"Stop a vitalizi e indennità | Ars senza una guida autorevole"

“Stop a vitalizi e indennità | Ars senza una guida autorevole”

(Foto Facebook di Guglielmo Mangiapane)

Parla Giancarlo Cancelleri, "preoccupato" per Musumeci: "Ha la 'malattia' di Crocetta".

“Forse alle prossime elezioni mi candido negli Stati Uniti”. Giancarlo Cancelleri, vicepresidente dell’Ars, scherza, perché quando lo chiamiamo per l’intervista è diretto alla sua lezione di English conversation. “Quest’estate mi sono reinventato studente”, dice. Sta perfezionando la conoscenza dell’inglese perché presto parteciperà a un programma di scambio culturale organizzato dal Dipartimento di Stato Usa che lo porterà in tour – per i grillini questa cosa del tour è inevitabile a quanto pare – con i candidati al Senato per monitorare la qualità della democrazia nella competizione elettorale d’oltreoceano.

A settembre ad attenderlo all’Ars una “grande battaglia”, lasciata incompiuta prima della pausa estiva: quella per l’abolizione dei vitalizi. “E non solo – rilancia – chiederemo anche l’abolizione delle indennità aggiuntive”, ovvero di quelle somme che spettano ai parlamentari con ruoli particolari in Assemblea (presidenti di Commissione, questori, etc…). “Si tratta di posti di prestigio ma non credo sia necessario far corrispondere anche una retribuzione aggiuntiva per queste cariche”.

Sembra già difficile far abolire i vitalizi, così non diventa ancora più complicato? Crede davvero di potercela fare?

(Ci pensa un momento prima di rispondere) Non lo so sinceramente. Basterebbe un rigo di delibera dell’Ufficio di presidenza e si stacca la spina, finisce lo scannatoio per la spartizione di tutti quei posti. Sei pagato per fare il deputato, ti basta. Abbiamo anche i fondi per consulenti e collaboratori. Nella segreteria particolare di Micciché, per esempio, sono talmente tanti che hanno dovuto attrezzare delle nuove stanze per sistemarli tutti. Ma questa battaglia delle indennità aggiuntive è ancora più difficile di quella per l’abolizione dei vitalizi. Eppure l‘hanno già vinta a Roma: ora noi possiamo decidere se scriverla questa pagina di storia in Sicilia o subirla. Dopo Camera e Senato è scontato che proporranno un ddl anche per le regioni e allora dovremo allinearci.

A Roma siete al governo e c’è stato chi vi accusa di sfruttare l’ampio accesso agli uffici ministeriali per fare opposizione o per mettere in difficoltà il governo regionale nelle sue trattative.

Come si dice? U lupu di mala cuscenza comu opera penza. Chi ci accusa farebbe altrettanto e probabilmente lo ha già fatto. Se mi informo, se chiedo, se faccio telefonate, è perché ci tengo alla Sicilia. Dovrebbero dirmi grazie piuttosto. E poi non mi faccio più prendere in giro: da quando siamo al governo, abbiamo scoperto molte cose che non sapevamo. Di cose che ha fatto Rosario Crocetta nella precedente Legislatura ne abbiamo scoperte una marea. Un esempio su tutti: il prelievo forzoso sulle province in cambio di quei 520 milioni. Crocetta su questo non ha mai riferito al Parlamento.

L’assessore all’Economia Gaetano Armao starebbe trattando con Roma per un nuovo accordo Stato-Regione.

E Armao è un mago, si sa. A me preoccupa molto che Musumeci si fidi di Armao. Al di là dei mille conflitti di interesse, semplicemente non è in grado, dimostra una grande incompetenza sui temi finanziari. Non basta fare il sicilianista, gridando sempre a Roma ladrona, per fare l’assessore all’Economia. Adesso abbiamo un governo che è amico della Sicilia ma bisogna sapere intavolare una discussione. Musumeci è in mano a persone inqualificabili e ci sta perdendo la faccia. Basta registrare il sentiment in giro per la Sicilia: per tutti anche se è una brava persona, rischia di diventare il peggiore presidente della storia della Sicilia. La Regione è con le gambe all’aria, non puoi raccontare che hai fatto cose mirabolanti. Credo che Musumeci si stia ammalando della stessa malattia di cui soffriva Crocetta.

