Autonomia differenziata, Corso: "Testo scritto con i piedi"

Autonomia differenziata, Corso: “Testo scritto con i piedi”

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Armao: "Il testo è stato migliorato"
LE DICHIARAZIONI
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PALERMO – In Senato è stato approvato il disegno di legge sull’autonomia differenziata, che sta facendo discutere. Le perplessità sono maggiormente legate al divario che potrebbe aumentare tra il Nord e il Sud Italia.

“Possono venire meno quei meccanismi perequativi che differenziano l’economia siciliana da quella delle altre regioni. Si potrebbe creare una frattura tra il nord che ha una economia più florida, e ricordo che tutto è ricollegato all’erogazione fiscale anche dei servizi, e il Mezzogiorno“. Lo ha detto, in mattinata, il rettore dell’università di Palermo Massimo Midiri, a margine del convegno su “Il regionalismo differenziato”, organizzato all’Ars con la presenza di studiosi e docenti universitari e promosso dall’Ateneo di Palermo e dalla rivista “Nuove autonomie”. “Spero che il meccanismo – ha aggiunto il rettore, pur voluto dalla Costituzione ed in linea di principio assolutamente corretto, non si traduca in un ulteriore divario tra regioni del Sud e quelle del Nord”.

Armao: “Il testo originario è stato migliorato”

“In un primo momento il testo non conteneva né una garanzia per la specialità né per l’insularità, quindi sotto questo profilo i rischi sarebbero stati gravissimi. Con alcuni aggiustamenti il testo è migliorato notevolmente ed è stata introdotta la garanzia della insularità che trova riscontro nella Costituzione. Il sistema perequativo ha avuto così adeguato riconoscimento, così come la specialità”. Ha dichiarato Gaetano Armao, docente di diritto amministrativo dell’Università di Palermo, durante il convegno.

“È chiaro – ha sottolineato Armao – che gli elementi di riequilibrio e di coesione di quel disegno di legge andranno tutti sperimentati in concreto. Però, nell’ultimo giorno utile è stato introdotto un emendamento che prevede che l’assegnazione di nuove funzioni alle regioni potrà avvenire solo nel caso in cui siano già riconosciuti e raggiunti i livelli essenziali delle prestazioni nelle altre regioni. Quindi un elemento di grande riequilibrio da accogliere positivamente”.

Corso: “Testo scritto con i piedi”

“Volendo usare un’espressione grossolana, questo testo è scritto coi piedi. Dovrebbe essere sottoposto prima di tutto a un linguista. I correttivi del disegno di legge sarebbero tanti, ma una delle questione cruciali è la subordinazione del trasferimento delle funzioni ulteriori alle regioni, alla previa determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni relativi ai diritti civili e sociali (Lep). Probabilmente questo passaggio è stato chiesto da una parte della coalizione governativa per allungare i tempi, perché se effettivamente il trasferimento andrà fatto dopo che sono stati determinati i Lep, non so in quale secolo questo iter potrebbe essere concluso”. A dichiararlo è Guido Corso, professore emerito di Diritto amministrativo dell’università Roma Tre, a margine del convegno.

“Si è parlato di circa 250 Lep – ha aggiunto -, ma determinare e quantificare dal punto di vista finanziario il costo delle prestazioni è un’operazione, secondo me, impossibile da risolversi in un’unica battuta. Tutto questo determinerà uno slittamento in avanti del trasferimento delle funzioni e delle relative risorse. Praticamente la legge potrà essere approvata, ma le funzioni non verranno trasferite con la sua approvazione. La norma, infatti, prevede un meccanismo estremamente complesso che richiede iniziative da parte della Regione, degli enti locali, poi del governo, che dialoga con il Parlamento e con le associazioni dei Comuni e delle Province. Se il concreto trasferimento delle funzioni – ha concluso il professor Corso – viene subordinato alla predeterminazione dei Lep, non si arriverà mai alla conclusione”.

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