PALERMO – Blitz antimafia all’Arenella, tredici arresti. Raffaele Galatolo, 75 anni, il vecchio boss dell’Acquasanta continuava a gestire potere e soldi anche approfittando dei permessi premio e della semilibertà.
Ergastolano, aveva anche ottenuto la possibilità di uscire dal carcere di Secondigliano per andare a lavorare in un’associazione di volontariato. Otto persone in carcere, cinque ai domiciliari. Sono in numeri del blitz del Nucleo speciale polizia valutaria della finanza. L’ordinanza è firmata dal Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

Tra gli arrestati anche il boss Stefano Fidanzati
Tra gli arrestati anche un’altra vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, il 78enne Stefano Fidanzati che sarebbe al vertice della famiglia dell’Arenella.
Colpite le famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella
Le indagini riguardano le famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, che fanno parte del mandamento di Resuttana.
Tutti i nomi
Ecco i nomi degli arrestati nel blitz: in carcere sono finiti Raffaele Galatolo, 75 anni; Angelo Galatolo, 60 anni; Angelo Galatolo, 38 anni; Pietro Magrì, 80 anni; Paolo Manno, 43 anni; Benedetto Marciante, 73 anni; Davide Matassa, 40 anni; Stefano Fidanzati, 78 anni. Ai domiciliari Luigi Costa, 67 anni; Luigi Di Francesco, 68 anni; Fabio Ferrara, 53 anni; Gaetano Pensavecchia, 65 anni Antonio Sireno, 57 anni.
Gli indagati sono 45
Intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e indagini patrimoniali costituiscono l’ossatura dell’inchiesta che coinvolge in totale 45 persone. I reati contestati dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Vito Di Giorgio sono associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.
Una rete di incensurati farebbe da prestanome ai boss
Una rete di incensurati farebbe da prestanome ai mafiosi e li aiuterebbe ad accumulare ricchezza. Gli investigatori hanno ricostruito gli anni successivi alla decisione del vecchio capo Giovanni Ferrante di collaborare con la giustizia.