 Ovvero?

Quando parla sembra davvero convinto che tutto stia andando bene. Allora io lo invito ad andare nei mercati e a parlare con la gente, a mantenere il baricentro fuori dal palazzo. I risultati non si vedono. Sta portando acqua con un secchio bucato. E il tema è uno: la sua maggioranza non vota le cose che lui vuole portare avanti.

Sta forse tendendo una mano al presidente della Regione? C’è chi teme un “ribaltone” in questa direzione…

Noi non porgiamo nulla. Noi siamo disponibili a dialogare se la base di partenza sono un foglio bianco e due penne. Scegliamo le questioni più importanti e le affrontiamo insieme. Ovviamente Forza Italia dovrebbe essere messa alla porta. Ma se cercano la nostra collaborazione su testi già scritti e immodificabili, come capita con alcuni assessori più “politici” che sono impenetrabili, allora noi non ci stiamo. Non ne facciamo inciuci, quindi è inutile che ci chiedano di non far saltare il numero legale o di non chiedere il voto segreto durante le votazioni. Possiamo anche andare avanti così, noi diremo sì soltanto alle cose che ci convincono.

Insomma, mi sembra che all’Ars vi aspetta un autunno caldo. Finora non ci sono state particolari scosse. Che ne pensa?

È sotto gli occhi di tutti.

Cosa?

Basta guardare quante leggi abbiamo approvato fino a oggi e di che qualità sono per rendersi conto degli scarsi risultati prodotti. E a chi dice che il lavoro di un Parlamento non si misura solo con il numero delle leggi approvate, ma anche con il lavoro delle Commissioni, io rispondo che la Commissione di cui faccio parte (Affari istituzionali, n.d.r.) si riunisce, quando va bene, una volta alla settimana. Ci sono decine e decine di disegni di legge depositati che aspettano di essere messi in discussione, delle opposizioni quanto meno. Del M5s soprattutto, che si è confermato il gruppo più produttivo di Palazzo dei Normanni. Il problema è che all’Ars manca una guida autorevole.

Stiamo parlando del presidente Gianfranco Miccichè?

Non gestisce e non coordina i lavori. La conferenza dei capigruppo lavora poco e male. Non esiste programmazione. I presidenti delle Commissioni sono coinvolti raramente.

Molti suoi colleghi deputati si sono lamentati che in questa Legislatura conta solo il lavoro della Commissione Bilancio.

Certo, per dirla all’inglese, la Commissione Bilancio si è trasformata in una sorta di Camera bassa. Tutto quello che abbiamo fatto in Aula è passato solo da quella Commissione. L’Assemblea regionale andrebbe rilanciata totalmente.

Immagino che abbia un piano. Qual è?

Vorrei un Parlamento che lavori dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18-19. D’altronde non è così che lavorano i cittadini fuori dal Palazzo? Commissioni tre giorni a settimana, Aula anche solo due volte a settimana. Ma fatta bene e non solo per un quarto d’ora o giù di lì.

I tempi si sono allungati da quando è stato introdotto il Question time del martedì.

C’è solo questo, infatti. Avere delle risposte in tempo immediato a mozioni e interrogazioni non è mai un male, ma tutto questo dovrebbe essere seguito dalla serietà da parte del Governo di far seguire un’azione a una mozione approvata. Ma non è così purtroppo.

Un’ultima domanda: se si votasse domani in Sicilia, crede che stavolta ce la farebbe a diventare presidente della Regione?

Dovrei essere la maga Circe o avere una palla di cristallo per dirlo. Certo, sembra che abbiamo ancora di più il vento in poppa. L’unica cosa che spero è che la prossima volta che si andrà a votare ci sia una legge elettorale che consenta davvero a chi vince di governare. Io sto lavorando a un disegno di legge in questa direzione, assieme al mio collega di gruppo Salvatore Siragusa. Tre i cardini: la doppia scheda, una per il Parlamento e una per il presidente; l’eliminazione del listino, basta con i nominati, meglio un premio di maggioranza che consenta a chi vince di avere almeno il 60 per cento dei seggi, circa 42 su 70; terza cosa, il ballottaggio se non ci sono candidati che superano il 50%. Una necessità, visto che, come dicono loro, siamo diventati un paese tripolare.


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