Albanese: "Schifani promosso, l'Ars deve darsi da fare"

Albanese: “Schifani promosso, l’Ars deve darsi da fare”

Parla il presidente di Confindustria. Il suo giudizio su Ars e governo.
L'INTERVISTA
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“Il punto sta nella responsabilità, è tutto lì”.

Il presidente di Confindustria Sicilia, Alessandro Albanese, risponde al telefono intorno alle otto del mattino. I comuni mortali devono attivarsi subito, per produrre. Poi ci sono i privilegiati e il riferimento è ai ritmi di lavoro – blandi, a essere generosi – dei deputati dell’Ars di cui stiamo scrivendo.

Presidente, eccoci al lavoro. Intanto, a Palazzo dei Normanni…
“Ma vede non è nemmeno una questione di orario e di stipendi. Si tratta di responsabilità del risultato o, almeno, dell’impegno. Se vieni pagato per fare qualcosa, devi farla”.

Siamo all’indomani della strigliata del presidente Galvagno che, tuttavia, ha messo in mezzo il governo…
“Non entro nel merito. Ma il rapporto della categoria con il governo Schifani è ottimo, molto migliore del passato. C’è confronto, c’è un giusto approccio, c’è una vitalità ritrovata dal punto amministrativo, c’è spesa pubblica per realizzare cose. C’è un ritrovato slancio degli assessorati di riferimento dell’impresa, Attività produttive in primis, Territorio e Lavoro. E poi il presidente prende delle posizioni a vantaggio della Sicilia che sono assai opportune”.

Tuttavia, secondo le parole di Galvagno, è anche la mancanza di ‘carne al fuoco governativa’ che inceppa il meccanismo.
“Mi pare che siamo davanti a un malcontento che potrei definire reo confesso. Allora i deputati che ci stanno a fare? Andrebbero calendarizzati gli interventi più significativi. Mi pare evidente che all’Ars non c’è un metodo. I parlamentari regionali non sono mica lì per alzare la paletta con il voto alla giunta. Devono darsi da fare”.

Che momento è per la Sicilia?
“Siamo in una fase cruciale. Le partite decisive si giocano adesso. O ci rilanciamo, oppure resteremo affossati in un dramma che sarà difficile recuperare e perderemo la speranza. Ecco perché non possiamo permetterci persone che stiano con le mani in mano”.

Quali partite?
“Il Pnrr, l’autonomia, il Ponte, tanto per cominciare. Avremo fondi, a debito, ricordiamolo, che andranno spesi con oculatezza e che saranno fondamentali. Auspico qualche pista ciclabile in meno e qualche termovalorizzatore in più. L’importante sarà trasformare il debito in crescita”.

Lei teme l’autonomia?
“No, penso che, se fatta bene, a livello nazionale, può essere una risorsa per tutti. Noi, per esempio, abbiamo bisogno del riconoscimento dell’insularità e di insistere sul valore sociale dell’impresa. Dobbiamo smetterla di piangerci addosso. Sono queste le nostre sfide”. (rp)


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