Ateneo, stabilizzazione precari |Cgil: "Rispettare l'accordo" - Live Sicilia

Ateneo, stabilizzazione precari |Cgil: “Rispettare l’accordo”

"I posti riservati alle docenze supererebbero in misura spropositata i posti riservati al personale tecnico-amministrativo dell’Università".

la presa di posizione
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CATANIA – La Cgil e la Flc Cgil di Catania chiedono all’Ateneo il rispetto dell’accordo siglato tre anni fa sulle stabilizzazioni. Conti alla mano, i sindacati sostengono che, per gli anni 2012/2013, i posti riservati alle docenze supererebbero in misura spropositata i posti riservati al personale tecnico-amministrativo dell’Università, nella misura di 40 a 19 in termini di “punti organico”.

La sproporzione, che di fatto diventerebbe “punitiva nei confronti dei precari amministrativi”, metterebbe a nudo una visione “residuale e dunque sbagliata” del processo di stabilizzazione, che danneggerebbe, nei fatti, le posizioni dei dipendenti.

“È una visione che non possiamo accettare – dicono il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Giacomo Rota, e la segretaria generale della Flc Cgil di Catania, Antonella Distefano – L’Ateneo sta apertamente ledendo gli accordi sindacali e, così facendo, taglierà le gambe al futuro di decine di lavoratori”.

Rota e Distefano aggiungono che nel caso “vengano applicate le graduatorie delle vecchie progressioni verticali, ormai vietate dalla legge, la Cgil e la Flc saranno costrette a chiedere che il piano venga bloccato e ad adire le vie legali. Dopo la bocciatura dello statuto d’Ateneo (statuto che la Cgil ha sempre ritenuto sbagliato) è, inoltre, inevitabile chiedersi: cosa accadrà adesso? Questa sentenza cosa cambierà negli organismi universitari?”

Il segretario della Camera del lavoro sottolinea anche che “la stabilizzazione dei precari tecnico-amministrativi va ultimata, e bene, nel più breve tempo possibile, prima cioè che un qualunque intervento legislativo lasci tutti i lavoratori del settore definitivamente senza tutele. Si tratta di uno scenario non troppo lontano dalla realtà”.

Sui circa 26 “punti organico” (l’unità di misura delle assunzioni, basata sul costo medio annuo di ogni tipologia di personale) assegnati all’Ateneo nel biennio 2012/2013, soltanto 9 assegnati nel 2012, ma attivati nel corso del 2014, sono stati utilmente impiegati per portare avanti il processo di stabilizzazione. Altri 9 punti organico (assegnazione 2013) saranno finalmente utilizzati nel corso del 2015 per consentire la stabilizzazione di altri 35 lavoratori (tra tempo determinato e PUC). Alla fine di tali procedure, negli elenchi degli stabilizzandi a tempo determinato (2010) e PUC (2011), resteranno circa 230 lavoratori precari. Senza contare altre 80 persone, tra co.co.co. e tempo determinato su fondi di ricerca, che, essendo impegnati in attività “istituzionalizzate”, potrebbero essere avviati in un percorso di stabilizzazione. Infine, 1 punto organico dell’assegnazione 2013, è stato riconosciuto al personale tecnico-amministrativo mentre i restanti 7 punti delle assegnazioni 2012/2013 hanno interessato la docenza, unitamente agli altri 32,4 punti organici destinati al piano straordinario per il reclutamento di professori associati.

La proposta del Rettore per il 2014/2015, è stata contestata da Giulio Fortini, componente del Senato Accademico, ma anche dalla FLC Cgil. Eccola, in sintesi: per l’anno 2014, sono stati assegnati a UniCT 21,64 punti organico, ma il Rettore Pignataro stima che nel 2015 ne saranno assegnati altri 14,36, per un totale di 36 punti, dei quali 13 per i professori ordinari, 5 punti per gli associati, 5 per i ricercatori, 13 per il personale tecnico-amministrativo.

Anche se l’ultimo dato risultasse reale, sarebbe comunque insoddisfacente per affrontare il problema del precariato, poiché non espressamente destinato a stabilizzazioni, ma ad un generico “reclutamento del personale tecnico-amministrativo”. Inoltre, i 21,64 punti realmente assegnati a UniCT a fine dicembre 2014 sono così distribuiti: 8,5 per professori associati, 13 per professori ordinari e solo un incredibile e insufficiente 0,14 per il personale tecnico amministrativo. Infine, sembrerebbe che la riassegnazione di 10 punti organico agli amministrativi potrà avvenire solo in quota “residui” e pertanto non prima della fine dei concorsi per le progressioni di carriera dei docenti già di ruolo.

Fino a quel momento, per i Pta bisogna fare i conti con un triste e realistico 0,14 punti organico. Non stanno meglio i cosiddetti “precari della ricerca”: al reclutamento di nuovi ricercatori (per di più, com’è noto, ormai soltanto a tempo determinato) sono destinati soltanto 3 punti dell’assegnazione reale per il 2014 (e soltanto quali eventuali residui degli 8,5 punti di per sé destinati ai professori associati) e 2 punti organico dell’assegnazione soltanto presunta per il 2015. “Si contano dunque 5 punti organico in tutto (tra veri e presunti) per un totale di 10 nuovi ricercatori in due anni. –concludono Rota e Distefano- Veramente troppo pochi per un Ateneo che conta 18 dipartimenti e che purtroppo si annovera fra gli ultimi in Italia quanto a capacità di produrre ricerca”.


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Commenti

    Ma da quando gli accordi sindacali sono più importanti delle leggi?
    La legge Dalia obbliga le amministrazioni a bandire concorsi pubblici aperti a tutti per la metà dei posti disponibili riservando l’altra meta per i precari.
    Sono anni che all’università si stabilizzano precari senza bandire concorsi per chi come me ha faticato tanto per laurearsi e che anche grazie a certi sindacati si vedrà costretto a lasciare quest’isola che tratta i suoi figli migliori da matrigna malevola.

    Ma come si fa ad affermare che l’Ateneo stia ledendo gli accordi sindacali che prevedono la stabilizzazione di persone che lavorano nel pubblico impiego da anni senza aver mai fatto un concorso.
    Anziché tutelare il privilegio dei propri iscritti un sindacato serio dovrebbe tutelare il diritto al lavoro di tutti gli italiani.
    Ricordo alla CGIL che da qualche anno è in vigore la legge Dalia che prevede che per ogni posto riservato ai precari da stabilizzare si deve bandire un concorso per un posto aperto a tutti.
    Sono anni che la Regione, i Comuni e l’Università stabilizzano precari infischiandosene delle leggi e della costituzione.

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