Neu[nòi]: ecco il nuovo che avanza

Neu[nòi]: ecco il nuovo che avanza

II primo co-working nel cuore del centro storico di Palermo, dove un informatico, un architetto e uno storico dell'arte convivono in un imperfetto equilibrio.

La meglio gioventù
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Il tedesco dice “neu” (nuovo) pronunciandolo “noi”, l’italiano ovviamente capisce “noi” e pensa di fare qualcosa con il tedesco. Finiranno col fare qualcosa di nuovo insieme. Traslata a Palermo, nasce così l’idea di Neu[nòi], il primo spazio di co-working nel cuore del centro storico della città.

Un informatico, Michelangelo Pavia, milanese di nascita ma innamorato di Palermo, incontra Beppe Castellucci, palermitano doc. Vicini di studio, entrambi in difficoltà con le rispettive attività, ma con la voglia di non chiudersi in se stessi e di creare qualcosa di nuovo. Il co-working rappresenta l’upgrade naturale del “fare rete”, trasformandosi, così, nella sua funzione più organica: “essere rete”. Neu[nòi] è dunque uno spazio organizzato e accogliente dove trovare una postazione di lavoro, una connessione a Internet, una sala riunioni, ma anche frutta fresca e caffè. Uno spazio camaleontico, abitato da un’eclettica famiglia di professionisti. Ai due si è aggiunta in seguito Giusi Affronti, storico dell’arte cui è affidata la direzione del lato artistico, che cura e promuove le mostre e i vernissage ospitate nella struttura. Un’idea, quella di usare luoghi di lavoro a questo scopo, forse già vista e rivista a Londra e a Parigi, ma di certo una novità per Palermo.

La peculiarità di Neu[nòi] sta proprio nell’unione di tre professionalità diverse, che convivono in un imperfetto equilibrio. “Il mio modello è completamente diverso da quello di Beppe e di Giusi, obiettivi identici ma modalità di raggiungimento lontane anni luce”, dichiara Michelangelo. “Spesso si sperimenta la strada suggerita da uno di noi anche quando non si tratta del più esperto in materia”, continua Beppe, “Il punto di vista nato da una diversa prospettiva agisce spesso come una leva verso l’innovazione. L’importante è non perdere mai di vista la qualità del risultato”.

Non solo arte e collaborazione, ma anche interventi attivi a vantaggio della città e dei suoi abitanti. Pedonalizzazioni: questo il tema più caldo del progetto. La chiusura razionalizzata del centro storico alle auto per una città più vivibile, pulita e al passo coi tempi. “Idee che nascono dal nostro trascorso che non è fatto solo di lavoro e competenze, ma anche di esperienze umane e difficoltà, magari di cose che ci sono mancate che vorremmo non mancassero ad altri”. E il progetto Sementor nasce così, da un’idea astratta che si traduce in prassi, attraverso una serie di percorsi formativi tematici, chiamati appunto mentorship. “Saracinesche creative”, ultima fase del progetto, è stato poi un vero atto d’amore nei confronti di Palermo e del suo centro storico, stimolando la nascita di attività commerciali dotate di un forte carattere di innovazione e di sviluppo sociale. Gli obiettivi sono semplici: incentivare l’apertura di attività commerciali e far rialzare le saracinesche delle tantissime botteghe chiuse del centro storico, regolando le attività all’insegna della trasparenza e della legalità. Tra i mentori che hanno aderito all’iniziativa, oltre a Francesco Passantino, esperto web marketing e co-ideatore del progetto, c’è anche il Comitato Addio Pizzo, garante di legalità e consumo critico.

Palermo è in assoluto fermento, ne sono convinti i tre co-worker: “Sono numerosissime le comunità che, a vario titolo, intendono avere un ruolo nello sviluppo della nostra città e che sono pronte a mettere in discussione il senso attribuito alla parola sviluppo. È nel connubio tra l’attuale stato di crisi dei modelli (economici e non) e la voglia di riscatto che va ricercata l’innovazione”. La città che emerge dalle loro analisi è una Palermo che offre un ottimo momento per chi ha voglia di sperimentare nuove risposte alle sfide che si prospettano a livello globale. Perché il futuro di una città “scaturisce laddove si hanno pochi punti di riferimento e una forte motivazione interiore”. E a Neu[nòi] questa motivazione di certo non manca.

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