Quattro braccianti morti tra le fiamme all’interno di un minivan. Una tragedia che ha sconvolto la comunità di Amendolara e che ora vede due uomini accusati di essere i responsabili della strage.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi 31enni di origine afghana, indagati per omicidio plurimo e pluriaggravato nell’ambito dell’inchiesta sulla morte dei quattro lavoratori agricoli trovati carbonizzati all’interno del veicolo.
Contestualmente alla convalida del fermo, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due indagati, trasferiti nella casa circondariale di Castrovillari dopo il provvedimento emesso dalla Procura al termine di un lungo interrogatorio svolto nella notte tra domenica 31 maggio e lunedì 1 giugno.
Braccianti bruciati vivi, la ricostruzione
All’origine del drammatico episodio ci sarebbe stata una lite nata dalle condizioni abitative in cui vivevano i braccianti.
Gli investigatori ritengono che il malcontento per la convivenza forzata di dieci persone all’interno della stessa stanza possa aver fatto esplodere tensioni già presenti da tempo.
Proprio questo sarebbe il movente che avrebbe portato alla morte dei quattro lavoratori agricoli, deceduti nel rogo che ha distrutto il minivan.
La lite prima dell’omicidio
Nel decreto con cui è stata disposta la misura cautelare, il gip ricostruisce anche un episodio avvenuto poche ore prima della tragedia.
Secondo quanto riferito agli investigatori da una persona vicina ad Ali Raza, la mattina del delitto sarebbe scoppiata una violenta discussione tra una delle vittime e Safeer Ahmed.
Durante il confronto, Ahmed avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo. Un dettaglio che avrebbe spinto l’altro indagato a contattare le forze dell’ordine per chiedere un intervento volto a riportare la calma e interrompere la rissa.
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