PALERMO – Sul piatto c’erano due milioni di euro per comprare un terreno a Camporeale. L’acquirente sarebbe stato Matteo Messina Denaro.
Così emergerebbe dall’inchiesta che ieri ha portato all’arresto dei presunti mafiosi del paese in provincia di Palermo. Ci sono dei filoni da sviluppare e uno riguarda proprio l’investimento attribuito al padrino di Castelvetrano.
Melchiorre Saladino e la sensaleria
Ai boss di Camporeale sarebbe spettata la sensaleria e cioè i “diritti” per la mediazione svolta. La vicenda del terreno è saltata fuori nel 2021 quando Melchiorre Saladino si presentò da Pietro Bologna, uno degli arrestati del blitz dei carabinieri di Monreale, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
Saladino in passato è stato assolto dall’accusa di corruzione aggravata dall’avere agevolato Cosa Nostra, ma gli sono stati sequestrati dei beni tra cui un’impresa di costruzione. Lo stesso Saladino si presentò come “quello di Salemi arrestato per il fatto delle pale eoliche”. In effetti era stato coinvolto un’indagine e poi assolto per l’inutilizzabilità delle intercettazioni. Nel suo passato c’è anche una condanna irrevocabile per rivelazione di segreto d’ufficio con l’aggravante di avere agevolato Cosa Nostra.
A Giuseppe Bologna, fratello di Pietro e pure lui arrestato Saladino diceva di essere “l’amico di Nino” che gli investigatori identificano in Antonino Sciortino e cioè il boss detenuto che avrebbe consegnato il bastone del comando al cugino Antonino Scardino.
Il terreno e Messina Denaro
Nel corso della conversazione che riguardava 300 ettari di terreno da comprare Saladino pronunciava una frase: “Io ho l’acquirente direttamente Messina Denaro… lui mi deve dire solo il prezzo”. E aggiungeva che si trattava di “gente che compra senza bisogno di altre linee… direttamente contanti”.
Stava parlando del capomafia arrestato dopo decenni di latitanza e morto per un tumore? Spendeva il suo nome per chiudere l’affare oppure c’era davvero dietro la regia dell’allora latitante?

