La crisi del settore italiano delle telecomunicazioni non conosce tregua. Lo sanno bene i 648 lavoratori del call center Almaviva di Palermo che sono stati messi in cassa integrazione dall’azienda dall’1 al 30 giugno. I dipendenti lavorano tutti per conto di Sky Italia, azienda che ha iniziato ad attuare una prassi ormai nota a tutti i settori imprenditoriali, in particolar modo a quelli della telecomunicazione.
Sky Italia ha, infatti, iniziato a delocalizzare i propri call center all’estero, nel caso specifico, a Durazzo, in Albania. La scelta di dislocare le sedi proprio in Albania sarebbe dettata dalle maggiori prospettive di guadagno, legate al minor costo del lavoro ed all’assenza di tutele dei lavoratori. Ancor prima che l’azienda mettesse in cassa integrazione i lavoratori, Sky Italia ha deciso di chiudere il call center di Palermo dal 23 maggio al 2 giugno per effettuare dei test sui call center all’estero. L’intero traffico delle chiamate è stato dirottato sui call center di Durazzo, elemento, questo, che ha messo ancor più in agitazione i lavoratori, sempre più orientati nel pensare ad una prossima e definitiva chiusura del call center palermitano.
A ciò si aggiungono le voci sempre più insistenti su una prossima apertura di un call center anche in Croazia. Attualmente l’azienda Almaviva tenta di tutelare al meglio i propri lavoratori, impegnandosi a retribuire interamente gli stipendi, nonostante la cassa integrazione. Ciò, però, non è sufficiente a tranquillizzare i dipendenti, che temono per il proprio futuro. Il sentimento che più d’ogni altro domina tra i lavoratori è l’incertezza: incertezza per il proprio lavoro, per il proprio futuro. “Molti, come me, fino a poco tempo fa pensavano che l’essere in possesso di un contratto a tempo indeterminato potesse garantire un minimo di stabilità. Su questa consapevolezza abbiamo costruito i nostri progetti di vita, ma oggi ci rendiamo conto che la delocalizzazione potrebbe strapparci quelle briciole di futuro che siamo riusciti a costruire faticosamente”. Questo è quanto dichiara Alessandro Adelfio, dipendente di Almaviva per conto di Sky Italia, che grazie alla “certezza” di quel contratto ha deciso di sposarsi e portare avanti il progetto di una famiglia.
Le storie e gli stati d’animo dei dipendenti di Sky Italia sembrano tutte assomigliarsi tra loro. Alcuni dicono che la rabbia maggiore è dovuta al fatto che la loro situazione non deriva dalla crisi della loro azienda né di Sky Italia. Ribadiscono che è assurdo essere penalizzati solo perché Sky Italia, così come tutte le altre aziende che delocalizzano, preferisce investire su lavoratori non tutelati. “Temiamo per il nostro futuro – dice Rosy Santangelo – perché non sappiamo cosa ci riserva il domani. Attendiamo tutti con ansia il mese di luglio, fine del periodo di cassa integrazione, per sapere finalmente qualcosa sul nostro futuro lavorativo”.
Salvo Bonura, rappresentante sindacale , aggiunge: “La cassa integrazione rappresenta l’inizio di un processo di cui non conosciamo la fine. È normale che al momento tutti i dipendenti temano per il proprio futuro”. I dipendenti ci fanno notare che la delocalizzazione non colpisce soltanto il loro lavoro. Desiderano che la loro protesta si espanda anche al resto della cittadinanza. Questo uno degli scopi principali del corteo di protesta che ha sfilato per le vie di Palermo lo scorso 28 maggio. In quell’occasione i lavoratori hanno tentato di far conoscere ai cittadini il loro disagio, mettendo in evidenza le conseguenze della delocalizzazione.

