CATANIA – Lavorare insieme per ridurre gli effetti devastanti dei terremoti. E’ una priorità rispetto alla quale non è più possibile ritrarsi. Lo impongono i dolorosi e recenti fatti di cronaca che inevitabilmente inducono a riflettere più seriamente sulle condizioni dei territori etnei già da anni dichiarati zona ad alto rischio sismico. Il tema è stato quest’oggi al centro di un incontro che ha riunito istituzioni e numerosi rappresentanti del mondo professionale e delle imprese con lo scopo di tracciare un bilancio sui frutti ”raccolti” a oggi da parte dell’amministrazione comunale e su quanto ancora c’è da “seminare”. L’appuntamento svoltosi nell’affollato palazzo Platamone di Catania, dal titolo “”Il tempo del raccolto. Lavori pubblici e prevenzione sismica” rientra nel ciclo degli approfondimenti tematici dedicati ai diversi settori amministrativi della città. A moderare l’incontro il giornalista Carlo Lo Re.
Ad introdurre il sindaco Enzo Bianco. “Il tema della prevenzione dal rischio sismico è di fondamentale importanza. Laddove la capacità preventiva è stata utilizzata al massimo ci si accorgerà come le conseguenze si riducano. Ed è questa la strada verso la quale continueremo ad andare. Iniziando a ragionare insieme su quello che possiamo fare”. A seguire l’assessore comunale ai lavori Pubblici Luigi Bosco che inizia il suo intervento non senza prima aver demarcato la linea del prima e del dopo l’amministrazione targata Enzo Bianco. E pur riconoscendo le cose buone che la città avrebbe ereditato dalla sindacatura di Raffaele Stancanelli, fra cui il Brt e l’illuminazione pubblica a led, l’assessore si sofferma, a suo dire, sulle lacune. “Poco o niente – ha detto – era stata l’attenzione nei confronti delle tre grandi criticità della città fra cui vulnerabilità sismica, ambientale e idraulico e geo tecnica. Catania ha grandi problemi: il primo è dovuto alla sua posizione situata nel sud est della Sicilia dove i grandi terremoti hanno un periodo di ritorno, fase in cui siamo vicini, la città inoltre è stata dichiarata zona sismica solo nel 1981, cioè troppo tardi rispetto a quello che era stato fatto per tutelare il nostro patrimonio edilizio”. E afferma: “Ecco perché noi abbiamo deciso di partire con un percorso “lungimirante” che potrebbe portare Catania a essere una città sicura nei prossimi anni e capace di auto generarsi coniugando efficienza energetica e rigenerazione architettonica. Un’operazione che potrebbe realizzarsi solo se si mantiene quanto annunciato nel patto di stabilità, ovvero il riconoscimento del bonus fiscale in una durata pluriennale. Su questo non abbiamo certezza assoluta – precisa l’assessore Bosco – ma assieme al sindaco abbiamo sollecitato le più alte autorità dello Stato affinché si inserisca questa importante norma di prevenzione per il futuro della nostra città”.
Ma fra le azioni già realizzate dall’amministrazione comunale sul fronte della messa in sicurezza sismica Bosco cita il programma messo in campo per le scuole. “Fra cui le indagini diagnostiche sugli elementi strutturali dei solai di trenta edifici scolastici della città, mediante il finanziamento Miur dei fondi “la buona scuola”, la redazione dei progetti preliminari per l’adeguamento strutturale antisismico in dieci scuole catanesi e l’affidamento degli incarichi già affidati e in corso di espletamento per l’adeguamento strutturale antisismico in quattro scuole della città. Per quanto concerne invece gli edifici pubblici della città sono già stete inoltrate le richieste di finanziamenti. Opere per sessanta milioni di euro già realizzate e quasi settecento milioni che nei prossimi tre anni produrranno lavoro per progetti che risolveranno tutte le gravi criticità del nostro territorio sotto il profilo sismico, idrogeologico e ambientale” – conclude Bosco.
A seguire l’intervento di Giuseppe Scannella, presidente del consiglio dell’Ordine degli architetti. “E’ necessario Individuare dei percorsi che contemplino la messa in sicurezza dell’Intera comunità metropolitana. Non si può pensare di mettere in sicurezza un singolo edificio, ma l’intero sistema degli edifici abbracciando gli interi isolati, al fine soprattutto di caprire come sono fatti e comprendere inoltre la risposta del suolo rispetto a determinati eventi sismici. L’obiettivo è poi di evitare qualunque spreco di risorse e conseguente inefficacia degli interventi di rigenerazione urbana prendendo atto di quello che abbiamo, metterli a sistema perché siano consegnati e conservati alle generazioni future attraverso il miglioramento e sostituzione laddove è necessario, anche perché non tutto può essere sempre conservato o messo in sicurezza. Una parte del nostro patrimonio deve essere sostituto, rispettando sempre lo spirito e l’identità culturale della città attraverso un piano strategico”.
Pragmatico l’intervento di Santi Cascone, “In Italia ogni cinque minuti c’è un terremoto, la terra trema in continuazione sotto i nostri piedi, l’unica cosa che possiamo fare è di lavorare nei prossimi anni sinergicamente e con coesione al fine di superare ogni divisione pensando a un futuro sicuro”. E propone: “Assumere un impegno per un piano ventennale sulla città esistente evitando quindi ulteriori utilizzazioni del suolo, con una rigenerazione che guardi nella direzione della sicurezza sismica senza saltare le regole ma snellendo le procedure per esempio, adottando le conferenze dei servizi, attuando accordi con le banche, e diffondere la cultura della sicurezza antisismica. Infine, – prosegue- l’idea di un’agenzia metropolitana per le Energie è un tema su cui lavorare: mettere in campo efficienza energetica e sicurezza sismica potrebbe rivelarsi una strategia vincente affinché il programma possa essere realizzato non solo per noi ma per le generazioni che verranno”.

