anche la mia e di molti altri); secondo, perchè non avrebbe posto rimedio alla loro prevaricazione quando avvenisse. A cosa porta questo? Da un lato a un’assuefazione che può essere accettata da taluni perché la trovano corretta avendola imparata da chi aveva il compito di educarli; da altri per debolezza, vera e propria vigliaccheria o per convenienza.
    Quanti atti di maleducazione tu vedi sanciti dai genitori di un ragazzo? Quante raccomandazioni lampanti hai visto sventare? Non pensi che i commissari di quelle commissioni “ incriminabili” non possano essere consapevoli? Lo erano; lo sono. E hanno votato a maggioranza, qualcuno magari aumentando il voto per compensare quello”normalmente basso” dato da un commissario onesto.
    Dov’era la famiglia di quel ragazzo che, accanto alla mia casa, festeggiava non so che cosa con decibel così elevati da far accorrere i carabinieri? Sono accorsi . Quei ragazzi hanno abbassato i decibel e dopo pochi minuti ,li hanno rialzati. Si dice che il padre di quel ragazzo fosse un collaboratore scientifico, uno “allitturatu”. Ti porto un caso, che altri può considerare banale, ma per me è alla base di una malversazione futura, più grave. Allora dobbiamo demordere? Assolutamente no. Vengano osservazioni e speranze come le tue, iniziative meritorie di altri: non pochi ci hanno rimesso la pelle. Dobbiamo cominciare a cambiare abitudini e principi. Ah, se evitassimo a mio avviso di mandare persone in Parlamento! Quel luogo che dovrebbe raccogliere la parte migliore della società è stato inquinato: vi sono anche dei delinquenti, come si evince dalle cronache di tutti i giorni.
    Un abbraccio
    U ncazzatu

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