"Amianto killer alle Ferrovie" | Undici persone a giudizio

“Amianto killer alle Ferrovie” | Undici persone a giudizio

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Dirigenti ed ex vertici delle Ferrovie dello Stato saranno processati per omicidio colposo plurimo. Avrebbero provocato la morte di cinque operai palermitani.

PALRMO – Tutti rinviati a giudizio. Sono undici imputati – fra dirigenti ed ex vertici delle Ferrovie dello Stato – accusati di omicidio colposo plurimo. Avrebbero provocato la morte di cinque operai uccisi dall’amianto killer.

Come stabilito dal giudice per l’udienza preliminare, Marina Petruzzella, il 2 dicembre prossimo inzierà il processo a carico di Giovanni Coletti, ex direttore generale dell’azienda autonoma Ferrovie dello Stato tra il 1985 e il 1989, Leonardo Vivona, dirigente responsabile del deposito locomotive di Brancaccio, a Palermo, tra il 1990 e 1999, e i capiofficina che si sono succeduti dal 1974 al 1994: Lucio Lombardi, Tommaso Giovenco, Francesco La Ferrera, Isidoro Scianna, Giuseppe Fuschi, Francesco Di Maio, Roberto Renna, Francesco Barbarotta e Giampiero Cardinale.

Dovranno difendere dall’accusa di essere stati di non avere fatto nulla per evitare che l’amianto attaccasse i polmoni di Carlo Vassallo, Pietro Norrito, Francesco Pino, Andrea Benedetto Scalia e Francesco Saverio Tarantino, deceduti poco più che cinquantenni dopo avere lottato per anni con malattie incurabili. I familiari delle vittime si sono costituiti parte civile con l’assistenza degli avvocato Camillo e Marco Traina, secondo cui, “il processo di decontaminazione dall’amianto delle carrozze su cui lavoravano gli operai non fu gestito a regola d’arte”. Anche la Cgli e la Fiom si sono costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Fabio Lanfranca e Oriana Limuti.

Di parere opposto la difesa degli imputati. Secondo uno dei legali, Fabrizio Biondo, “le perizie dimostrano che le Ferrovie dello Stato è stata fra le prime in Italia ad attivarsi per contrastare il fenomeno dell’amianto, ancora prima dell’entrata in vigore della legge nazionale che ne vietata l’impiego”. Ed ancora: gli operai deceduti, prima di approdare alle Ferrovie, avevano fatto il servizio di leva alla Marina militare e poi prestato servizio ai Cantieri navali. “Luoghi dove – conclude l’avvocato – si lavorava a stretto contatto con le polveri di amianto”.


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