PALERMO – Ismaele La Vardera che “ingrana” la quinta e dice di puntare dritto alla candidatura alla presidenza della Regione, Davide Faraone che stoppa le velleità della ex Iena e apre al ‘progetto autonomista’ battezzato nel frattempo da Mirello Crisafulli con l’idea di Cateno De Luca portabandiera di un centrosinistra allargato. Ce n’è abbastanza per scuotere il campo largo siciliano, che tornerà a riunirsi giovedì 24 settembre per trovare una linea comune sulle elezioni regionali.
Campo largo siciliano, le acque si agitano
Il sismografo del centrosinistra è tornato a segnare movimenti consistenti che hanno origine nei poli opposti della coalizione. Con il Movimento cinque stelle reduce dalla trasferta milanese di Nova e il Pd in fase di riflessione, il botta e risposta nel campo largo ha visto protagonisti La Vardera, Avs e Davide Faraone. Il tutto mentre da Villarosa arrivava l’eco delle parole del sindaco di Enna che incoronava De Luca candidato del campo progressista ‘allargato’ alle Regionali.
Forze opposte che tirano la corda da un lato e dall’altro rischiando di dilaniare il campo largo. I fratelli maggiori della coalizione, Partito democratico e Movimento cinque stelle, dialogano a Roma sugli equilibri nazionali e a seguire verrà il tempo della Sicilia. I giorni, però, passano e la temperatura interna sale ad ogni dichiarazione.
La Vardera: “Sono in campo, non posso aspettare”
L’ultimo sciame sismico è stato innescato dall’intervista di La Vardera al nostro quotidiano. “Sono in campo, non posso aspettare”, ha detto senza mezzi termini il leader di Controcorrente. La Vardera ha poi rincarato la dose: “Ora è arrivato il momento in cui devo iniziare la mia campagna e mollare gli ormeggi”.

Da Avs un colpo a La Vardera e l’altro alla coalizione
I primi a rispondergli sono stati Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone, co-portavoce di Avs in Sicilia: “Da soli non si va da nessuna parte”. Da Avs pungola anche il resto della coalizione: “Il campo progressista la smetta di perdere tempo”. Montalto e Giambrone hanno suggerito agli alleati: “Sediamoci il 24 settembre e alziamoci soltanto quando saremo veramente uniti”.

Faraone: “La Vardera si candida di continuo, preferisco De Luca”
È la reazione più morbida nei confronti del giovane aspirante leader del centrosinistra. In serata, infatti, arrivava la bordata di Faraone, esponente di punta dei renziani in Sicilia: “La Vardera si candida sempre da solo. Parte, annuncia la candidatura e poi si gira verso la coalizione e chiede se per caso qualcuno vuole fermarlo”. Il capogruppo di Italia viva alla Camera ha anche ufficializzato la sua preferenza per De Luca: “Se dovessi scegliere tra i due sceglierei De Luca tutta la vita”.

De Luca e gli endorsement di Faraone e Crisafulli
Il sindaco di Taormina, però, non è mai stato invitato al tavolo progressista, anche se non sono pochi gli esponenti del Pd che vedono di buon occhio una eventuale intesa con Sud chiama nord. Le dichiarazioni di Faraone, ad ogni modo, rischiano di innescare l’ennesima guerra di nervi nel campo largo.
Allo stesso tempo si tratta di frasi che all’orecchio di De Luca suonano come una dolce melodia. Il sindaco di Taormina gongola dopo che, in un giorno solo, ha portato a casa l’endorsement del renziano e di Crisafulli, uno che ad Enna non ha fatto caso più di tanto al fatto che il Pd non gli avesse concesso il simbolo e ha navigato a gonfie vele verso la vittoria alle Amministrative.
Crisafulli: “Per vincere serve De Luca”
“Per vincere il centrosinistra deve avere il coraggio di andare oltre – è il Crisafulli-pensiero -. De Luca deve essere il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione“. Se l’intesa tra i partiti non sarà possibile “allora si passi dalle primarie”, è stato l’auspicio del sindaco di Enna.

Sud chiama nord: “Il tempo sta scadendo”
De Luca si è limitato ad un “sono pronto”, lasciando parlare il suo delfino Danilo Lo Giudice, coordinatore regionale di Sud chiama nord. Quest’ultimo ha ricordato al campo largo che “il tempo è quasi scaduto” per portare a termine l’operazione di allargamento del perimetro del campo largo.
Leggi anche
Il Pd getta acqua sul fuoco
In casa Partito democratico, intanto, si attende che i nodi romani vengano sciolti per poi passare al dossier Sicilia. I dem gettano acqua sul fuoco delle polemiche e ribadiscono che “l’obiettivo principale” è il mantenimento dell’unità della coalizione. Ai democratici serve tempo per consentire a tutte le tessere del puzzle di andare al proprio posto e in questa lunga partita a scacchi cercano di frenare le forze centrifughe della coalizione.
L’effervescenza di La Vardera non aiuta i piani del Pd, che attraverso un suo autorevole esponente ribadisce la necessità di “costruire prima un programma basato su posizioni chiare e condivise da tutta la coalizione”. Nessun divieto alle “legittime aspirazioni di tutti”, ma i dem, così come il Movimento cinque stelle, non ci stanno a cedere la cabina di regia di un campo largo che però adesso, con l’arrivo di nuovi attori sulla scena, rischia improvvisamente di apparire più ‘stretto’.




