Balistreri, il "cantastorie" che racconta il Museo delle acciughe

Balistreri, il “cantastorie di Aspra” che racconta il Museo delle acciughe

Il pesce diventa il pretesto per descrivere la Sicilia onesta e laboriosa
IL PERSONAGGIO
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BAGHERIA (PALERMO) – Entri e ti chiede di ritornare bambino. Di non imbrigliare la fantasia. Di ascoltare la melodia del cuore. Benvenuti al “Museo delle acciughe” di Aspra, frazione di Bagheria (Palermo). Vieni a visitare questo luogo, 15 stanze, credendo di capire come avviene la pesca del pesce, la conservazione e magari poi ti aspetti un assaggio, sempre gradito. Quando mai.. Praticamente l’acciuga è il pretesto per descrivere e vivere la Sicilia buona, onesta, laboriosa che non è solo mafia, come spiega il poliedrico Michelangelo Balistreri, 60 anni, che con il fratello maggiore Girolamo, figli, nipoti e rispettive mogli, dà lavoro a 50 dipendenti.

Un viaggio nel tempo

Qui si viaggia a ritroso nel tempo, si apprende la vita dei pescatori con le sue sfaccettature, fermandosi in un luogo incantato. Può essere che attraverso le acciughe si rifletta sull’esistenza, i suoi perché mai risolti, la solidarietà ed i buoni propositi? La risposta è si. Tutto il merito va a questo istrionico signore, una via di mezzo tra Fiorello ed un cantore siciliano. Forse un cabarettista? No. Questa definizione non gli piace, ma non hanno ancora coniato un termine che possa etichettarlo.

Il Museo delle acciughe

La storia

Racconta e si racconta, con gag, vita vissuta e tanta, grande esperienza sulle spalle. Eppure non è così vecchio, piuttosto un saggio che oggi raramente si incontra e per niente noioso, anzi, strappa risate ed applausi, come ad una esibizione sul palcoscenico. Solo che non ci sono registi, attori, sceneggiatori e riflettori. Solo lui, dal piglio popolare fascinoso, con una grande cultura. Terza media appena, figlio di un pescatore, Giovanbattista, capostipite dell’azienda, Balistreri si definisce” diversamente intelligente” perché non ha ultimato gli studi, quasi ne va fiero. La scuola, ogni tanto, non serve a rendere giustizia al lavoro, il fatturato, il benessere.

La conoscenza popolare

Questo è uno dei classici esempi di vita reale in cui il sapere non è generato dalle nozioni, dai masters nelle più prestigiose università, ma dalla conoscenza popolare. Michelangelo ne è l’esempio vivente. Si muove, divertendosi, nella ricerca della scienza, dell’etimologia, dei classici greci, con una finta leggerezza che solo le persone sensibili ed intelligenti sanno gestire. È un piacere ascoltarlo, quando ci accompagna in questo Museo, un piccolo paese dentro il paese di Aspra.

Basta, però, sviolinate. Certo, quando si incontrano personaggi cosi particolari, sono una vera rivelazione e viene difficilissimo persino trovare il cavillo per stuzzicarli. Lui fa da Cicerone, si immerge nel suo racconto, tra ballate, vicende e fotografie, muovendosi con amore e devozione. Qui c’è tutto. Dai pescherecci dei mafiosi, utilizzati per caricare l’esplosivo servito per le stragi alla piazza, intitolata ad un eroe sconosciuto, Filippo Salvi, il carabiniere che morì nel 2007 nel tentativo di acciuffare l’allora latitante boss Bernardo Provenzano.

Un posto nel quale trovare ‘di tutto’

Stupore e meraviglia si intrecciano nelle sue performances. Ascolti, ti commuovi anche. “Da noi tutto quello che viene ereditato e non dai nonni e non si sa dove mettere, è apprezzato e disposto con cura”. Non dimentichiamo che tutto ruota attorno alle acciughe, oggi confezionate in vaschette triangolari e non più commerciabili nelle latte, esposte, però in una delle tante sale dei fratelli Balistreri. Da Michelangelo sono passati tutti, ma proprio tutti. Vip, giornalisti, cantanti. E ci fermiamo qui perché occorrerebbero fiumi di inchiostro per entrare dentro la magia, riflettendo, divertendosi. Michelangelo, un’ultima domanda: il suo sogno nel cassetto? “Non esiste. Io continuo sempre a sognare”.


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