Vaccarizzo: il canile abusivo, lo sgombero e l'aggressione

Vaccarizzo: il canile abusivo, lo sgombero e l’aggressione

Circa 15 cani si trovano all'interno di un terreno di contrada Codavolpe, in un'area gestita da due coniugi senza l'autorizzazione dell'Asp.

CATANIA – “Quelli non sono i miei cani, sono i miei figli“. In un terreno all’aperto in contrada Codavolpe, nel quartiere di Vaccarizzo, Giada Giustolisi e Davide Cuffari hanno un rifugio per cani. Senza, però, alcuna autorizzazione. Un canile abusivo, secondo il Comune di Catania, che ha disposto lo sgombero a maggio 2022 e la notifica del provvedimento il 7 luglio, mattina in cui la situazione precipita. Nonostante il decreto comunale e la certezza che la struttura non abbia le autorizzazioni necessarie, dentro ci vivono ancora una quindicina di cani.

La storia comincia in realtà nel 2020, quando un controllo di polizia nella struttura di via Pagaro 75 aveva fatto scattare una denuncia nei confronti di Cuffari e Giustolisi per diversi reati, tra i quali il maltrattamento di animali. Gli agenti, in particolare, segnalano la presenza di “quaranta cani in stato di assoluto abbandono”. La questione si risolve in un nulla di fatto: visto lo stato “di benessere degli animali”, certificato dall’Asp veterinaria di Catania, la procura chiede l’archiviazione dell’inchiesta e la giudice per le indagini preliminari, nel 2022, l’accoglie.

Nel frattempo, però, la situazione si complica. Alcuni vicini di casa di Cuffari e Giustolisti denunciano condizioni igienico-sanitarie al limite e continui latrati dei cani, che rendono difficile la loro vita e, soprattutto, quella della figlia disabile. A maggio 2022 il Comune di Catania emette la determina di sgombero del canile abusivo, a cui i proprietari del terreno dovrebbero dare seguito entro 30 giorni dalla notifica. A luglio di quest’anno, proprio per notificare l’atto, il Comune di Catania si presenta nel terreno di contrada Codavolpe dove, nel frattempo, i cani erano stati spostati dopo l’alluvione dell’autunno dello scorso anno.

La situazione è molto tesa sin da subito. A raccontarla c’è una diretta su Facebook registrata da Giustolisi. Una decina di minuti dopo l’inizio dell’intervento del municipio etneo, si sente una voce che sembra quella di Cuffari dire a un dirigente del Comune di Catania: “Vattene, perché ti lancio un catenaccio in testa“. Il dirigente, fino a quel momento silenzioso, si avvicina e chiede di ripetere la minaccia. Contemporaneamente, allunga una mano verso il cellulare che Giustolisi tiene in mano. Lo smartphone cade a terra.

Appena un minuto dopo, il dirigente comunale è al suolo anche lui, assistito dai suoi colleghi. Mentre le urla continuano. La direttrice dell’Ecologia del Comune di Catania Lara Riguccio, durante l’ultima seduta del Consiglio comunale, interrogata dal consigliere Graziano Bonaccorsi, spiega: “C’è stata l’aggressione a un nostro dipendente, che è dovuto andare anche in pronto soccorso – dice Riguccio – È stato avviato un procedimento da parte della polizia municipale. I cani sono ancora lì, ma è ovvio che dopo quello che è successo bisogna organizzare un intervento più massiccio perché non possiamo rischiare ancora”.

“Non siamo noi che abbiamo aggredito lui, è lui che ha aggredito me – risponde a LiveSicilia Giada Giustolisi – Al momento abbiamo 15 o 16 cani. Sono tutti cani privati, intestati a me, a mio marito o all’associazione”. Cioè l’associazione “Eros, la voce del randagio”, tramite la quale la coppia raccoglie le donazioni, anche economiche, dei cittadini che volessero contribuire al benessere degli animali. “Abbiamo chiesto per due volte l’autorizzazione all’Asp, ma loro non ci hanno mai risposto“. Perché, quindi, continuare a tenerli e non, invece, darli ad altre associazioni o a canili regolarmente autorizzati? “Le associazioni sono piene e mandarli in canile significa lasciarli morire. Se non ci sono gravi casi di maltrattamenti, i cani non ce li possono toccare. Non è vero che puzzano e che abbaiano”.

In mancanza di un’autorizzazione sanitaria ad hoc, però, gli animali non possono rimanere dove sono. “Questo è un abuso – interviene Cuffari – Ci stanno aggredendo per motivi personali”. La norma, però, parla chiaro. “La detenzione stabile o temporanea a qualsiasi titolo di più di dieci cani deve avvenire presso strutture che abbiano acquisito un nulla osta da parte del servizio medico veterinario della competente Azienda sanitaria provinciale – si legge in un decreto regionale del 2017 – a seguito di un sopralluogo per la verifica dei requisiti minimi necessari per assicurare agli animali idonee condizioni di benessere”.

In mancanza di questo nulla osta, prosegue la legge, le strutture sono “considerate abusive e, in quanto tali, sottoposte a ordinanza sindacale di sgombero”. Se non eseguito lo sgombero, “i Comuni procedono in forma coatta al trasferimento dei cani in idonee strutture di ricovero autorizzate“. Giustolisi e Cuffari, però, non ci stanno e annunciano battaglia: “Abbiamo fatto ricorso al Tar contro l’ordinanza di sgombero e abbiamo dato mandato al nostro avvocato di querelare tutti“. Cioè il consigliere comunale Graziano Bonaccorsi, che per primo ha denunciato la mancanza di autorizzazioni della struttura, e la dirigente Lara Riguccio, che ha firmato l’ordinanza per sgomberare il canile non autorizzato.

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