"Buongiorno Claudio, amore mio..." | La speranza che ha vinto il lutto

“Buongiorno Claudio, amore mio…” | La speranza che ha vinto il lutto

Renato e Valeria

Il figlio morto in un incidente. Il saluto mattutino di una madre. Il coraggio silenzioso di un padre.

PALERMO- C’è un’estate che combatte, stamattina, a Mondello. Non accetta le foglie cadenti dell’autunno. C’è un sole che non vuole andare via, in questo incrocio di ciclisti, passeggiatori di cani e ragazze che prendono il caffè con un cornetto che odora di casa. E il caffè, al bar Renato, lo porta Valeria che dell’uomo che ha dato il nome all’esercizio è la moglie. Non si vede più Claudio, il figlio, morto in un incidente. Eppure, se ne coglie la presenza. Valeria serve ai tavoli, sorride, si ferma un attimo con gli occhi velati, si soffia il naso. E sono due. Perché con lei c’è il figlio. Lei, la madre, ogni mattina su Facebook pubblica lo stesso post: “Buongiorno amore mio”, con la foto dell’alba. Una dedica a Claudio.

Renato Amorosi e Valeria Pagano sono persone coraggiose che danno speranza e consolano, nonostante il lutto. Renato è un omone bonario e taciturno: se lo guardi in faccia, tutti i sentimenti si mostrano in un mosaico aggrovigliato. Valeria chiacchiera. Questa è la storia di un amore moltiplicato, del saluto di ogni giorno e dell’estate.

Valeria racconta: “Claudio è stato cremato. Adesso è nell’aria che respiro. L’abbiamo adottato l’undici settembre dell’ottantanove, per l’anniversario del nostro matrimonio. E’ stato un caso, ma è andata così. Sono andata a prenderlo in Brasile, a Belo Horizonte. Era stato abbandonato da quaranta giorni. L’avevo amato nei miei sogni, nei miei desideri. E l’ho amato subito, quando è diventato realtà. Sono partita con mio fratello, poi Renato è arrivato per darmi il cambio. Io e mio marito siamo molto uniti. La nostra è una famiglia inseparabile. Niente può dividerci, neanche la morte. Mio figlio è un agnello travestito da leone. Uno che finge di essere duro, invece è tenero, sensibile e usa una corazza per proteggersi, per non farsi del male. Un carattere irrequieto e da ragazzo qualcuna ce l’ha fatta passare. Però, ha un’anima pulita, senza macchie”.

Valeria usa il presente, il tempo dell’eternità. E se qualcuno scuote la testa, pensando a un’illusione, vuol dire che non ha mai conosciuto il cuore di una madre. Gli avventori si avvicendano e salutano. E’ una piccola e affettuosa comunità quella del bar di Renato. Una famiglia allargata che si è stretta intorno alla famiglia originaria. Tantissimi, a Mondello, hanno pianto Claudio Amorosi, come se fosse un figlio proprio. Valeria continua: “Non sempre riesco a sorridere, anche se so che lui è qui con me. Allora parlo con lui, gli chiedo di darmi serenità, di farmi passare il dolore. Abbiamo messo in piedi una grande festa per i suoi trent’anni. Era lì con noi”. 

Dice Valeria: “Da bambino Claudio si specchiava nelle vetrine e mi sussurrava: ‘Mamma, io sono cioccolato e tu latte. Siamo latte e cioccolato’. E rideva. Claudio è molto legato al mare, è sempre stato qui nella borgata. Questa è casa sua”.

Quella sera di febbraio. Valeria racconta: “Sono venuti a prenderci i vigili. Sono stati gentilissimi. Renato ha capito subito. Mi ha scrutato e mi ha detto: ‘Claudio è morto, è cambiato tutto’. Loro abbassavano la radio per non farci sentire niente. Una dolcissima vigilessa mi confortava: ‘Signora, ha bisogno di acqua? Vuole qualcosa?’. Quando siamo arrivati sul luogo dell’incidente, già sapevamo. Abbiamo avuto la forza di non abbatterci e di ricominciare”.

Renato resta al suo posto con tutto il suo silenzioso coraggio, giorno dopo giorno, Valeria ha un sorriso che rischiara, mentre parla del figlio e della nipotina che ha i capelli ricci come lui. Verrà l’autunno. Ci saranno piogge, nuvole e lacrime. Ma questa estate non andrà più via.

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