Caso Saguto, Fava: | "Occorre risposta rapida e rigorosa"

Caso Saguto, Fava: | “Occorre risposta rapida e rigorosa”

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Claudio Fava, vicepresidente della commissione nazionale Antimafia
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Il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia ha anche parlato dell'eventuale pericolo di attentati in Sicilia: "Non mi stupisce che la Sicilia possa essere considerata fuori dal rischio di infiltrazioni dell'Isis per la presenza della mafia".

PALERMO – “Scambiare diritti in cambio di favori, usare una postazione d’autorità per garantirsi cortesie e vantaggi è cultura mafiosa. Il comportamento che fa capo a questa cultura non si nutre di colpi di pistola. Lo raccontano altre inchieste, come dimostra il caso di Roma”. Lo ha detto ai cronisti rispondendo sul “caso Saguto”, il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia Claudio Fava, a margine dell’audizione in Antimafia regionale.

Il caso Saguto – ha aggiunto – è un caso drammatico, perché riguarda l’avamposto più importante che abbiamo sul piano giudiziario alla lotta alla mafia, cioè il tribunale di Palermo e l’ufficio che si occupa di confische a Cosa nostra e dell’applicazione della legge La Torre. Che tutto questo sia ricaduto su quell’ufficio pretende una risposta rapida, netta, puntuale e rigorosa, che però non risolverà il problema”. “Oggi abbiamo un problema operativo che è quello della gestione dei beni confiscati con pochi e datati strumenti, gestire aziende che sono beni fortemente deperibili, avendo un’Agenzia e un apparato normativo legato ad altre forme di accumulazione mafiosa, quando cioè i mafiosi investivano nei terreni e nei palazzi”. Oggi investono nelle aziende, nei fondi sovrani, nelle scatole cinesi dell’alta finanza; affrontare tutto questo con i limiti e le ristrettezze normative che i curatori fallimentari hanno e con una incertezza complessiva determina gli effetti che conosciamo come la mortalità del 90% delle aziende”.

A chi ha chiesto se il rischio terrorismo nelle regioni del Sud Italia sia “mitigato” dalla presenza della mafia, Fava ha risposto.”Non mi stupisce che la Sicilia possa essere considerata fuori dal rischio di infiltrazioni dell’Isis per la presenza della mafia”.  Per il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia si tratta “di una cosa che abbiamo già visto negli anni del terrorismo in Italia. In Sicilia non c’è mai stato l’insediamento del terrorismo e l’unica volta che Prima Linea provò a posizionare una sua base operativa alle porte di Catania fu intercettata e sgominata in sei ore – ha aggiunto – In quegli anni, a metà degli anni ’70, Cosa Nostra aveva anche una funzione di sorveglianza armata sul territorio, dove non a caso non si sono consumati mai neanche sequestri di persona e quando c’erano non avevano la funzione di estorsione di denaro ma di punizione mafiosa”.

E ha aggiunto: “Non mi stupisce che non ci sia il rischio di infiltrazione dell’Isis, anche se forse non è del tutto vero perché la capacità di infiltrazione di questo terrorismo (dell’Isis), talmente liquido, non ha alcuna possibilità di prevedibilità. Quando hai a che fare con gente che si ammazza – ha concluso – i livelli di prevedibilità si azzerano ed è più complicato, per tutti, anche per chi fino adesso ha ritenuto di potere garantire indirettamente e parallelamente una sorta di ordine pubblico e privato del territorio”.(ANSA).

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