Cara Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni,
Come recita una nota ufficiale, lei oggi sarà a Palermo per “la cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio del 1992, presso il Museo del Presente “‘Giovanni Falcone e Paolo Borsellino'”.
Potrà, dunque, osservare da vicino un reperto della memoria, con il suo carico di dolore. Su quella macchina, il dottore Falcone e la dottoressa Morvillo, vissero gli ultimi attimi di una esistenza di passione, coraggio e impegno, trascorsa insieme. Con loro morirono altri eroi civili: Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani.
Come è stato ricordato anche in un recente convegno – come viene ricordato sempre – le stragi del ’92 cambiarono la coscienza di un popolo. Pagammo un carissimo prezzo, ma, infine, apprendemmo che con la mafia non si può coesistere, né si può fare finta che non ci sia. La ferocia di Cosa nostra fu sconfitta. I suoi carnefici di ieri sono polvere di crudeltà.
Eppure, per quanto appaia atroce, Palermo è ancora una città addolorata, colpita, perseguitata. Imprenditori perbene stanno pagando per la loro integrità, per i no pronunciati in faccia al racket. Gli ‘scarafaggi’ spargono il terrore. Le risposte della repressione ci sono, grazie alla sagacia investigativa dei magistrati della Procura e delle forze dell’ordine. Le risorse risultano inefficaci per garantire una replica di prevenzione all’altezza della sfida.
Non abbiamo certo suggerimenti da darle. Ma, da palermitani, vorremmo avanzare una richiesta che crediamo interpreti il senso di rabbia impotente di molti, se non di tutti. Si metta in campo, a Palermo, una reazione straordinaria, all’altezza dell’emergenza, lasciando da parte la retorica e concentrandosi sui fatti. Con qualunque mezzo, con qualsiasi forza, sapendo che le telecamere, da sole, non sono sufficienti.
Davanti ai resti sacri di quella macchina, il governo prenda l’impegno di estirpare il male e di ridare sicurezza al bene. La città di Falcone e Borsellino, con la sua comunità degli onesti, non deve subire l’onta della mafia che riprende vigore. La memoria, santa di per sé, è veramente rispettata quando diventa la promessa concreta di un futuro migliore.
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