"Amat taglia le linee| Così isola le periferie"

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"Non si possono isolare le periferie o penalizzare i collegamenti tra rioni, e con essi il diritto alla mobilità di varie fasce della popolazione, per dirottare i bus su percorsi ritenuti più redditizi".

la barbera (cobas)
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2 min di lettura

PALERMO – “Aver anticipato di 15 giorni rispetto agli anni passati la soppressione temporanea per i mesi estivi di ben dieci linee è uno dei tanti sintomi della crisi dell’Amat che, con un parco mezzi ormai ridotto all’osso, ha enormi difficoltà a garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente”. A dirlo è Antonino La Barbera, segretario regionale dei Cobas settore trasporti, che stamattina ha partecipato al sit-in di protesta davanti alla sede Amat di via Roccazzo, organizzato dal Consiglio della Quarta Circoscrizione. Pur essendo prevista dal programma d’esercizio, la soppressione delle linee 906, 907, 923, 961, 971, 978, 837, 644, 318, 221 – che verranno ripristinate nel mese di settembre – aggrava la già precaria mobilità cittadina. “Vero è che d’estate, con la chiusura delle scuole, diminuisce il numero degli utenti di certe linee – sottolinea La Barbera – ma almeno si sarebbe potuto procedere con più gradualità. Non si possono isolare le periferie o penalizzare i collegamenti tra rioni, e con essi il diritto alla mobilità di varie fasce della popolazione, per dirottare i bus su percorsi ritenuti più redditizi. Il trasporto pubblico ha anche una funzione sociale, che non vorremmo sia sacrificata. Spiace perciò constatare che l’assessore comunale alla Mobilità Giusto Catania, dirigente di Rifondazione comunista, non abbia mosso un dito di fronte a questa decisione”. “Il Comune, socio unico di Amat, non ci venga a dire che l’utile di 70mila euro registrato dall’azienda sia indice di risanamento – conclude Corrado Di Maria, segretario provinciale Ugl-Autoferrotranvieri, presente al sit-in di stamattina –. La verità è che l’Amat non riesce a ‘coprire’ la città con meno di 220 bus e non ha nemmeno trovato una soluzione per rilanciare l’officina. Basterebbero investimenti minimi per rimettere in strada 30-40 vetture ed evitare che in estate vengano soppresse ben dieci linee periferiche in un sol colpo”.

“Spiace registrare le dichiarazioni del sindacalista La Barbera – dichiara Vincenzo Fumetta, segretario provinciale di Rifondazione Comunista – il quale forse dà troppo per scontato che anche grazie alla presenza del nostro partito nella coalizione che governa la città, ha garantito che l’Amat rimanesse un’azienda pubblica e soprattutto mantenesse i livelli occupazionali. Con un’altra parte politica Palermo avrebbe un’azienda privatizzata, qualche centinaio di lavoratori in meno e forse un servizio di autobus in periferia. Se a Palermo escono 220 autobus al giorno – continua Fumetta – e perché per 10 anni Cammarata e le destre hanno provato a far fallire l’azienda dei trasporti per far fare affari a qualche privato e perché la regione siciliana deve ad Amat 60 milioni di euro”.

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