PALERMO – Il boss Giuseppe Madonia non ha diritto ad alcun beneficio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Il mafioso pluriergastolano del mandamento palermitano di Resuttana riteneva che fosse venuta meno la pericolosità che aveva fatto scattare la misure di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza associata al carcere a vita.
Chiedeva dunque di potere partecipare a progetti di volontariato e lavori di pubblica utilità, primo step verso la possibile revoca in futuro del carcere duro.
La Corte di appello di Palermo aveva bocciato il ricorso e ora i supremi giudici (quinta sezione, presidente Rosa Pezzullo) lo hanno definitivamente cassato. La sentenza è dello scorso giugno, ma le motivazioni sono state depositati ora. Il regime del 41 bis a cui è sottoposto è necessario alla luce del “permanente legame del detenuto con il contesto associativo di riferimento (una circostanza che, al più, deporrebbe per la permanente pericolosità sociale del Madonia piuttosto che per la sua cessazione)”.
Tra gli ergastoli inflitti al settantaduenne boss c’è quello per l’omicidio del capitano Emanuele Basile. La notte del 4 maggio 1980 Basile stava rientrando in caserma, a Monreale, dopo aver assistito ai festeggiamenti per la festa del Santissimo Crocifisso. Lo crivellarono di colpi alle spalle. Aveva in braccio la figlia piccola, a cui fece da scudo. Accanto a loro la moglie Silvana, viva per miracolo.
Il commando era composto da Armando Bonanno, poi inghiottito dalla lupara bianca, Vincenzo Puccio, ucciso in carcere a colpi di bistecchiera, e Giuseppe Madonia. I mandanti sono stati Totò Riina, Michele Greco e Francesco Madonia. Giuseppe Madonia è fratello di Antonino, pure lui ergastolano, di recente indagato per l’omicidio di Piersanti Mattarella.
Nino Madonia, come ha ricostruito “Il Fatto Quotiodiano”, ha scritto alla presidente aggiunta della sezione gip del Tribunale di Palermo Antonella Consiglio. Madonia, che sta scontando sette ergastoli, chiede l’astensione della giudice dai processi che lo riguardano e sostiene che nutra “una grande inimicizia nei suoi confronti” e per questo non sarebbe “serena” nei giudizi. Alla giudice è stata alzata la tutela di sicurezza che è stata portata al terzo livello.

