Bellolampo, i tir tornano indietro| L'Antimafia: indagine sui rifiuti

Bellolampo, i tir tornano indietro| L’Antimafia: indagine sui rifiuti

Bellolampo (foto d'archivio)

Commenti

    Siccome è in corso una inchiesta sulle eventuali infiltrazioni mafiose, aspettiamo l’esito Ve ci teniamo l’immondizia. Il comune non è vrespinsabike, meno che mai il sindaco che ha trovato la soluzione: pagate la tassavevtenete la monnezza! La lotta alla mafia significherebbe anche fare funzionare i servizi. Questo è difficile, le chiacchere sono facili!

    Orlando è al secondo mandato consecutivo.
    Lui nomina:
    Assessori
    Presidenti
    Amministratori
    Dirigenti

    e la colpa è della mafia.
    È sotto gli occhi di tutti che non ha le capacità per gestire la cosa pubblica.
    Anzi…
    Era difficile fare peggio di Cammarata e ci è riuscito.

    Se i cumuli di immondizia fossero soldi Palermo sarebbe più ricca di Dubai e Montecarlo.

    Audizione di Orlando = Perdita di tempo. Le solite accuse a casaccio di infiltrazioni mafiose, senza ovviamente addurre uno straccio di prova, come è nel suo stile

    Il sindaco incapace come l’amministratore dell’azienda rifiuti trovano sempre in altri motivi come le infiltrazioni e i complotti mafiosi per coprire le loro inefficienze gestionali sulla gestione rifiuti. Abbiate il coraggio civico di dimettervi visto che non sapete governare e gestire la cosa pubblica

    ma che ci vuole a risolvere il problema?!
    E’ semplice: prima di caricare i rifiuti sui tir dovete strizzare la munnizza!
    …cosi la percentuale di umidità si riduce.
    Semplice!

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Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.

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