Candiani ottiene l'immunità, nessun processo per istigazione razziale

Immunità per Candiani, nessun processo per istigazione razziale

Il procedimento è nato dopo un esposto dell'associazione Rita Atria. Imputato anche Fabio Cantarella.
LA DIRETTA DA SAN BERILLO
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Il senatore della Lega Stefano Candiani ottiene l’immunità parlamentare per il processo che lo vede imputato con l’ex assessore comunale Fabio Cantarella per l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di ispirazione razziale, etnica e religiosa. Al centro del procedimento un video diretta su Facebook del 6 luglio 2018, girato nel rione San Berillo di Catania, dove si denunciava lo stato di degrado e illegalità. Per l’associazione Rita Atria, che ha fatto un esposto alla Procura, il filmato e le dichiarazioni del leghista avevano chiari sfondi razziali visto che descrivano il rione San Berillo come la “patria dell’illegalità”, un “quartiere in mano agli immigrati clandestini” dove “regnano spaccio, contraffazione e prostituzione”. Una valutazione che ha dato anche la Gip Giuseppina Montuori che dopo l’opposizione dell’associazione alla richiesta di archiviazione della Procura ha disposto l’imputazione coatta.

La prima udienza si svolgerà davanti alla Seconda Sezione Penale del Tribunale monocratico il prossimo 12 ottobre alle 9 nell’aula del Palazzo di via Crispi. Ma l’unico imputato a questo punto resterà Fabio Cantarella.

La Giunta delle Elezioni e delle Immunità parlamentari, con una relazione del senatore Alberto Balboni, ha proposto, a maggioranza, all’Assemblea “di deliberare che le dichiarazioni rese dal senatore Stefano Candiani costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell’ipotesi di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione”. L’assemblea con 172 voti favorevoli, 43 contrari e tre astenuti, ha approvato la proposta della Giunta applicando l’immunità parlamentare al senatore del Carroccio.

Stefano Candiani commenta così: “Ho sempre vissuto con serenità questa vicenda nella consapevolezza di aver fatto il mio dovere di parlamentare denunciando, senza offendere nessuno, quello che da anni è sotto gli occhi di tutti, ossia una condizione oggettiva di degrado e illegalità diffusa documentata dalla cronaca locale e nazionale. Sono felice che il parlamento abbia riconosciuto la correttezza del mio operato e lo abbia addirittura fatto in maniera bipartisan. Continuerò a seguire con attenzione le fasi del processo perché ritengo che anche Fabio Cantarella, allora assessore alla Sicurezza del Comune di Catania, abbia anch’egli agito con onestà e senso del dovere nell’esercizio delle sue funzioni. Aggiungo che al termine della votazione del Senato mi sono venuti a esprimere le loro considerazione parlamentari siciliani di altri gruppi, ben consapevoli del degrado che da troppo tempo c’è a San Berillo, e dell’importanza di garantire ai cittadini che almeno chi ha mandato un parlamentare o riveste una  responsabilità amministrativa, quando serve, abbia la forza di denunciare pubblicamente degrado e condizioni di pericolo, senza temere ritorsioni, denunce ingiustificate o intimidazioni”. 


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